Monday, March 9, 2015

How do you feel? Just Feelfood please




How do you feel?  JUST FEELFOOD PLEASE!

 Tutto è nato da una telefonata

e  quando ci sentiamo, io e Tiziana, ci diciamo e trasmettiamo  sempre qualcosa di bello :
mi  propone di visionare il sito FEELFOOD una piattaforma che vende online prodotti enogastronomici

ed ecco per me, per noi, per voi questa fantastica  piacevole sorpresa:
Siamo da sempre innamorati delle diversità.Siamo convinti che siano i dettagli a fare grande la cucina tipica italiana.Siamo incantati dal carnevale di colori e sapori che giungono da piccole terre,spesso sconosciute.Non bastano i cinque sensi per vivere il buon cibo italiano, servono testa ecuore, conoscenza e passione.

Feel Food nasce  con l’intento di ricercare e selezionare le eccellenze enogastronomiche in quel mosaico di diversità che è il territorio italiano.
L’alta qualità è spesso legata a piccole realtà locali con una produzione limitata e condizionata dalla stagionalità. È proprio per queste caratteristiche di ricercatezza e forte unicità che i nostri prodotti rappresentano il meglio dei tesori culinari italiani.
Ho lasciato scorrere il mouse rimanendo incantata da così tanta scelta e soprattutto dalla reperibilità di alcuni prodotti tipici che parlano di territorio con la T maiuscola. Le nostre regioni, ognuna con le sue punte di diamanti, molti articoli che per me sono difficili da trovare persa tra uno scaffale e qualche ripiano del supermercato. Il primo passo è stato quello di fare il mio primo ordine online, il sito è ben strutturato, ci sta un bel carrello, ci sta un servizio clienti efficientissimo, puoi parlarci anche con skype e sono sempre a disposizione. Vabbè a me Skype non funziona ( mistero della tecnologia) ma la connessione si, perciò ho effettuato l’ordine la sera stessa.
 Poi mi sono lanciata con  Salsa di pomodoro ciliegino e datterino Alicos, Rosso forte Triveri, Pesto di Pistacchio Alicos, Pecorino Scamosciato piccante Coppolaro, Pecorino Coppolaro, Patè di cipolla e tonno Antica Tonnara, Fior di Sale Feelfood, Olio Extravergine d’oliva Biancolilla Azienda Barbara. Protesa tra Sicilia e Campania regioni che ho sempre amato.
L’ordine viene evaso subito, il servizio clienti mi chiama solo per informarmi che hanno un prodotto mancante ma che lo manderanno appena possibile. Mi propongono altri prodotti in omaggio da poter provare per scusarsi dell’inconveniente. Ma questi non sono inconvenienti, questo significa che l’azienda è sempre al servizio del cliente e che certi prodotti data la stagionalità hanno tempi di consegna diversa. Ho aspettato il corriere, vabbè devo essere sincera è stato lui ad aspettare me perché vivo persa nella campagna umbra. Il corriere mi avrà chiamata a suoneria spenta poi preso da sconforto ha iniziato a googlare e a chiedere info alla gente del paese beccando mio zio in Piazza “Ah si è mia nipote, adesso la accompagno io!” Si chiama corriere anche perché corre e meno male.
La scatola FEELFOOD sembrava confezionata da Tiffany, mio zio incredulo mi chiedeva “ma che è un regalo?” “No zio questi sono prodotti che dobbiamo provare, perciò hanno a che vedere col cibo” “Allora rimango anche io così mi fai vedere e poi assaggiare”
 La prima cosa che ho fatto è stata quella di scartare la mia salsa di pomodoro. Fiera ed inebriata  come una bimba intenta ad aprire un pacco regalo. Ho riposto la merce sul tavolo, ogni confezione aveva davvero una bella presenza bastava solo degustare e capire cosa creare con tutto quel ben di dio. 


Mi ero innamorata della salsa di pomodoro ciliegino e datterino Alicos, vuoi per la confezione che ricordava la tipica passata che nonna manteneva in dispensa e poi perché sono sempre alla ricerca del miglior pomodoro.
Quella la dovevo avere, dovevo provare nuove ricette dove il pomodoro diventasse protagonista assoluto. Questa salsa che viene prodotta solo nel periodo estivo selezionando il pomodoro che deve avere un alto grado zuccherino ed un colore vivo. Per me meglio di uno chanel numero 5 contornato da un collier di basilico brillante. Prodotto ECCELLENTE, nessuna nota acidula tipica del pomodoro, ma dolce e profumato perché il datterino ed il ciliegino estivo sprigionano il meglio di sé durante il periodo della raccolta. La sicilia ha il sole e questo spesso ce lo dimentichiamo.
Essendo una salsa pronta non è detto che non possa essere ripassata e ristretta ulteriormente, dipende dall’uso che vogliamo farne. 


Pecorino Coppolaro

 Pecorino Scamosciato di Coppolaro che dalla scheda tecnica risulta essere un pecorino con stagionatura che va dai 30 ai 60 giorni, da latte prodotto da razze tipiche della zona del taburno. Pasta compatta ma molto tenera data la giovane stagionatura. Il signor Gennaro ha saputo ricreare una piccola realtà dove tradizione e amore per la terra si fondono per dar  vita ad una autentica vita agricola. Essendo un pecorino molto giovane mi sono cimentata in piccole cialde, volevo testarne la croccantezza, il profumo rilasciato del pecorino tostato. La sua crosta era fine e appena accennata, colore giallo chiaro e leggermente burroso all’interno.
Noi lo abbiamo degustato subito a  “crudo” abbinandovi del miele, una confettura di cipolle, una mostarda di mele. E poi sono andata in cottura creando una lasagnetta al pane carasau con scaglie di pecorino e salsa di pomodoro datterino. Piccole croste di pecorino filante a rifinitura.
Poi visto le temperature fredde ho creato una polenta al Pecorino scamosciato piccante di Coppolaro, altro prodotto di nicchia di Gennaro che aromatizza il latte con del peperoncino fresco autoctono durante la cagliata. Stessa stagionatura dell’altro ma con aggiunta di peperoncino.
Il gusto arriva deciso, non è forte come potrebbe sembrare anzi rilascia una bocca piacevole e dai toni dolci. A crudo non ha bisogno di essere accompagnato da salse ma da un filo di olio extravergine.
Arriviamo al dunque, il pecorino è piaciuto a me e a tutta la truppa, le ricette sono uscite fuori a raffica, chi ne ha più ne metta anzi più cucini. E zio mi ha vista giorni interi a provare sformati e soufflé fino a dirmi che sarebbe diventato vegano. In cucina puoi essere creativo ma devi avere il prodotto giusto e la materia prima che soddisfi certi requisiti. Al momento con il pecorino abbiamo creato una decina di ricette spaziando anche nel mondo della panificazione.


Rosso Forte Triveri una Ferrari in frigo

Ma all’apertura della Rosso Forte Triveri sono rimasta colpita dalla sua densità, spalmabile, una crema Rosso Forte e con un profumo fantastico, avvolgente. C’è stato un momento in cui mi sono resa conto che lo stavo mettendo ovunque anche nel cappuccino. E’ stato l’unica prodotto che pur avendolo ordinato tre barattoli me ne è arrivato uno solo. Meno male. Vi do un grande avvertimento, questa salsa piccante crea una piacevole dipendenza, non è invadente ma ricca e gustosa. E’ un po’ come avere una ferrari rosso fuoco parcheggiata in frigorifero.
Il prodotto può essere abbinato al pecorino, tanto se vuoi una botta di vita con Rosso Forte Triveri e Pecorino Coppolaro te lo puoi permettere. Rosso Forte Triveri è 100% naturale senza nessun conservante o emulsionante, colorante…..c’è il peperoncino, olio extravergine e sale marino.
Va bene anche per la bruschetta o per dare spinta a qualche salsa per la nostra pasta, accompagna le verdure e persino le cotture della carne. Noi abbiamo fatto tanti esperimenti ma quello che ci è piaciuto di più e che ha riscosso successo è stato un povero petto di pollo, marinato in primis nello yogurt  poi reso croccante e piccante con una panatura speciale. Potremmo anche parlare  dello spezzatino di manzo, ci siamo un po’ ispirati allo stile texmex. Dalla Campania e dalla Sicilia fino ai confini del Texas e Messico dove il peperoncino regna sovrano. Il chimichangas alla Triveri.
Dopo ho pensato a Gennaro Coppolaro volendo per rimanere in tema potevamo anche accompagnare il chimigangas con chips di pecorino scamosciato. Un connubio perfetto.


Un pesto che non può passare inosservato


Il pesto di pistacchio Alicos un ‘altra chicca. È una crema, c’è olio extravergine ed è compatto, denso e piacevolmente fresco. Perfetto per condire la pasta ma noi ci siamo azzardati a fare dei gnocchi al semolino ripieni con mortadella e pesto. Delle crepes con ricotta e pesto di pistacchio ovviamente ripassate al forno con pecorino scamosciato per renderle croccanti e dorate. Questo prodotto ha una grande qualità, quella di non perdere brillantezza in cottura per questo che si è prestato molto bene nel creare  frittate, gattò di patate, torte salate.
In cucina si utilizza l’olio, un buon olio extravergine. Aver ordinato l’olio di Biancolilla dell’azienda agricola Barbàra è stata una novità con annessa sorpresa. Non conoscevo questo prodotto monovarietale una varietà appunto di oliva Biancolilla detta Buscinetto, forma ovale e color pistacchio. Mi aspettavo un olio potente e possente ma se non leggi la sua storia non puoi apprezzarlo subito. Perciò sfatato il mito della presunta “irruenza sensoriale” degli oli del sud mi sono ritrovata in bocca un olio leggero, elegante, equilibrato con una personalità tutta da scoprire. Sentori di carciofo ed erba appena raccolta.  Nelle valli trapanesi vi è questo prodotto di nicchia, in pochi lo conoscono ma io dopo il primo cucchiaio mi sono detta “ma va che strano avrei pensato a qualcosa di più pungente”. Ottimo a crudo e per condire verdure grigliate, pesci lessi, carni, perfetto per la base di un pesto perché  con i suoi riflessi dorati valorizzerebbe il colore di basilico e quant’altro serva per un buon pesto.
Ho usato olio Biancolilla per le mie salse fino alla cottura delle carni e pesce ed il risultato è stato eccellente. Dopo una giornata trascorsa in cucina se la tua casa profuma di fragranza vuol dire che l’olio che stai usando è un prodotto esemplare.. Noi italiani non saremmo così tanto famosi e conosciuti al mondo senza quel tocco di pane irrorato da ottimo olio. Quella sera ha squillato il telefono, Tiziana mi stava chiedendo cosa ne pensassi dell’olio ignorando che mi stavo sbranando la terza fetta di bruschetta al Biancolilla.
Eh si potremmo riscrivere altre fiabe o storie di vita: Biancolilla e le sette bruschette, la Ferrari rosso fuoco in frigo. Zio ieri è sceso per sapere se era rimasto del pecorino scamosciato da far assaggiare ai suoi amici. Ovviamente durante i ns esperimenti ci siamo dedicati anche ad un buon bicchiere di vino ma la scorta è finita. “Senti Vèlia,  puoi dire al corriere che lo aspetto in piazza così non si perde, il pecorino di Gennaro era proprio buono!” “Zio, ho paura che ti perda tu col mio pacco, e poi ti faccio i miei complimenti perché hai una memoria di ferro, hai imparato la scheda tecnica?” e lui “No ho capito solo che il pecorino lo fa Gennaro e lo fa bono!”
Ho amato subito la parola Food Scout perché ogni prodotto presentato da FEELFOOD ha un nome, un volto ed una storia da raccontare. Non mi rimane altro che provare il resto dei loro prodotti, scrivere tutte le ricette che ci siamo creati in due settimane e fare un nuovo ordine.
Per questo quando mi chiedono HOW DO YOU FEEL? Rispondo FEELFOOD!!!! Buon Appetito

per maggiori informazioni potete visitare la loro piattaformahttp://www.prodottitipicitradizionali.it/company/  e spaziare tra ricette, novità, shop, curiosità, produttori e lasciatevi affascinare dalle loro storie.

Saturday, January 10, 2015

Incontri ravvicinati del quarto tipo: Babbo Natale, io & Renard

Carissimi Amici, non sono mai stata una grande amante delle feste natalizie perciò ho evitato tutto ciò che facesse riferimento a questa festa anche se è una ricorrenza molto apprezzata dai più piccoli e da chi ancora è pervaso dallo spirito ""Christmas in Love". Ho aspettato babbo natale ammetto, gli ho accesso anche il camino nella speranza che vi si calasse proprio mentre le fiamme si sarebbero sprigionate con maggior vigore. Ho liberato tre renne facendole andare nel casotto del mio vicino di campo, ma le renne erano troppe ed io più le liberavo e mi rendevo conto che avrei dovuto aprire un allevamento. Mentre babbo natale cercava INVANO di calarsi nel mio camino si è reso conto che non ci sarebbe entrato.
Da sotto urlavo "Mi spiace babbo natale sei troppo obeso e zio ha fatto il camino stretto per paura proprio che tu ci poteentrare, se vuoi patteggiamo, tu scendi, ti riprendi le renne e vai alla prossima casa che tanta gente sta aspettando!" Ma come Velia, le renne già stavano libere in mezzo alla Borga, a loro non sembrava vero di poter toccare terreno e adesso gli spezzi il sogno di una notte di mezzo natale?
No io amo gli animali, le renne quelle renne non sarebbero potute rimanere qui, quelle volano poi come glielo spiego io alla Silde che è la vicina di pollaio? Cosa mi invento a Zio Peppe? "Oh Zio a forza di vedere ricovery channel finalmente le renne volano!". Per la pace nel mondo, si contro la fame nel mondo, contro ogni forma di violenza mi sono calmata. "Senti Babbo Natale scendi, entra dalla porta ma de corsa che fa un freddo belvo, facciamo un caffè che mi sa che hai bisogno di un pò di energia perchè devi girare il mondo".
E' entrato bofonchiando, un pò irritato "ma se tratta così babbo natale? un pò di rispetto per favore!"
"Si mi scuso babbo natale ma quando ero piccola non passavi mai e noi li ad aspettare sotto all'albero, o sotto il camino, oggi invece ti sarai tecnologicamente evoluto e arrivi a destinazione magari in ritardo ma arrivi ovunque, arrivi anche con le renne che volano, ti porti dietro la neve, luci stratosferiche, montagne di zucchero a velo e poi tutte quelle lettere come fai a leggerle?" Babbo Natale si è intristito. Come mai?
"Hai ragione, trascorro notti e giorni a leggere lettere e non sempre riesco ad accontentare tutti e me ne vanto. Per i bambini la magia non cambia mai. Per i grandi non posso più ricevere lettere e richieste strane: c'è chi chiede il lato B nuovo o l'utima borsa di Prada. Ero passato anche se non mi avevi scritto. Perchè non dimentico mai nessuno anche se poi voi crescete e smettete di credere in me" " Maddai babbo natale ma così mi fai sentire in colpa, io non amo il tuo carrozzone, ti stavo zoppando anche le renne e ti avrei preso a bastonate". Si Babbo Natale se la ride, mentre gli verso il caffè mi riferisce "Adesso fermo il tempo, non farci caso ma ho ancora questo potere che mi permette di rilassarmi e nella notte finire tutte le consegne"



Allora a quel punto ho detto come dice Zio "Scocciamo il panettone" se babbo natale ferma il tempo magari grazia anche me mentre mi rimpinzo bene bene tra caffè caldo, praline al cioccolato ed una bella fetta di panettone fatto in casa. Il mio psicoanalista mi avrebbe invidiata una cifra, già mi vedevo la faccia delle amiche nel postare un selfie su fb con l'uomo più ricercato della notte della vigilia. Ma babbo natale lo sa già che regalo voglio, io non devo parlare. Sto facendo avanti indietro dall'ospedale per farmi cortisone endovena e durerà a quanto pare fino al primo gennaio 2015. Un virus comune, quello che colpisce ogni anno migliaia di persone a me ha preso in modo diverso gelandomi dalla testa ai piedi. "Eh allora cosa vorresti Velia?" richiamando la mia attenzione.
"Senti vorrei solo un pò di pace, salute inclusa perchè qui tra me ed il cane vorrei sapere chi sta meglio! fai in modo che il pronto soccorso sia sempre vuoto quando arrivo ciò significherebbe che la gente sta bene ed io così torno a casa prima per coccolarmi Renard" "Ed io chissà che pensavo.....ma niente di più? a parte la salute ed un pò di pace?" " Vabbè se me puoi fare un bonifico di 100 mila euro non mi offendo!"
Io & Renard tremendamente biondi dentro e uniti per sempre da un amore indissolubile

Ma Renard non lo calcola Babbo Natale, ha abbaiato i primi minuti e poi se nè tormato dietro il suo mobile preferito. "Se hai il potere di fermare il tempo ti chiedo di darmi poco più tempo per godermi la compagnia del mio cane, non sta bene, ci hanno dato una settimana di vita, non ci sono cure ed è l'unico cane cieco che ha annusato babbo natale ma non l'ha visto. Che poi Renard è tutto un programma, ha abbaiato mezz'ora mentre si stava calando nel camino, sta in mezzo ai piedi se devo cucinare ma sono giorni che non mangia e non beve"
Babbo Natale mi guarda con attenzione, nota anche come taglio il panettone della serie "Scocciamolo tutto" e mi risponde timidamente "Sai a me chiedono regali, non certo miracoli ma il tempo non si può fermare, puoi farcirlo come vuoi, puoi rallentare il ritmo, diluirlo o metterlo in un bicchierino e buttarlo giù come si fa con un grappino,,,,,,giusto ha una grappetta per babbo natale?!"
Illuminazione! Mio padre fa un acquavite di sambuca che stenderebbe anche le 44 renne. La trovo nel mobile, sono fiera e molto preparata in materia e mentre la verso nel bicchiere mi viene spontaneo dire
"Questa acquavite viene preparata ogni anno da mio padre, è un prodotto altamente infiammabile scommettiamo che avrà abbastanza riscaldamento autonomo che al ritorno verso il polo si ricordi che la sua slitta farà fiamme, potrebbe far sciogliere qualche ghiacciaio. Io non fermo di certo il tempo, non potro fare altro che seguire il suo consiglio cioè godermi l'attimo, prendere la vita con filosofia e magari arrabbiarmi di meno con lei. Ma un regalo??? credo che nei suoi sacchi un bel paglio di calze di alpaka e reggipetto di lana merinos non possono mancare.



Renard anche se cieco sa dove puntare, annusa babbo natale, scodinzola e prova ad abbaiare alle renne parcheggiate sotto il portico. Se domani troverò un mattone di cotto sbriciolato sarà stata qualche renna che ha scalpitato.

Ma ogni viaggio ha il suo inconveniente, specie se poi ti fermi da me anche solo per un caffè.
Regalo presoooooooo.....babydoll in alpaka e lana merinos.
Volevo un natale diverso, meno triste e che mi catapultasse verso un 2015 ricco di cose belle.
Guardo Renard che dorme contento come se questa visita inaspettata gli avesse regalato qualche giorno in più, io mi stendo sul tappeto e giochiamo. "Amico mio abbiamo vissuto una lunga vita assieme, dimmi dove vuoi andare ed io ti aiuterò".

Babbo Natale si alza dalla sedia ( quella di Ikea) "Mi hai steso con questa acquavite ma mi sento rigenerato, l'anno che verrà non cambierà se non con un  numero, credici sempre e visto che scrivi anche troppo mi farebbe piacere leggere tue notizie"
"babbo natale fai buon viaggio, ora ti do del tu..............ma sei sicuro che l'indirizzo finlandese sia quello giusto?"

"Ho tanti di quegli elfi come aiutanti fai pure!!! Scrivimi!"

Quando ha ripreso la slitta una delle renne si era incastrata nella rete del bombolone del gasolio.
"Babboooooooooooooo Nataleeeeeeeeeeeeeeeeeee.......te prego se mi togli anche il riscaldamento ci farai morire a tuttiiiiiiiiiiiiiiiiiii!" e lui "con quell'acquavite dovresti scaldare anche il paese ma non ti proccupare gli faccio fare marcia indietro prima di spiccare il volo...auguri piccola fiammiferaia, buon natale".

Certo sul circolo polare artico c'è uno più figo di Raul Bova che vola per aria meglio di superman e porta regali a chi lo prende a bastonate! lo status di oggi??????????????
Viviamo, sopravviviamo e ci godiamo il tempo rimasto....................................................gli incontri ravvicinati del quarto tipo possono anche fare bene al cuore.
RENARD COCCOLIAMOCI!!!!!! Buon Anno a tutti......senza numero.....senza riferimenti pechè sarà l'anno da colorare a nostro piacimento





Babbo Natale ti voglio beneeeeeeeeeeeeeeeeeee.............


Tuesday, December 16, 2014

Ciao Velia sono Alice Cucina: momenti di panico nella mia contea con un vicino di campo ustionato!!!

Ho avuto in questi mesi l'onore di collaborare con il mensile Alice Cucina, un magazine dove tutto prende vita tra ricette e viaggi dalle varie tradizioni. Grandi Chef si prestano a formare un numero straordinario, ricette con fotografie e spiegazioni step by step che rendono ogni piatto speciale e di facile esecuzione.
Per deformazione professionale cucino ma non trascrivo, perciò vi lascio immaginare che non è stato semplice cercare di mantenermi su determinate linee guida. Me la sono cavata? Ogni tanto mi ritrovavo a scrivere a notte fonda mentre i tasti del pc si rincorrevano ed io finivo la ricette chiudendo " Saliamo di sale e pepe".
Giornata tipo: "Ciao Velia per il mese di novembre abbiamo da fare la polenta, 8 ricette, più scuola di cucina"
Ed io tutta pimpante "ma certo e quando vi servono" "abbiamo 4 giorni che dici ce la fai??".
Opperbacco io non dico mai no seppur con la cucina esplosa tra una balla di farina e lievito madre.
Che vi dico amo le sfide ma convenite con me che ad agosto fare la polenta non è che sia tutto gran piacere. Anzi!!!Allora le corse iniziano e vai con bilancia ed ingredienti per creare qualcosa che sia diverso ma semplice al tempo stesso. Ma c'è la legge di Murphy in agguato. Questa legge affligge molti esseri umani e io sono stata adottata come nipote prediletta da Murphy. Lui ha creato per me leggi uniche tipo: se tuo zio Murphy ha paura che tu prenda fuoco mentre friggi in quel preciso istante accadrà. Se lo zio ha detto di stare attenta che ti chiuderai fuori casa significa che lo hai già fatto. Più che una legge una vera condanna.
Sarà uno zio Murphy veggente che tira "malasuerte".

Se la bilancia elettronica ha sempre funzionato state sicuri che la bilancia vi abbandonerà nel momento della pesa della farina, se dovete misurare gli ml ( milliltri) state sicuri che la vs brocca ha deciso di cancellare quelle stanghette e vi ritroverete con la metrica americana delle cup. Ma dico io ma possibile che proprio oggi che devo fare una cosa seria la mia cucina ha deciso di scioperare in pieno????
Si ai sindacati è stato riportato che il mio forno viene maltrattato fino al mattino, tra sfoglie e sfogliatelle, la lavastoviglie l'ho svampata perchè ho messo troppo sale, o magari il minipimer si è stancato di montare maionesi vegane improbabili. Anche li il motore dello steamed blender si è fuso mentre cercavo di fare i ravioli al vapore!. Ma nella mia cucina posso fare a meno di tutto ma non della carta da forno. Me la porto anche in borsa perchè non si sa mai, devi cuocere un pollo nel motore dell'auto del vicino di campo.
Eh si cari amici, ho un vicino di campo che ha rifornito la sottoscritta di ogni verdura possibile durante l'estate mandandomi "fuori di melone" coi suoi meloni, pomodori, cetrioli, melanzane e chi ne ha più ne metta.
Poi lui anche se taciturno passa sempre a salutarmi dicendo " le voe du ova?" ed io "certo perchè no!"
" Che cucine de bello oggi!" ed io "Faccio le ricette per Alice Cucina "
"Alice di chi è figlia?????? falla cucinà e tu magna che se sei secca come un chiodo"
Io sorrido sempre alle sue battute genuine, sorrido e rispondo "Ma Alice è un magazine, un mensile di cucina e sto facendo la polenta!" "Ambè sto mensile quando arriva, cioè è come il postale e porta la polenta? Certo che lo stroliche tutte. °( Strolicare sta per inventare, creare con magia)

Ma la polenta fatta in 30 versioni doveva poi essere testata. Non da lui certamente anche se qualche assaggio gliel'ho sempre mandato volentieri. Allora dopo essermi riappropriata della bilancia elettronica mi sono fatta coraggio ed ho iniziato a scrivere. Pesare in grammi, convertire le cup in ml e soprattutto scrivere frasi di senso compiuto "PRENDETE UNA PENTOLA CAPIENTE, PORTARE AD EBOLLIZIONE un litro di acqua salata e bla bla bla" Insomma l'esecuzione per quasi tutte le polente con farine di mais o grano saraceno non si differenziano di molto ma dipende sempre dalla consistenza che vogliamo dare al piatto basta un pizzico di farina in più e vi ritroverete con la cazzuola in mano a fare l'intonaco giallo del garage di casa.
I momenti di panico si stemperano mentre si cucina, metti "Wild Boys" dei Duran, fai acrobazie tra una pentola e l'altra, segni su foglio la grammatura degli ingredienti, calcoli la stagionalità del prodotto che vuoi proporre, seleziona le spezie, le erbe.......ma i momenti di panico con attacchi di fame incorporati si manifestano la notte davanti al computer. I passaggi devono essere chiari, semplici, chi legge deve essere invogliato a rifarlo non a scappare come me che non trovo il termine giusto per descrivere "GIRARE" che i sinonimi sono finiti e a forza di girare, amalgamare, rimestare ecco che gira la testa anche a me.


 Dopo aver finito la scrittura delle ricette mi rivolgo a me stessa "Senti ma vogliamo andare a dormire e domani ricontrolliamo tutto? Ho ancora un giorno di tempo e ce la posso fare a farcela" Mi guardo intorno ed ho fatto 10 mila cose ma solo 8 di queste sono quelle che ho scritto. Le più gustose, le più originali ma anche le più buone. Ecco questo per esempio non è finita sul giornale e la propongo come piccolo sfizio "agostano" da poter offrire al vicino di campo in un mese freddo.
Quando gli ho presentato questo cesto voleva pure baciarmi ma io mi sono difesa con una frase "guarda puzzo di fritto che non puoi capire, queste sono frittelle di polenta di mais gialla con il ripieno di prosciutto, ricotta salata, provola e zest di limone".
Lo so, immaginate la reazione al termine "zest di limone". Mi ha guardato attonito "Ma che paese è lo zest? vicino all'est?". Ha compreso di essersi ustionato l'esofago dopo la quinta polpetta. Tutto rabbuiato mi fa "ma non ho capito ma co sto caldo non potevi fa un gelato alla polenta o un ghiacciolo di polenta?"






Polpette di polenta fritta con provola, prosciutto e ricotta salata
Ingredienti per la polenta
250 gr farina di mais gialla
1 Litro di acqua leggermente salata
100 gr parmigiano grattugiato
Tempo di cottura 45/50 minuti

Per il ripieno
Sale e pepe
Timo
100 gr timo
50 gr ricotta salata
Limone grattuggiato
50 gr provola affumicata
50 gr prosciutto tritato
Pangrattato 

Olio di semi di arachide per friggere
Attrezzatura pentola abbastanza capiente, una frusta, un mestolo, padella per friggere, carta assorbente

Preparazione
1)Portare ad ebollizione l’acqua precedentemente salata, Fuori dalla fiamma iniziare a versare la farina di mais cercando di  farla cadere dolcemente continuando a rimestare affinché non si creino dei grumi.
2) Al completo assorbimento riportate la polenta su fiamma bassa ed iniziate a lavorarla con un mestolo o persino con la frusta
3) Lasciate sulla fiamma avendo cura che non attacchi sul fondo e vedrete che le bolle che si creano spaccano la farina di mais creando un composto sempre più denso.
4) Il tempo di cottura è 45 minuti circa. Poco prima della fine incorporate burro e parmigiano e con la frusta amalgamate il tutto. Fate freddare.
5)Preparate un trito di erbe con il timo, la ricotta salata e amalgamateli nella polenta. Poi create delle piccole palline che riempirete con un pezzettino di provola, prosciutto tritato con limone grattuggiato. Chiudetele su ste stesse facendo in modo che siano ben sigillate. Ripassate nel pangrattato e ricotta salata per eliminare eventuali liquidi della polenta. Friggete in abbondante olio di arachidi e servitele calde ( non ustionate il vicino di campo).

Le varianti possono essere molteplici, potete anche stendere la polenta con un mattarello su carta da forno bagnata creando un rettangolo riempirla con gli stessi ingredienti, richiuderla come una girandola facendo in modo che compatti bene premendo ai lati la carta da forno. Togliete la carta da forno, tagliate a rondelle e gratinate al forno aggiungendo altro parmigiano reggiano.
Non mi chiedete le foto che non l'ho fatte................................però credetemi la polenta può essere un piatto molto divertente e versatile seppur cucinato ad agosto. 
Allora non perdetevi il numero di Dicembre che ci sono ricette fantastiche!!!!


 
" Numero col botto, numero di festa con proposte cosi frizzanti che le ricette e menù che sceglierete strapperanno l'applauso dei vs commensali! La redazione di Alice Cucina ha ragione per questo che vi auguro Buone Feste e Buone Ricette a tutti!!!







 Il post è dedicato a Simona Vacchini, oggi mi ha fatto pensare a cosa succede nei backstage delle ns piccole grandi cucine







Thursday, November 6, 2014

Le elementari tra letture e scoperte significative: da Adamo ed Eva e l'albero del melo malum



Le maestre hanno sempre la loro grande personalità. La nostra maestra Antonia chiamata da tutti Tota  denominata anche “ La signorina” perché non sposata. persino la grande direttrice del centro Domenico Savio, centro dove venivano rieducati ragazzi con vari problemi di adattamento. sarebbe stata la nostra insegnante per i restanti anni delle elementari. Lei era gentile, comprensiva ma aveva l’aria della grande conservatrice. Si era persino conservata ed immolata per il lavoro che il fatto che non fosse sposata la riportava sempre al grado di “direttrice e signorina” mai “zitella” non sarebbe stato il termine  appropriato. Lei era una donna di fede che aveva sposato insegnamento e grande impegno nel mondo del sociale. Con le sue forme tondeggianti risultava anche un po’ materna ma il suo passo era di chi sembrava procedesse con la la fascia da sindaco benemerito di un paese che era già stato da secoli declassato a frazione.
Il suo incidere molto felpato con scarpetta tacco tre, capello biondo e occhiali mi ricordavano qualche personaggio dei cartoons. Lei camminava dritta come un fuso e spesso si calava gli occhiali per guardarci in faccia uno ad uno ( eravamo in 5 per fortuna) sempre silenziosa, meditativa e molto riservata.
 Era un replicante mista  tra la signorina Rottermaier, e la zia di candy candy quella che in poche parole quando ti inquadra sai già che sei fottuta alla prima interrogazione. Nella sua grande particolarità aveva anche parole di conforto. IO NON CAPIVO i problemi di matematica.
Appunto se sono problemi perche mi dovevo preoccupare. “Allora il treno parte da roma alle 6 del mattino e arriva firenze alle 12 calcolando che ha decelerato il suo percorso rallentando la sua velocità media per 4 volte andando a 100 km mi sapete dire con quanto km viaggiava?”
Io avevo perso il treno, persa tra partenza, decelerazioni e arrivi e mi domandavo “perché i treni  danno tutti questi problemi?”

Il soggetto cambiava se c’era il contadino che doveva vendere 10kili di mele ma che per tre volte consecutive si ritrovava a venderle usando le frazioni. Se un giorno le vende un quarto, il secondo giorno le mangia due, poi il terzo giorno gli rimangono un terzo…….
Ed io mi chiedevo perché il contadino non se le mangiasse tutte insieme senza  farsene un problema’
E la Tota decise in  accordo con i miei genitori di portarmi a fare ripetizioni di matematica, sulle frazioni, divisioni e moltiplicazione delle mele. Del treno non fu fatta menzione anche perché mentre tutti avevano trovato la soluzione io ero rimasta lungo il binario a salutare la gente.
Non ho mai capito se quella logica matematica mi avrebbe condannata a vivere col sospetto che i miei compagni di classe viaggiassero in treno in business class ed io al massimo nel vagone merci magari piena e stracolme di mele da contare. Chissà se le conto tutte???????????????????

Tutti bravi in matematica, tutti bravi a leggere e a fare il sunto specialmente dopo aver letto un testo. Io stavo zitta perché ero timida forse mi annoiavo o come ripetevano a casa “Sei somara!” La Tota bastava che abbassasse gli occhiali per guardarmi perplessa cercando di incoraggiarmi con la frase “dai Velia che è facile”  “povera Velietta”.

Fabiola e Monia erano le femmine più attente, Mirko con poco faceva il suo riassunto in modo discreto perché anche lui le voleva poche. Mirko con minimo impegno era sempre avanti. Riccardo invece calcolava la costante, era impressionante il suo modo di analizzare gli orari del treno, il flusso, le decelerazioni ed i tempi improduttivi che oggi Trenitalia lo dovrebbe assumere come dirigente nazionale. Al fruttivendolo Riccardo avrebbe predetto il tempo della semina e raccolta e gli avrebbe anche consigliato di non entrare nei nostri problemi più che altro per rispetto della sottoscritta. Si ero alla frutta. I miei pensierini erano talmente basici ma me la cavavo egregiamente nell’inventare storie e ciò che era fantasia diventava per la maestra Tota un modo per farmi apprezzare.

La maestra Antonia ci introdusse alla lettura della Bibbia. Iniziammo con la genesi, la genesi del creato, la creazione dell’uomo. Poiché l’uomo si sentiva solo Dio decise di prelevargli una costola per plasmare la donna “ Eh così avrai una compagna per la vita!”
Adamo trafitto dal dolore per la perdita della costola si ritrovò poco dopo con Eva. Come inizio andava anche bene. Dio li mise in un giardino paradisiaco chiamato Eden
Era pieno di frutti ma pose il divieto assoluto di non mangiare il frutto da un determinato albero. Il melo della discordia.
Praticamente avevano un paradiso tutto per loro con migliaia di alberi, ridenti praterie, campi da coltivare, io ero curiosa di sapere se avessero cani e gatti ma la maestra non chiarì questo punto.
C’era l’albero del male o del melo che non doveva essere toccato. L’albero della conoscenza del bene e de male. « Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. »   (Genesi 2,9)                        
            « E Dio impose all'uomo anche questo comando: «Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire». »   (Genesi 2,16)

Ma anche in mezzo a tanti alberi e tanta scelta Eva un giorno parlando con un serpente curioso fu tentata nel cogliere il frutto proibito dall’albero della conoscenza.
 Eva si annoiava a morte in tutta quella perfezione. La donna creata dalla costola di Adamo si apprestava a compiere l’atto più coraggioso dell’intero volume. colse la mela, la mangiò e la passò ad Adamo con parole chiare  “ecco beccate questa vedrai come te se passano le costole”. Appena mangiato il frutto Eva si sentì strana, Adamo iniziò a vederci  meglio al punto che le chiese tutto sorpreso “Eva ma ste poppe dove le tenevi?” “Adamo pure tu non scherzi a protuberanze strane”. Si ritrovarono nudi, si nascosero dalla vergogna, si vestirono con fogli di fico ed iniziarono a pensare che quella mela malum potesse essere molto più interessante.
 La pacchia durò poco perché Dio si presentò a loro, niente confettura di mele malum cari miei.
Il processo viene fatto in direttissima. Aver mangiato il frutto della conoscenza del bene e de male gli sarebbe costato caro. Il serpente si giustificò dicendo che aveva espresso un parere, Eva dava  la colpa al serpente, Adamo accusava Eva che gliela aveva passata con molta superficialità.

Dio condanna prima di tutto il serpente; la punizione della donna la tocca nella sua duplice qualità di madre e di moglie. “Partorirai con dolore” Anche l’uomo è condannato, anzitutto nel suo rapporto con la terra, alla quale è legato come a una moglie e dalla quale attende i frutti: ora la terra diventa una nemica. Comunque né l’uomo né la donna vengono "maledetti" da Dio, che riserva parole di maledizione soltanto al serpente e alla terra (o al cosmo). La più aspra conseguenza del peccato è la morte: il peccato produce una rottura del rapporto con Dio, e la morte fisica sancisce definitivamente questa rottura.

La maestra Antonia ci spiegò cosa fosse è il peccato originale, e che per colpa di una mela l’umanità è soggetta alla morte come espiazione del delitto infame.

Sono stata giorni arrabbiata con Eva, ecco una che non si fa i fatti suoi. Per Adamo provavo profonda tenerezza, per il serpente anche un po’sana di simpatia. Arrivavo a casa e domandavo se per una mela saremmo dovuti  soccombere tutti.

La  Maestra Tota non era così drammatica, semplificava ogni singolo passaggio, lei ci stava narrando la storia di una donna nata da una costola di un uomo che dalla grande noia ci aveva condannati a morte.

“allora bambini possiamo fare un pensierino, una riflessione e trarre la lezione del giorno?”.
Vista la mia indole e per come sono di carattere non l’avrei mai toccato l’albero della conoscenza specie con tutti gli ammonimenti e divieti posti. Poi Dio era stato ben chiaro perché la punizione avrebbe comportato la cacciata del’eden.
I pensierini di Riccardo erano nettamente superiori alla stesura della bibbia, Fabiola e Monia si erano impegnate a scrivere la morale semplice e genuina, Mirko era stato più breve e aveva sintetizzato bene, IO???? Il mio condensato genetico, simposio- sintesi sulla genesi non fu apprezzata perché avevo cambiato versione.

“Il contadino aveva un albero con sole 10 mele; una se la mangiò Eva, una se la beccò Adamo ed il serpente ne mangiò 8 per morire di colite poco dopo. Quante mele sono rimaste? ZERO. Problema risolto. No Dio si arrabbia perché è rimasto senza mele”

La maestra non gradì molto, parlavo poco e si mise a ridere esclamando “Non hai colto la morale ma hai risolto un problema per la prima volta” “ No maestra la lezione l’ho capita ma sto troppo arrabbiata con Eva e preferisco contare le mele del contadino”.



Le cose non migliorarono col passare del tempo, ero affascinata dalla lettura di maestra Tota-Antonia ma la mia capacità di sintesi rimaneva incompleta. Da lì a poco passarono in classe in pochi anni tutti i personaggi biblici dell’antico testamento. Noè con la sua arca, Giuseppe figlio di Giacobbe venduto dai fratelli, Mosè salvato dalla acque, Davide e Golia, Giona e la balena, Daniele ed i leoni. Si erano racconti a puntate, a colori seppur narrate da una voce bassa alla quale poi veniva il singhiozzo. Anche perché la punteggiatura che l’hanno inventata a fare?
A noi 5 ex pulcini in via di sviluppo queste storie ci piacevano assai, poi ci confrontavamo ed io  “si ma la storia è vera oppure no? Che ne so Cenerentola non esiste!”.

Santi numi, Velia ma cosa dici, come fai ad asserire che Cenerentola non esiste davanti ai tuoi compagni? Sono passati più di 30 anni o giù di li. La maestra Antonia si ritirò in pensione, perpetuò il suo dovere di direttrice presso l’istituto per anziani, il suo centro ricco di giovani era diventato oramai una casa di riposo. Un giorno la incontrai e fu dolcissima.
“sai Velietta, per anni ho pensato che tu avessi seri problemi di apprendimento”
“ ma no Direttrice, si figuri ho sempre saputo di essere somara anche se lei non me lo diceva apertamente”
“ Eri sempre in silenzio, eri timida e spesso persa nel tuo mondo fantastico che non volevo disturbarti”
“ ma si figuri Direttrice, già che mi chiamasse Velietta o Veliuccia lasciava  intendere che aveva a che fare con una figura molto molto fragile”
“ beh si, sei uscita fuori che Babbo Natale non esisteva perché non l’avevo letto sul vangelo”
“ ma si figuri Maestrissima, ma io non capivo che senso avesse scrivere una lettera a Gesù bambino per farsi portare il regalo da un perfetto sconosciuto con barba bianca e vestito rosso che non viene menzionato nella bibbia. I bambini sanno rendere il mondo più semplice degli adulti, più reale e giocoso”
“ si Velietta, hai proprio ragione, eri una bimba introversa ma molto brillante, se ben ricordi la recita di Natale della scuola la presentavi te anche se te la facevi addosso dalla grande emozione”

Poi un giorno la nostra Tota ci lasciò provata da una lunga malattia, mia madre che era andata a trovarla pochi giorni prima del trapasso me la passo al telefono “Sai Velia sono fiera di quello che hai fatto, hai scelto di fare l’insegnante ed i tuoi alunni saranno felici di avere una maestra così, abbi cura di te”.

Ma la vita introversa diventò estroversa appena il diploma magistrale, mia madre che alle udienze veniva solo per farsi dire " si  la ragazza è la prima della classe" Oh almeno un soddisfazione con un bel punteggio di 58 sessantesimi per la maturità. Un pezzo di carta che ho utilizzato per poco tempo prima di volgere lo sguardo alla cucina, complice una nonna Parisina cuoca rinomata.la nonna Marsilia più semplice ma capace di piatti unici.
Anche stasera niente ricette, solo un ricordo bello del cammino dellla mia esitenza..............grazie ai miei compagni di banco; Riccardo, Mirko, Fabiola e Monia.
Grazie Maestra Antonia,,,,,,,

Wednesday, August 27, 2014

La storia dei 5 pulcini sotto la catalpa....il primo giorno di scuola non si dimentica mai!








Chi di voi non ha frequentato la scuola materna? Alzi la mano per favore o lasci un commento sull’esperienza vissuta. Si perché io ho trascorso un infanzia tra Narni e Monterubiaglio e appena compiuti i fatidici tre anni mamma provò a mandarmi alle scuole materne. Ripeto ci provò ma non le venne bene. Io piangevo talmente tanto che le maestre erano costrette a chiamarla. Piangevo a singhiozzi e facevo certe lacrimoni formando un laghetto e mamma si spaventava al punto che tornava a prendermi. Poi ricordo vivamente la sensazione di essere abbandonata in modo molto subdolo. Parlava con le maestre, io mi perdevo  in mezzo ai bambini, lei mi sorrideva e mi faceva l’occhietto come per dire “sono qui non ti lascio sola” . 
Le maestre la rincuoravano. “Non si preoccupi è normale, piano piano la bimba lo capirà e vedrà che smetterà di piangere” e lei furtivamente se ne sgattaiolava dal portone mentre ero intenta a non farmi tirare i capelli da qualcuno più piccolo di me. Purtroppo tutti i tentativi fallirono.
La maestra un giorno presa da tanto sconforto mi aveva già preparato la cartella, aveva messo dentro l’asciugamano con le iniziali vds, qualche giocattolo. Sembrava quasi un ordine di sfratto immediato e per giunta definitivo.
Mia madre fu messa al muro con la cartella schiaffata sul petto dalla stessa maestra  “ Mi spiace signora la bambina ha dei gravi problemi a socializzare forse è il caso che la facciate vedere da uno specialista”.
E mentre mi portava trascinata per la mano, alzandomi di mezzo metro sventolandomi a bandiera si sentiva quasi disgustata della mia prestazione prescolastica oltre indignata nel di sentirsi dire che aveva una figlia del tutto asociale. “ non capisco perché tu non voglia giocare con i bambini che c’è di così tanto male a stare dentro un asilo almeno fino all’ora di pranzo?”

“ mamma se non ci sei tu io non ci voglio più andare in quel posto!”

Durata effettiva della materna a Narni: giorni 12



E mamma fece in modo che io trascorressi la stagione più bella proprio a casa, contornata da vicine variopinte, con uscite al parco, piscina d’estate, palestra d’inverno. Insomma si stava da dio….
Gli amichetti o amichette non c’erano. Giocavo raramente con i figli delle vicine: Gianni quasi coetaneo o con Cinzia in piena adolescenza che studiava con la faccia pittata per la crema antiacne  Io già vivevo nel mondo dei grandi mentre ascoltavo rapita le storie dell’amica Medora, parrucchiera dai capelli rosso fuoco. Se stavo a bottega mettevo in ordine le parrucche, spatolavo con il cucchiaino il fondo del loro caffè montato con lo zucchero, loro fumavano e si confidavano, io prendevo lo stuzzicadenti e le imitavo con fare sapiente e poi chiedevo “dove la butto la mia sigaretta?”

Dopo il trasferimento a Monterubiaglio le cose cambiarono nettamente.
Cambiarono le abitudini, la casa, anche le amiche di mamma avevano bambini della mia stessa età.
Sarebbe stato un anno di preparazione perché l’anno seguente avrei dovuto frequentare la scuola elementare. Mia madre presa dal rimorso di non avermi esortato a frequentare l’asilo tentò nuovamente con la scusa che avrebbe iniziato anche mia sorella. “qui a Monterubiaglio conoscerai tanti bambini, poi le suore sono brave ti faranno divertire, vedrai non piangerai”
La tregua durò pochi giorni. Mia sorella aveva già metabolizzato l’abbandono parziale, io invece iniziavo a piangere dopo pranzo quando le suore provavano a metterci a nanna e tiravano la tenda per il pisolino pomeridiano. Io avevo l’incubo di Suor Simona, lei le voleva poche o ti addormentavi da sola oppure ci pensava lei con le sue storie. Perciò dopo la prima settimana  fu mia nonna a venirmi a prendere e Suor Simona aveva preparato la cartella con maggiore velocità delle maestre di Narni. Lei era illuminata da dio e con me non c’era da fare altro “mandatela a benedire, portatela dal parroco” in poche parole ESORCIZZATELA.
Ma chi? Io o Suor Simona?
Anche gli altri bambini la temevano ma lei era una che andava a simpatia, ed io non le stavo simpatica per niente. Durata effettiva della materna 8 giorni più due di chiusura in bagno.
Fu un anno molto bello, mia sorella continuava a frequentare l’asilo, io me ne stavo a casa a godere della preparazione della crostata o del ciambellone. Dovevo giocare con le pentole, far scoppiare la balla della farina da 10 kg mentre sferzava la tramontana. Attorniata da zii e zie che pur di accontentare la sottoscritta mi facevano toccare anche il soffitto.
Nonna ha sempre la giusta ricetta
 Ma un giorno trovai una balla nuova, ero curiosa. Mi feci la mia fontana sulla spianatoia ed incorporai le uova. Nonna non mi diceva nulla perché era così che trascorrevo le mie giornate.
Dopo 10 minuti iniziai a sentire che le mie mani stavano per incollarsi e la sensazione peggiorò nei minuti successivi. Le mie mani erano diventate come gesso. Non riuscivo più a muoverle.
Nonna scopri poco dopo che avevo pescato nella balla di stucco dietro al portone.

Poveri non avevano calcolato che sarei stata abbastanza scaltra da provare ad impastarla convinta che fosse farina. Tra le varie imprecazione a parte rimanere di stucco se mi avessero portato un balletta di cemento armato avrei fatto la pasta più al dente del mondo.

Ultima estate tra giochi e feste ed iniziai a conoscere le mie prime amichette: Fabiola dirimpettaia di nonna. Con lei le giornate trascorrevano felici e con divertimento assicurato. Giocavamo davanti casa mia o dietro casa sua denominato il POGGETTO.
Sarebbe iniziata la scuola da lì a breve. Fabiola ne parlava con entusiasmo io facevo spallucce ma se c’era anche lei nella mia classe mi sarei sentita meno sola. Me lo ripetevo in continuazione mentre mamma mi prendeva le misure per il grembiule che a quel tempo era blu. Nonna stava ricamando i vari colletti che sarebbero poi stati accompagnati da un bel fiocco rosa. Ero di sicuro affascinata dai preparativi di quella prima volta. Il mio primo giorno di scuola, un posto nel quale non avrei potuto piangere o tornare a casa quando volevo.C'era il sussidiario ed il libro di narrativa, tanti colori, quaderni e c'era più che altro da incartare ogni libro per non rovinare la copertina.
Appena indossato il grembiule, colletto e fiocco mamma aveva con sè la cartella rossa con le fibbie marroni. Una cartella squadrata all’estremità tondeggianti. Mi presentai in quel lungo corridoio che sembrava lunghissimo. Eravamo in 5 in quella classe. Io, Fabiola, Monia, Mirko e Riccardo.

La nostra maestra si presentò come un raggio di sole. “ Eccoli i miei piccoli pulcini ed io sarò la mamma chioccia”. Lei la grande maestra Maria Osti Romagnoli. Sarebbe stata la nostra maestra per un solo anno, perché l’aspettava la pensione. E te pareva? La Romagnoli era una maestra di una dolcezza infinita, dotata di grande pazienza. Il mio primo anno di scuola iniziava un po’ in salita perché non avendo frequentato la materna ero molto indietro rispetto agli altri. Ero molto taciturna, non riuscivo ad esprimermi in piena autonomia. Logica-matematica zero… ma non avevo problemi a leggere e scrivere  mi proponevo sempre io quando c’era da leggere qualcosa. E la maestra sapeva che era anche un modo per farmi uscire fuori dal mio guscio.
Fabiola era l’amica del cuore, poco dopo arrivò anche Monia. Crescere insieme non è stato semplice  perché i caratteri erano completamente diversi. Fabiola era molto brava a scuola, attenta, diligente, precisa, ordinata ed era estroversa. Monia era altrettanto brava ma la distingueva la sua grande bontà d’animo. Se le avessi chiesto una matita di sicuro me l’avrebbe regalata invece Fabiola al massimo te la prestava o se le girava male ti diceva anche di no.
Perciò la leadership va sempre al più forte o alla più forte e Fabiola aveva la maglietta col numero 10: capitana ci si nasce e non ci si diventa.
Se litigavamo non ci parlava per giorni a differenza di Monia che non riusciva a tenere il muso aveva un carattere più docile e malleabile. Ma erano entrambe delle grandi ascoltatrici che un giorno mi esortarono a parlare di cose più divertenti e con ragione " Senti Velia, ma perchè disegni sempre la pioggia, guarda che bello qua fuori ci sono anche i fiori e c'è il sole!".
Ecco Fabiola brillava per il suo perenne ottimismo, la sua grande capacità di sintesi, era più matura, più sveglia, ordinata, orgogliosa, testarda.
Perciò al momento dei compiti in casa io che ero nettamente indietro copiavo Fabiola, Monia interveniva per farmi capire il concetto e Fabiola come la maestrina con la bacchetta ci richiamava all’ordine spiegando la lezione di nuovo. Mirko e Riccardo…..due galassie in un universo in piena espansione.
Loro erano completamente gli opposti: Mirko era furbo, svelto, caparbio, orgoglioso e provava a spuntarla su Fabiola che rimaneva impassibile. Riccardo era il primo della classe ma era il più taciturno. I suoi compiti erano sempre svolti in maniera perfetta che un giorno quando disegnò un dinosauro pensammo davvero che avesse dei poteri soprannaturali. Era il dinosauro della foto che era raffigurato sul sussidiario. Per non parlare dei pensierini che poi col tempo sarebbero diventati temi che lasciavano incantata la maestra e persino le altre maestre. Durante la ricreazione si riunivano per parlare del grande genio che era in lui e confrontavano magari il mio pensiero del giorno molto semplice, lineare e diretto ( approccio necessario) “Oggi a casa abbiamo fatto la crostata con le ciliegie e mia sorella l’ha mangiata tutta” con il pensierone di Riccardo che era un poema liturgico. Non c’era nulla da fare, Riccardo era inarrivabile, quasi intoccabile perché anche lui era molto timido. Ma quando era sul banco di scuola poteva far rimanere di stucco ( con la balletta de cemento armato) l’insegnante. Perciò dopo qualche mese ecco che le postazioni diventano più nette, le posizioni di ogni singolo bambino vengono riportate sul famoso primo quadrimestre. La mia pagella non è delle peggiori ma la Romagnoli decanta la mia grande fantasia ed interpreta la mia “distrazione” o difficoltà a concentrarmi come una sorta di noia di base.
“si è inserita nel gruppo dal quale richiede affetto. E rispettosa e tende a comunicare all’insegnante ogni suo piccolo problema inerente alla scuola. E' sensibile ed estremamente pronta a cogliere ogni cambiamento, passa dei periodi di grande infantilismo di assenza mentale dalla classe a periodi di forte impegno, A me sembra anche un po’ insicura. Ci sono momenti nella conversazioni dalle quali sembra totalmente assente che viene fuori con delle osservazioni tanto superiori alla sua età cronologica , che lasciano sorpresi. Ha acquisito una sufficiente tecnica sia per la scrittura che per la lettura ma la parte logico.matematica rimane incompleta
Solo 11 assenze….
Insomma non era poi così male come pagella da portare ed ero la più somara della classe.
Non oso pensare la mamma di Riccardo che tutta orgogliosa magari aveva già appeso i manifesti
“ma quanto sei bravo?”
Ma quell’anno il comune decise di regalarci un campo da pallavolo ma per farlo avrebbero dovuto abbattere la catalpa che si trovava in quel preciso punto. La Romagnoli la prese come spunto per fare ricerche sull’origine di questo albero a foglie caduche. Facemmo uno studio associato, aprimmo un inchiesta e  assistemmo inermi all’abbattimento della catalpa come se fosse la fucilazione del colpevole. Piangemmo su quelle fronde tagliate, contammo gli anni dalla radice rimasta in terra. Riccardo aveva fatto anche la ricerca della moltiplicazione della pianta e studio comparato di ogni singola malattia dovuta a parassiti. Insomma una scuola intera a piangere una catalpa e Riccardo "la catalpa bignoinoides era chiamato albero dei sigari"
 “ sarà per questo che lo tagliano? Il fumo fa male”.
Eccerto non dovevamo fumarci una catalpa, farci il decotto ma neanche ritrovarcela nel letto la notte come incubo dopo averla interiorizzata come parte della famiglia. Un pezzo di catalpa che se ne va…..
Durante l’ora di ricreazione portavamo i pensierini alla catalpa. Io piangevo come una fontana e nessuno aveva capito la ragione. “ Maestra se decidessero di tagliare anche le altre piante dall’altro lato della scuola, io ho contato 5 tipologie diverse e qualche sottospecie. Ci mettiamo al lavoro adesso o magari passo le informazioni a Riccardo che domani ci porta la ricerca già fatta?”.
Perchè Dio crea i mondi ingiusti: crea i bimbi come me che fanno il pensierino o crea bambini capaci di scrivere una tesi di laurea??"
"Velia per te il cielo sta anche dentro la stanza"
 
La Romagnoli ci amava cosi. Eravamo i suoi 5 pulcini, i suoi 5 cuccioli da lasciare pronti alla nuova maestra. Sarebbe stata la sua ultima stagione lavorativa e per noi la prima e l’ultima stagione di un periodo ricco di grande fermento scolastico "ripieno" di affetto a quintali. 
 Maestra Maria Romagnoli, col suo naso fino e adunco, capelli grigi fermati da una molletta ed un paio di occhiali fini e spessi come il fondo delle bottiglia.
Aveva un profumo di talco, sembrava sempre che uscisse fuori dal parrucchiere senza la messa in piega. Mai un urlo, mai una parola di troppo, teneva per sé la nostra essenza. Si cibava di quella per riuscire a chiudere la sua stagione lavorativa, una stagione spesa per allevare i più piccoli. “ un giorno quando sarete grandi vi ricorderete di me? Io si perché rimarrete i miei ultimi pulcini ed un mamma chioccia non dimentica” 
"un pulcino tra le mie mani"
 Secondo quadrimestre finito, il primo anno finisce con una prima elementare pienamente promossa in seconda.
Il mio pensierino di fine anno fu molto gradito: il mio era il desiderio di andare a vivere tutti assieme sotto lo stesso tetto in piena campagna avevo anche scritto che per festeggiare avrei piantato una catalpa in segno di pace. No, non avrei più pianto come all’asilo e non avrei fatto storie per entrare in classe.
Eravamo noi 5, Io, Fabiola, Monia Riccardo e Mirko. La sottile percezione che i nostri caratteri si erano completamente amalgamati e la sensazione forte e che non ci saremmo più lasciati dopo quella stagione.