Saturday, October 29, 2011

Torta di Riso di Mamma Ada (Gabriele Ferron)

Era da molto che volevo fare questa Torta di Riso e alla fine dopo vari tentativi ci sono riuscita. La Ricetta è di Gabriele Ferron, il mago del riso come in molti lo definiscono ma anche uno dei migliori produttori di riso. Antica e Rinomata Riseria Ferron PILA VECIA riesce a tirar fuori prodotti di nicchia che spaziano dal Vianone Nano, Carnaroli, Riso Venere, Farina di Riso a macinatura fine, Farina di Riso a macinatura grossa ( Polenta di Riso). Andate sul sito e scoprirete anche il loro parco naturale: un ristorante fluttuante tra le risaie. Io ho avuto la fortuna di conoscerlo tramite la manifestazione di Risate e Risotti. Lui non è solo l'ambasciatore mondiale del riso nel mondo ma anche un professionista che non lascia nulla al caso. Uno di quelli che oggi non si trovano più. Avevo trovato la ricetta sulla sua brochure di presentazione della sua azienda e poi dopo averla provata al ristorante del fratello Maurizio Ferron al Risitaly non vedevo l'ora di riproporla appena tornata a casa. Testarda come un mulo l'ho fatta per ben due volte e pur seguendo la ricetta passo passo mancava sempre un passaggio essenziale. Oggi armata di forza e coraggio ho chiamato Gabriele " ma sta torta perchè non è come quella che ho mangiato da te???" Non vi preoccupate non ci sono mai segreti nelle ricette dei grandi Chef....NOOOO....è solo che spesso chi trascrive le ricette magari scambia AMALGAMARE con SBATTERE ed io solo alla fine l'ho capito... dopo averlo infornato. E la conferma è arrivata proprio oggi da Gabriele " ma certo le uova vanno sbattute con lo zucchero molto ma molto bene". Sono precaria anche quando leggo le ricette....ma non ci posso credere!!!??? Scherzi a parte la prima volta non avendo la farina di riso ho usato una farina 00 ma è proprio la farina di riso a fare la differenza. Ingredienti per la Torta 1 litro di latte 200 gr Vialone Nano 400 gr zucchero 200 gr burro 300 g Farina di riso 5 uova vaniglia 1 bustina Lievito Pane Angeli 1)Cuocere il riso nel latte per 20 minuti con un un pizzico di sale e la buccia grattuggiata del limone. A cottura ultimata aggiungere una noce di burro. Amalgamare e far raffreddare. 2) In una terrina lavorare il burro con 200 gr di zucchero, la farina di riso, lievito e vaniglia. Al tatto sembrerà quasi una sorta di frolla che acquisirà una consistenza diversa una volta aver incorporato nell'impasto 5 albumi montati a neve (con un cucchiaio di zucchero) 3) in un altra terrina MONTARE i tuorli con 200 gr di zucchero ed una volta che saranno spumose aggiungere la vaniglia ed il riso raffreddato. 4)Imburrare la teglia ed infarinarla Sul fondo mettere l'impasto base facendo emergere sopra la crema di riso. Infornare per circa 60 minuti a 150°C. Stasera la torta era magnifica. E' finita nel giro di 40 minuti e usare la farina di riso mi ha dato davvero quella morbidezza tipica del pan di spagna ripieno di riso. Ora che faccio??? Mi dedico una bel caffè Haiti Komet accompagnandolo con una bella fetta di Torta di Riso di Mamma Ada.

Thursday, October 20, 2011

Cheesecake Sushioso delle Mascotte

Cari amici, eccoci qui a parlare di un dolce che amano in molti inclusa la sottoscritta. Il problema è trovare una ricetta unica che vada bene per tutti ma spesso non è così perchè si trovano versioni americane, italianizzate insomma il cheesecake non è un dolce italiano ricordiamolo. Solo il nome ci dice che CHEESE sta per formaggio e CAKE sta per dolce. Insomma un dolce a base di formaggio molle dal retrogusto un pò acidulo con un base dolce-sapida. A casa mia forse lo mangerebbero solo i miei nipoti visto che non tutti sono aperti verso nuovi sapori. Qui ancora vige la tradizione pura. Noi non andiamo oltre il ciambellone classico e la crostata. Raramente i biscotti o qualche Zuppa Inglese a fare capolino sulla tavola della domenica. Però se ricevo una mail da ILARY, una delle mie mascotte portafortuna (l'altra è ELISA) che mi chiede di fare un cheesecake per la festa del babbo che faccio???? Le ho detto di venire da me dicendole che lo avremmo fatto seguendo una ricetta classica ma cambiando qualche ingrediente di base. "Cambiando l' ordine degli addendi, la somma non cambia" si perchè la nostra ricetta era del tutto sperimentale. ADDIzionata da tante risate.....forse anche per quello che lo abbiamo soprannominato Cheesecake Sushioso perchè ricco, pieno e davvero gustoso. Ecco gli ingredienti: 250 gr Biscotti Digestive Mc'Vities 150 gr burro 20 gr zucchero di canna Sbriciolate i biscotti, unite lo zucchero di canna ed il burro fuso in modo da creare una base per il nostro cheesecake, Usate una teglia meglio se a cerchio apribile, del diametro di 22-24 cm; io incastro la carta forno nello stesso fondo della tortiera poi ungo con dell'olio di nocciole (anche burro va bene) tutta l'altezza dei bordi dandovi una spolverata di farina. Versate il composto di biscotti sul fondo livellando bene il composto aiutandovi con le dita o direttamente con un cucchiaio. Mettete la teglia nel frigo per un’ora in frigo Noi l'abbiamo tenuta in frigo circa 25 minuti ma non credo vi siano problemi se non si aspetta la fatidica ORA di frigo o freezer. PER LA CREMA 3 vaschette di Philadelphia da 250 gr 100 gr zucchero semolato 100 ml di panna fresca 4 uova/ due tuorli e due uova intere 100 gr farina 00 1 bustina di Lievito Pane Angeli Preriscaldate il forno a 180 gradi. Montate le uova con lo zucchero e sbattete il composto affinchè diventi omogeneo. Montate anche il formaggio con un pò di zucchero aggiungendo la vaniglia. Noi abbiamo utilizzato una bella bacca di vaniglia del Madacascar. Non adoro la vanillina. Ora mettete tutto insieme: uova sbattute ed il formaggio, mettete anche 100 ml di panna fresca. Amalgamate bene il tutto affinchè diventi cremoso e senza grumi. In questo momento setacciate la farina 00 ed il lievito e cercate di fare incorporare questi ingredienti. Versate la crema ottenuta nella tortiera e livellatela ed infornate a 180° per 40 minuti e a 150° per altri 20 minuti. Cercate di fare attenzione a non aprire il forno prima che il cheesecake sia pronto per evitare che si abbassi e non cuocia all'interno. Come cuoce??? La prova stecchino dopo una ora è sempre ben accetta. Ma se lo lasciate riposare altri 10 minuti a forno spento e la porta leggermente aperta sarà ancora più soffice e tenderà a non abbassarsi ulteriormente. Per la copertura: io avevo proposto una copertura di gelatina di amarene ma sarebbe andata bene anche un panna acida In America la chiamano Sour Cream, si può trovare in qualche supermercato più fornito, nel banco frigo, anche con il nome di Crème fraiche (di origine francese). Fare la panna acida è molto semplice: 125 gr di yougurt magro (senza zucchero) e 100 ml di panna montata, un cucchiaio di succo di limone.

Friday, October 14, 2011

Mousse al Cioccolato Valrhona

La Mousse al cioccolato è uno dei miei dolci preferiti. Semplice e veloce e superghiotta all'occorrenza. Con queste temperature che si abbassano repentinamente la voglia di cioccolato diventa quasi un MUST si può di sicuro sostituire la tradizionale tazza calda di cioccolato caldo con una bella mousse al cioccolato. Insomma si può mediare anche col dolce!!! Ingredienti per circa 12 coppette 8 albumi pastorizzati 8 tuorli pastorizzati 100 gr zucchero semolato 400 gr cioccolato fondente (io ho usato un buon Valrhona Guanaja al 70%) 500 ml panna fresca Sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria. Sbattere i tuorli con lo zucchero fino ad ottenere una spuma liscia e chiara. Fate attenzione quando mettete lo zucchero sui tuorli: fate in modo di montare subito il composto per evitare che si formino dei microcristalli di zucchero. Lo zucchero tende a cuocere il tuorlo e crea dei piccoli grumi che poi si avvertono al palato. Una volta che le uova saranno pronte, belle spumose aggiungente il cioccolato fondente liquido. Con una spatola cercate di lavorare velocemente affinchè il cioccolato venga incorporato dai tuorli. Montiamo gli albumi a neve ben ferma con lo zucchero. Amalgamate all'impasto anche gli albumi. DULCIS in fundo montate la panna ed incorporatela al resto. Un suggerimento: non montate troppo la panna per fare in modo che si venga incorporata meglio. Non vi preoccupate se sembrerà più liquida perchè avrà in modo di solidificare una volta messa a riposare in frigo.
Qui abbiamo parlato di usare uova pastorizzate: La pastorizzazione è un processo di riscaldamento applicato ad alcuni alimenti allo scopo di eliminare microrganismi non sporigeni patogeni o dannosi . Il procedimento deve il suo nome al chimico francese Louis Pasteur, che effettu la prima prova di pastorizzazione assieme a Claude Bernard il 20 aprile 1862. Diversamente dalla sterilizzazione, la pastorizzazione non ha lo scopo di uccidere tutti i microrganismi presenti nel cibo. Lo scopo è invece quello di ridurne il numero in modo che per un certo periodo di tempo non siano in grado di sviluppare effetti patogeni. Ma come si pastorizzano le uova??? Questa è una domanda da un milione di euro. Parlando con la pediatra di mia nipote ho semplicemente constatato che persino la pastorizzazione casalinga ha sempre un importanza rilevante se poi a mangiare certi dolci sono proprio i bambini. Certamente usando uova fresche dal supermercato è molto più consigliabile che usare le uova di casa. In un pentolino ho messo acqua, zucchero e glucosio e l'ho portato a 121°. Poi l'ho versato a filo sui tuorli montandoli prima a velocita' bassa e poi alzandola, e lasciando montare fino a completo raffreddamento. Non è difficile ma certo è che se si usano uova fatte dalle proprie galline ci esponiamo ad un rischio maggiore. I nostri polli ( e noi li conosciamo bene) non subiscono di certo trattamenti antiobiotici atti ad uccidere certi germi. Saranno buoni, belli e ruspanti ma ecco le uova che siano sempre cotte..... Il Pollo pure.....anche se come provocazione sarebbe bello chiedere al cameriere di turno un bel coscio di pollo poco cotto quasi al sangue.....ahhahha:))) "Le infezioni da Salmonella spp. possono verificarsi nell’uomo e negli animali domestici e da cortile (polli, maiali, bovini, roditori, cani, gatti, pulcini) e selvatici, compresi i rettili domestici (iguane e tartarughe d’acqua). I principali serbatoi dell’infezione sono rappresentati dagli animali e i loro derivati (come carne, uova e latte consumati crudi o non pastorizzati) e l’ambiente (acque non potabili) rappresentano i veicoli di infezione" http://www.epicentro.iss.it/problemi/salmonella/salmonella.asp

Wednesday, October 12, 2011

Conosci i MICI??? MITITEI

"Ciao Velia sai dirmi la ricetta dei MICI?" Ecco lì per lì ho pensato ad uno scherzo ma navigando nel web ho trovato che i MICI sono salsicce di carne mista cotti alla griglia. SVETY Aka LUCIA che viene dalla Moldavia mi ha spiegato che MICI in rumeno significa piccolo insomma MICI MITITEI piccole polpette di forma cilindrica di carne di manzo (talvolta mescolata con maiale o pecora) condita con aglio e pepe nero (a volte peperoncino) e una spezia chiamata Cimbru (il timo). Sono cucinati sulla griglia e possono essere serviti con senape, o con altre salse locali. Ma noi li abbiamo preparati a modo nostro anche perchè non abbiamo trovato " condimente pentru mici" * insomma la bustina addizionata con tutto quel ben di dio......ecco un piccolo consiglio: lo so che i Vampiri temono l'aglio e anche io faccio parte di quella famiglia. Andateci cauti!!!! Ingredienti dei MICI di SVETY più moldavi meno rumeni ma sempre BUONI!!! 500 gr carne macinata di manzo 200 gr carne macinata di agnello 200 gr salsiccia di maiale sale, pepe, peperoncino, maggiorana, origano, aglio fresco tritato, 1/2 cucchiaino di bicarbonato, timo, curry in polvere, 1 uovo, 100 gr pane ammollato nel latte, Olio extra vergine q.b Diciamo che se riusciamo a mixare bene tutti questi ingredienti potremo ricavarne delle polpette cilindriche da cuocere al forno ( come ho fatto io) oppure da cuocere al barbecue. Piccolo suggerimento:accompagnate i mici con una buona senape.
L'idea di farli è uscita fuori grazie ad un amico del web Francesco Lepri ( la Svetlana lo chiama LEONE per la foto del profilo facebookiano)...lui ha domandato che cosa fossero....e noi qui a prepararli!!!

Saturday, October 8, 2011

Una mela per la vita....un dolce per viverla meglio!

L’8 e il 9 ottobre 2011 torna in 3.000 piazze italiane la storica manifestazione di solidarietà Una Mela per la Vita, promossa dall'Associazione Italiana Sclerosi Multipla e dalla sua Fondazione in collaborazione con Unaproa - Unione di Organizzazioni di Produttori Ortofrutticoli d’Europa - che si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica.
Giunta alla diciassettesima edizione, l'iniziativa ha lo scopo di sostenere la ricerca e i servizi dedicati ai giovani, i più colpiti dalla malattia. Quest'anno l'Associazione ha un testimonial d'eccezione, il cantautore Roberto Vecchioni, vincitore dell'ultima edizione del Festival di Sanremo.
In Italia, sono circa 63 mila le persone con SM: il 50% sono giovani, cui spesso, la malattia, viene diagnosticata tra i 20 e i 30 anni, nel periodo della vita più ricco di progetti. Ogni 4 ore nel nostro Paese una persona riceve la diagnosi di sclerosi multipla. Una malattia cronica, invalidante e imprevedibile; una delle più gravi del sistema nervoso centrale. Si manifesta con disturbi del movimento, della vista e dell’equilibrio seguendo un decorso diverso da persona a persona.

Questo è ciò che ho trovato sul sito AISM.....per un mondo libero dalla sclerosi multipla. Questa campagna ha trovato posto nel mio cuore dopo aver conosciuto persone speciali che ogni giorno combattono questa patologia col sorriso sulla labbra. Un percorso difficile da accettare ma come disse una mia cara amica compagna di viaggio "Accettarla mi ha sollevato....mi ha fatto sentire meglio"
Se la vita impone un percorso di accettazione e sofferenza non passiva la sclerosi multipla può essere debellata.

Visto che oggi ho fatto un bel carico di mele mi devo mettere a lavoro.
Ho promesso ai miei compagni che avrei dedicato loro almeno un dolce alle mele....
Una mela per la vita.....ed un dolce per renderla meno amara.
La ricetta non è di mia proprietà ve lo dico fin da subito: è del mio amico pasticcere Maurizio di Mario. La ricetta base spesso subisce le variazioni più improbabili e meglio riuscite della sottoscritta. Potete aggiungere uvetta sultanina, gocce di cioccolato o persino del cocco. A volte cambio frutta ma ecco bisogna seguire dei piccoli accorgimenti.....la pasticceria è un pò come la chimica e la fisica e con un pò di impegno non si rischia di essere rimandati a Settembre....!!!


Torta Classica di Mele

1 kg Mele Golden
200 gr zucchero a velo
Uova 3 intere
120 gr latte
80 gr burro fuso
100 gr farina 00
1 lievito Pane Angeli
1/ limone scorza grattugiata
Sale Un pizzico
Cognac q.b.
Burro per la tortiera e farina q.b.

Sbucciate le mele, tagliatele più finemente possibile, aggiungete lo zucchero a velo, le uova leggermenete sbattute, il latte,il burro fuso ed infine la farina ed il lievito ben setacciati. Provate a mescolare affinche tutto diventi ben omogeneo.
Disponete l'impasto nella tortiera imburrata precedentemente e poi infornate a 170° per circa 40 minuti. Si presume che il forno sia preriscaldato.....
E' una torta semplice ma davvero gustosa.
Stasera riuscirò a postare qualche foto del dolce.........BUONA GIORNATA CARI AMICI!!!

Wednesday, October 5, 2011

Un caffè.....si con Gianni Frasi.....


Sono trascorsi 5 anni.. sembra ieri quando Gianni Frasi è spuntato nella mia vita. Una conoscenza lavorativa fatta in costiera che poi si è trasformata in una speciale amicizia fatta di collaborazione e di condivisione per le cose buone.
Per prendere il suo caffè mi sono dovuta addentrare nel suo mondo "psichedelico" e metafisico". Lui del caffè non mi ha insegnato la storia perchè quello che troverete qua sotto sono solo appunti presi dall'INFERNET ed assemblati con calma.
Perchè quel giorno quando sono arrivata alla sua torrefazione mi ero preparata con carta e penna per prendere appunti ma credetemi ho abbandonato tutto dopo i primi 10 minuti. Vedere la trasformazione di quella bacca piccola e tozza che col fuoco si gonfiava e cambiava colore aveva del magismo non indifferente.

Aveva già cacciato dal suo laboratorio un rappresentante che lo lodava troppo e al quale non poteva rendere onore come un Frasi DOC solitamente riesce a fare. Già aveva fatto un tentativo il giorno prima.
" Ieri ho specificato ci vediamo domani che oggi ho da fare...stamani mi si è presentato a casa alle 7...non c'ho visto più!" E lo ha cacciato con un fare così buffo ma elegante "Ancora non hanno capito che nel marketing dovrebbero includere la lezione su come non rompere le balle al prossimo!"

Tu fortunato che sorseggi in casa la tazzulella 'e cafè sgorgato dalla napoletana, e tu distratto che consumi il terzo espresso della giornata al bar, e tu tralignato che ti abbeveri alla macchinetta dell'ufficio. Ti rendi conto di quello che stai facendo? Hai sotto il naso...un segno della Gerusalemme celeste. Stai ingoiando un analogo microcosmico.. Forse partecipi addirittura a un riflesso dell'era messianica.

Un veronese che ha fatto del caffè la propria fede. Un torrefattore visionario che ha consacrato cuore, mente e tempo a questa fede, fino a non aver lasciato posto per altro nella sua vita. Forse il massimo esperto di caffè che ci sia in Italia. Ma guai a dirglielo: comincia a sbuffare come una moka e infine ti caccia.
Nei suoi discorsi, gridati anziché pronunciati, Frasi mescola religione, scienza, filosofia, esoterismo. Lo descrivono come presuntuoso, arrogante, misantropo, narcisista, integralista e sicuramente incarna tutti e cinque questi difetti messi insieme. Ma trabocca anche di umanità, se è vero che gli uomini, stando al cartello appeso sopra un orologio da parete proveniente da qualche fazenda brasiliana, "devono essere come il caffè: forti, buoni, caldi"

Dentro un laboratorio di pochi metri quadrati, battezzato Giamaica, dove i macchinari risalgono agli Anni 50, Frasi lavora più per sé che per la sua selezionatissima clientela di droghieri, baristi, pasticcieri e ristoratori. "Ho chiamato un affrescatore perché me lo dipinga bello in grande su quel muro: "Questa azienda non ha futuro". Infatti per ordine di Leopoldo I d'Austria io non posso andare a propormi a nessuno, né avere commessi viaggiatori, né portar via i clienti agli altri, né parlar male dei colleghi, né strappargli i dipendenti promettendo aumenti di stipendio". Già, lui è rimasto l'unico al mondo ad attenersi al dettato corporativo asburgico che impone "rispetto, onorabilità, disciplina, pietà e successione". Fu emesso dall'imperatore il 16 luglio 1700 "a scopo di protezione del mestiere", giacché in Vienna a quel tempo c'erano già ben quattro torrefattori cui era stato concesso il privilegio di tostare il caffè: un marrano, due austriaci e un croato.

L'obbligo della successione Frasi l'ha assolto: "Simone Fumagalli Figlio di mia moglie. Dovrei dire la mia compagna, ma mi ripugna. Non ha avuto bisogno d'iniziazione a di formazione. Sapeva tostare il caffè fin dal primo giorno. Non gli ho insegnato niente: solo mostrato come si faceva. Un apprendistato di grazia. La benedizione di questa casa>. La cui storia comincia in una botteguccia nel secolo scorso con i Prando, prosegue col loro socio Giovanni Erbisti, il fondatore al quale è tuttora dedicata l'unica miscela Giamaica, per arrivare infine ai Frasi. In particolare a Franco Frasi, che prima di occuparsi della torrefazione fu la bandiera del Verona Hellas negli Anni 50 e poi centromediano della Pro Patria Busto Arsizio, dove il figlio Gianni venne al mondo. Erbisti era il fratello di mia mamma. E l'uomo che mi ha messo la mano sul capo. Fino al 1975 ho fatto finta di andare a scuola: medie, superiori, un po' di università. Avevo l'impressione che tutti mi passassero sulla testa. Non mi accorgevo che invece mi passavano sotto i piedi.
Adesso il torrefattore legge solo René Guénon, il metafisica e orientalista francese che abbracciò l'Islam cambiandosi il nome in 'Abd Al Wahid,servo dell'Unico; chiude il laboratorio solo il mercoledì delle Ceneri, perché all'inizio della quaresima i Prando-Erbisti-Frasi hanno sempre fatto così; smette di tostare il caffè solo per cinque giorni a Ferragosto, quando nei silos non deve restare nemmeno un chicco.
Ed ecco che portare alle labbra una tazzina di caffè fumante non è solo un gesto comune ma anche un rito al quale non ci può sottrarre.
La storia, la nascita e persino l’etimologia del caffè sono avvolte nel mistero ma la parola qahwah parola che in origine, nel linguaggio arabo classico, indicava una bevanda che, prodotta dal succo estratto da alcuni semi, veniva consumata come vino rosso scuro, o, in generale, come liquido che, bevuto, provocava effetti stimolanti ed eccitanti, tanto da essere usato anche come medicinale.
Il significato, poi, si restrinse col tempo, trasformandosi da "qahwah" al turco "quahve' " cioe' caffe' nel vero senso della parola.
Questa definizione viene contestata da molti che sostengono che la parola caffè derivi dalla regione da dove si è originato cioè la Caffa in Etiopia.
Certo è che la scoperta e l’introduzione del caffè sono legate alla storia delle guerre, delle colonizzazioni. A Vienna, città in cui i turchi abbandonarono dopo l’assedio trecento preziosi sacchi di caffè, nacque nel 1683 il primo locale europeo che si ricordi: ‘Alla bottiglia blu’. Il successo fu immediato quando un certo Kolschitzky mescolò il caffè con miele e latte ottenendo una bevanda simile al cappuccino servendovi a fianco dei panini a forma di mezzaluna ( forse i futuri croissants).
In Italia invece furono i veneziani i primi ad usare il caffè. Infatti intorno al 1570, durante il periodo in cui i grandi velieri solcavano il mediterraneo, il caffè fece ingresso nel nostro paese. Ed ecco che nella Venezia di Giacomo Casanova corteggiatori e innamorati usavano inviare alle proprie elette vassoi traboccanti di cioccolata e caffè. Basti pensare che nel 1763 Venezia contava già 218 botteghe dedite alla vendita di questo splendido prodotto.
Ancora oggi il caffè rimane per eccellenza la bevanda energetica per eccellenza e possiamo anche dichiarare che è uno dei pochi prodotti che rimane in una fase di eterna ascesa.
Il mercato globale di settore consta di circa 90.000 milioni di dollari. Il Brasile da solo produce quasi un terzo della produzione mondiale. Tra i produttori, al secondo posto,troviamo il Vietnam che da poco tempo ha superato la Colombia ed in netta crescita produttori mondiali come il Messico, l’India e l’Etiopia.
Il nome scientifico è Coffea Arabica, pianta del caffè della famiglia delle Rubiacee e l’origine è la regione della Caffà in Etiopia.
Abbiamo anche altre tipologie oltre la “Coffea Arabica”, la Coffea Robusta, la Coffea Liberica e la Coffea Excelsa. .
È una pianta perenne che può raggiungere anche i 10 metri di altezza ma nelle piantagioni non supera i 2 metri e mezzo con più ramificazioni e fogliame ovale verde scuro.
I fiori stellati bianco crema sono profumatissimi ed il frutto rosso è una drupa molto simile ad una ciliegia contenente uno o due noccioli ciascuno dei quali avvolge un seme con una faccia dorsale convessa.
La raccolta viene effettuata quando il frutto del caffe' giunto alla giusta maturazione assume appunto un colore rosso.
Si evita sempre di cogliere bacche di diversa maturazione rischio che si incorre utilizzando i macchinari moderni .
Il caffè viene trattato ulteriormente asciugatura il caffè viene steso al sole e all'aria per una settimana con spazzolatura per rimuovere eventuali impurità .
I chicchi del caffè vengono separati per colore e grandezza e poi tostati affinché raddoppino la loro grandezza originale cambiando in colore e densità.
Quando la temperatura interna raggiunge i 200° il chicco inizia ad assumere il colore marrone scuro ( tonaca di frate). Ed ecco il caffè pronto per la macinatura.
Gianni Frasi torrefattore veronese che ha fatto del caffè la propria fede e forse uno dei più grandi esperti di caffè che ci sia in Italia afferma “E’consono alla dignità di quest'opera, che prevede la freschezza senza eccezioni. Come ogni vita, anche quella del caffè comincia a decadere 36 ore dopo la tostatura e termina inesorabilmente dopo 60 giorni. Negli Anni 50 si consegnava il caffè ai bar tre volte la settimana per garantire al massimo grado questa freschezza”
Riconoscere un buon caffè espresso basta dedicare attenzione all’esame della tazzina, sempre calda se non bollente perché il calore permette una maggiore concentrazione di sostanze odorose: la crema bella densa deve avere un bel colore nocciola e lo zucchero dovrà discendere molto lentamente. Il cucchiaino dello zucchero deve rigorosamente essere caldo per evitare che la temperatura interna si abbassi e che la crema scompaia nel giro di pochi secondi.Dal punto di vista nutrizionale il caffè è una bevanda dallo scarso apporto calorico che provoca effetti benefici sul nostro organismo. E’ sempre meglio non abusarne vista la sostanza nervina della caffeina che agisce sui nostri centri nervosi provocando un benessere generale, sollecitando i riflessi e mantenendoci attivi. Aiuta la concentrazione facilitando la percezione degli stimoli sensoriali allontanando la stanchezza psichica e fisica, la noia e gli stati depressivi. È anche un cardiotonico perché migliora il tono arterioso senza alterare la pressione sanguigna ma è da evitare per chi soffre di tachicardia e stati di ansia.

Per questo motivo ci vado cauta....soffro di ansia e sinceramente se devo provare faccio una telefonata a Gianni sorseggiando una bella tazza di Caffè...naturalmente targata Giamaica caffè. Oggi in carta qui alla champagneria....