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Sunday, May 5, 2013
Stories.....with Velia's Cooking Style
Non avrebbe avuto senso tradurre una bella lettera come questa: ringrazio Alexandre che mi ha davvero dato soddisfazione da Vegetariano Convinto.....io che non avrei immaginato di trovare così tante erbe, spezie e profumi all around the world. Sto lavorando su Barcellona.....ecco qui la vedo un po più complicata ma DIVERTENTISSIMA!!!!!!
Few Stories:
Few Stories:
"As an architectural photographer who has
lived and worked on every continent, I would like to compliment Velia de
Angelis on her style of cooking. I might
also mention that I had a French mother who took the French cuisine very
seriously – so from an early age, I was exposed to exceptionally well prepared
food.
Velia has the supreme talent of taking simple ingredients and turning
them into magical dishes. One of her
creations I enjoyed immensely was based on eggplant, rice, red onions and
cherry tomatoes. Her hand with eggplant
is especially impressive – since it is a vegetable I usually find soaked in oil
as it is dipped in egg and flour and sautéed,
and therefore, it becomes greasy and heavy. In addition, many chefs seem to like to
marry a heavy dose of tomato paste with
the eggplant as well – so then it becomes oily and gooey – not a pleasant
combination.
Using the small sweet cherry tomatoes and a
fresh herb gives a taste of freshness as well as color to the dish.
On another evening I ordered her soup – she
actually puts together many unusual combinations. One I had lately had zuccini, green beans,
red sweet onions and soya noodles. Velia
does not use a broth for the foundation (as it is many times not homemade and
is therefore very salty and with preservatives) – only water and then a touch
of olive oil and herbs on the top along with roasted vegetables and a lot of
them. The end result is the most
delicious puree one could ever imagine.
My wife and I can make an entire meal with this soup, an organic
salad and some of her unbelievably
delicious breads – made with the finest quality yeast and olive oil and unusual
ingredients – one of our favorites is anchovies, another is ricotta cheese,
another the sweet as honey, cherry tomatoes.
I would say that “all is grist that comes
to Velia’s mill”. She has a way of choosing what looks best to her discerning eyes from the fresh food markets every day and
creating new tastes as she is inspired.
Basically she is a well trained classicist – but she puts a new patina
on her dishes.
She creates dishes like a painter paints –
by color, by design, by texture - and by
her imagination which seems to be always present.
Since tasting some of Velia's latest vegetarian dishes, I have asked myself the
question - what qualities make for becoming a superior chef?
I have concluded that a
fine chef needs a number of different talents and most of them involve the
senses.
It is helpful to have the
eye of a painter, the precision of sculpter, the sense of touch of a fine
pianist, the sense of smell of a perfume creator, the palette of a wine taster,
the curious mind of an inventor and the judgment of a wise person to know which
flavors enhance one another.
Deep culinary roots in
one country or region of a country give the strong foundation needed to begin
the process. The best chefs are
analagous to composers - they take a theme and develop it into their own
variations. They create new music
(dishes) - their cooking is evolutionary.
This keeps a menu from remaining static.
If a chef is too stuck in a routine, the dishes begin to lack a certain
sparkle.
Velia has created a
new menu around the theme of printemps - spring. She seeks to use the ingredients of the
season and integrate them in new ways.
Early spring asparagus is infused into a pasta sauce, pale yellow
zuccini flowers with their emerald leaves are stuffed with ricotta cheese and
spring herbs, thin light as air slices of eggplant roasted to a golden hue are
served as a carpaccio, small baby potatoes are roasted to perfection, drizzled
in olive oil and infused into a light
summer tinted vegetarian herbal soup, early garden lettuce varieties with their fresh earthy flavors are meshed
with fennel and fresh herbs and when the season is right, summer fruits such as
slivers of succulent strawberries. The
dessert varieties for spring unfold like flowers as each month another colorful
succulent fruit comes into season. Fruit
tarts based on homemade yogurt with
chocolate shavings give the palette another fresh taste.
The pleasure of the eye
proceeds the pleasure on the palette - and Velia's
surprising combinations are original, fun, light and delicious.
Carol and Alexander Georges
Carol and Alexander Georges
carolcgeorges@gmail.com
Thursday, April 4, 2013
Una Nave di libri per Barcellona 2013
Questa sarà la mia prima esperienza in crociera: saranno 5 giorni intensi dove la cucina e la cultura si fonderanno creando un multiverso goloso ed interessante. Ringrazio la simpaticissima Francesca Burzi che mia ha invitato ad affiancarla in questa magica avventura ed il grande Mario Liberto che presenterà il suo nuovo libro sul Cous Cous "il cibo che unisce i popoli". E ringrazio l'editore Sergio Auricchio di LEGGERE:TUTTI per la sua disponibilità e per la fiducia accordataci.
Qui sotto trovate le informazioni che sono sul sito www.leggeretutti.net
Dal 20 al 25 aprile 2013 per
partecipare, nel capoluogo della Catalogna, in occasione della Giornata
Mondiale del Libro, alla festa di San Giorgio i libri e le rose. Tra gli altri, saranno a bordo della Cruise Barcelona di Grimaldi Lines gli scrittori Carmine Abate, Massimo Carlotto, Roberto Gervaso.
Anche
nel 2013 è in programma “Una nave di libri per Barcellona”,
minicrociera letteraria che Leggere:tutti organizza per il quarto anno
consecutivo in collaborazione con Grimaldi Lines. Sarà sempre la bella e
spaziosa Cruise Barcelona ad ospitare scrittori, attori, registi,
cantanti: il tutto all’insegna della cultura e dell’amore per i libri.
Quest’anno il programma prevede la partenza sabato 20 aprile dal porto
di Civitavecchia, dove si tornerà nella serata di giovedì 25 aprile. Il
23 aprile, Giornata Mondiale del Libro, si parteciperà a Barcellona
alla festa di “San Giorgio, i libri e le rose”. Un grande evento con
centinaia di migliaia di persone che invadono le ramblas scambiandosi
libri e rose. Sono previsti 5 pernottamenti (3 in nave e 2 in albergo).Per Tra gli scrittori che hanno confermato la loro presenza, Carmine Abate, vincitore del Campiello 2012, Massimo Carlotto, Franco Matteucci, Roberto Riccardi, Valerio Varesi. Roberto Gervaso terrà l’incontro Giornalismo e divulgazione storica e presenterà in anteprima il suo prossimo libro, Lo stivale zoppo, la cui uscita è prevista per l’autunno 2013.
Numerose le presentazioni di libri: Vittorio Russo, L’india nel cuore; Rolando Rizzo, Il terzo treno; l’editore/autore Aldo Putignano (casa editrice Homo Scrivens), L’enciclopedia degli scrittori inesistenti; Bartolomeo Errera, il romanzo Danal (casa editrice Guida); Fiorella Cappelli, la raccolta di poesie e aforismi Pensieri Maturi (casa editrice PensieriParole); Pierangela Fleri, la raccolta di poesie L’eco del tempo (casa editrice Rupemutevole).
L’attore Ennio Coltorti, con due spettacoli teatrali, celebrerà due scrittori “scomodi” per il loro tempo ma determinanti per il rinnovamento della cultura europea: Luigi Pirandello (Pirandello-Abba: frammenti. Carteggio enigmatico d’amore) e Lord Byron (Lord Byron). Con Adriana Ortolani.
In collaborazione con l’Associazione Culturale Nuovi Orizzonti Latini sarà proposta una Rassegna di Cinema e Letteratura Latinoamericana, con un programma di proiezione di film dedicati a scrittori sudamericani: Julio Cortázar (Jogo subterrâneo/Gioco sotteraneo), Jorge Luis Borges (Un amor de Borges) e Roberto Bolaño (Bolaño cercano/Bolaño vicino).
Previsto anche un omaggio a Federico Fellini, con un documentario a cura di Ennio Cavalli, cui seguirà la proiezione del film E la nave va.
Spazio anche alla cultura del cibo con due donne chef Francesca Burzi e Velia De Angelis che presenteranno nel ristorante della nave ricette di Cous Cous, giustamente definito da Mario Liberto, autore dell’omonimo libro che sarà presentato in anteprima, il cibo che unisce i popoli. In programma anche musica dal vivo (nell’edizione 2012 Teresa De Sio ha tenuto un grande concerto sul ponte della nave nel porto di Barcellona): quest’anno stiamo preparando un’altra sorpresa.
Come detto, i prezzi sono particolarmente contenuti: si parte da 335 euro a persona (3 notti in nave, di cui due in viaggio e una all’arrivo nel porto di Barcellona, compresi i pasti a bordo, e 2 in albergo con trattamento B&B).
L’iniziativa è riservata agli abbonati* a Leggere:tutti (chi non lo fosse può effettuare l’abbonamento al costo di 30 euro seguendo le indicazioni sul sito).
Per partecipare si consiglia di inviare una e-mail a info@leggeretutti.it per segnalare senza impegno il proprio interesse (indicando il numero dei partecipanti e la sistemazione in hotel: 3, 4 o 5 stelle) per essere subito informati su programma e costi di partecipazione e assicurarsi un posto sulla Nave di libri che nel 2012 ha registrato il tutto esaurito (sono circa 1000 i posti disponibili).
Info: tel. 0644254205, e-mail info@leggeretutti.it
*Almeno un abbonamento per nucleo familiare
Per sponsorizzazioni e partnership inviare una e-mail a pubblicita@agraeditrice.com
PROGRAMMA* di Una nave di libri per Barcellona 2013
Anche quest’anno per chi proviene dalla Sardegna è prevista la partenza da Porto Torres nella mattinata del 20 aprile.
Sabato 20 aprile
Ore 10.00: Appuntamento con tutti i partecipanti che si imbarcano dalla Sardegna presso la biglietteria Grimaldi Lines di Porto Torres - Check-in e consegna carte d’imbarco
Ore 10.30: Imbarco e sistemazione a bordo della Cruise Barcelona nelle cabine riservate
Ore 19.00: Appuntamento con tutti i partecipanti presso la biglietteria Grimaldi Lines – Porto di Civitavecchia
Ore 20.30: Imbarco e sistemazione nelle cabine riservate a bordo della Cruise Barcelona
Ore 20.30-23.00: Cena presso il self service di bordo
Ore 22.15: Partenza per Barcellona
Ore 22.30: Benvenuto ai partecipanti e presentazione degli ospiti e del programma presso la Sala Cervantes (Ponte 10). Presenta Walter Del Greco
Ore 23.00: Inaugurazione della libreria Arion. Interviene Marcello Ciccaglioni, presidente del gruppo Arion (Ponte 10)
Ore 23.00: Presentazione della Rassegna di Cinema e Letteratura latinoamericana, a cura di Sonia Castillo. Proiezione del film Un amor de Borges (Argentina) con Jean Pierre Noher e Inés Sastre (Sala Shakespeare)
Ore 00.30: Conclusione del programma letterario
Domenica 21 aprile
Ore 08.00-10.00: Prima colazione presso il self service di bordo
Ore 10.00: Caffè Letterario Moak. Presentazione di libri (Sala D’Annunzio)
Ore 11.00: La Nave si tinge di giallo con Massimo Carlotto, Roberto Riccardi, Franco Matteucci. Presenta Rosella Santoro (Sala Cervantes)
Ore 11.30: Proiezione del film Bolano vicino di Erik Haasnoot (Sala Shakespeare)
Ore 11.00: Vini che sanno… di rosa. Degustazioni di vini rosati condotte Alessandro Scorsone con suggestioni letterarie ispirate alla rosa a cura di Gino Manfredi (Sala ristorante)
Ore 12.00: Degustazione di Cous Cous a cura di Velia De Angelis e Francesca Burzi. Presentazione del libro Cous Cous di Mario Liberto (Sala D’Annunzio)
Ore 12.00-14.00: Pranzo presso il self service di bordo
Ore 15.00: Proiezione del film Un amor de Borges – replica (Sala Shakespeare)
Ore 15.30: Caffè Letterario Moak. Presentazione di libri
Ore 15.30: Spettacolo teatrale, in collaborazione con Agis Lazio: Pirandello-Abba con Ennio Coltorti e Adriana Ortolani (Sala Cervantes)
Ore 16.30: Giornalismo e divulgazione storica, con Roberto Gervaso (Sala Cervantes)
Ore 17.00: Carmine Abate intervistato da Valerio Varesi (Sala Cervantes)
Ore 16.30: Omaggio a Fellini a cura di Ennio Cavalli; a seguire proiezione del film E la nave va di Federico Fellini (Sala Shakespeare)
Ore 18.15: Arrivo a Barcellona. Sosta della nave presso il Terminal Trasmediterranea. E’ possibile sbarcare e raggiungere a piedi il centro di Barcellona. Cena libera. Pernottamento a bordo
Lunedì 22 aprile
Ore 08.00-10.00: Prima colazione presso il self service di bordo
Sbarco e trasferimento individuale presso l’hotel prenotato
Giornata libera. E’ possibile partecipare a Passeggiate nella Barcellona Gastronomica (educational tour a pagamento)
Martedì 23 aprile
Prima colazione presso l’hotel
In occasione della Giornata Mondiale del Libro a Barcellona è in programma la Festa “San Giorgio, i libri e le rose”. Leggere:tutti partecipa con due grandi stand tricolori sulla Rambla.
Attività e incontri presso l’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona e la Casa degli Italiani
Mercoledì 24 aprile
Prima colazione presso l’hotel. Rilascio delle camere. Giornata libera a disposizione per visitare Barcellona
Possibilità di partecipare a Passeggiate nella Barcellona letteraria (educational a pagamento)
Ore 20.30: Imbarco sulla Cruise Barcelona
Ore 20.30-23.00: Cena presso il self service di bordo
Ore 22.15: Partenza per Civitavecchia
Ore 22.00: Spettacolo teatrale. Lord Byron, con Ennio Coltorti e Adriana Ortolani (Sala Cervantes)
Ore 22,30: Proiezione del film Gioco sotterraneo di Roberto Gervitz (Brasile) (Sala Shakespeare)
Giovedì 25 aprile
Ore 08.00-10.00: Prima colazione presso il self service di bordo
Ore 10.00: La Festa di San Giorgio, i libri e le rose. Esperienze a confronto (Sala Cervantes)
Ore 11.00 Nel baule di Leopardi, un viaggio tra le carte del poeta Gino Manfredi (Sala Cervantes)
Ore 11.00: Proiezione del film Gioco sotterraneo – replica (Sala Shakespeare)
Ore 12.00: Quando il libro crea emozioni. Festival letterari, eventi all’insegna del libro: coordina l’incontro Sergio Auricchio (Sala Cervantes)
Ore 12.00-14.00: Pranzo presso il self service di bordo
Ore 15.00: Caffè letterario Moak. Presentazione di libri
Ore 15.00: Il futuro del libro. Intervengono Marcello Ciccaglioni, Massimo Carlotto. Coordina l’incontro Andrea Cuomo (Sala Cervantes)
Ore 15.00: Proiezione del film E la nave va di Federico Fellini (Sala Shakespeare)
Ore 16.30: Premiazione del concorso fotografico Scatta una foto a Barcellona (Sala Cervantes)
Ore 18.45: Arrivo a Civitavecchia
Ricette
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1 commenti
Friday, March 15, 2013
Ricette per vincere...."mette caso" che al CUP!!!
DA CHIARA "La mia vita in collina"
"Il mio lavoro-base (come lo chiamo io!)...è un lavoro: non è nè bello e nè brutto. Solo a volte ha dei picchi, come dire?? di interesse! che virano dal molto divertente (a tratti esilarante) al molto fastidioso (a tratti con istinti omicidi).
Sono una sportellista CUP, ovvero lavoro al pubblico e "faccio le prenotazioni" (o, come dice mio figlio Criccri, vendo i biglietti dell'ospedale...tipo quelli del cinema, insomma).
Ieri mattina quando sono arrivata (che in cielo c'era ancora qualche stellina...un po' prima dell'alba, insomma), nell'atrio dell'ospedale c'era già una buona dose di vecchietti solerti in attesa: al bar, mi hanno detto che erano già lì quando loro hanno aperto ...e il bar dell'ospedale apre alle 5.30 del mattino.
Ora io dico: il CUP per prenotare le analisi, cara vecchietta insonne e solerte, apre alle 7.20...e i prelievi del laboratorio iniziano alle 7.45. Ma perchè mai, mi chiedo, arrivi DUE ORE PRIMA dell'orario? poi siccome siete già in tanti, ti tocca comunque aspettare la tua bella mezz'ora se non di più prima di sentire l'agognato biiip del numeratore che chiama il tuo turno... per poi alla fine SCLERARE di fronte a me urlando e sgomitando via fiera chiunque si frappoga tra lei e lo sportello "SO' DIGIUNA DALLE 5! TOCCA A ME, 'N SONATE PIU' CHE CE SO' IO!!!"????
Ed io...."Signo' io ho sonato perchè non veniva qua nessuno, - mi giustifico - ma qua... via... non s'arrabbiamo, fatime vede' che c'avete...MMMh..Signo' que' l'ete da prenota' di sopra!!!!! Ete fatto la fila qui e qui 'n famo niente! "
A quel punto la vecchietta perde un po' della sua verve e mi guarda smarrita: "AH, SIII'???? AMBE', ALLORA SCUSATIME, SIGNORI'...E COME CE SE VA DI SOPRA????" "Da qui da parte al bar signo'...c'è l'ascensore..." e mentre dico così lei è già via e, senza suonare un ulteriore biiiip, passo alla prossima storia....
DA VELIA "Velia's Cooking Style"
Il mio lavoro-base ( come lo definisco io) è un lavoro.
Provo a fare la chef, scrivo, organizzo eventi ma adoro decisamente studiare i
comportamenti umani a livello di interazione sociologica.
Vi è mai capitato di trovarvi in mezzo alla gente ed
osservare come tutto sia scientificamente scontato? Se il barista vi
dirà “Buongiorno o Buonasera cosa desidera?” è di buonumore ma se vi lancia un “che prende?” o peggio “Allora lo scontrino?” ha avuto sicuramente un risveglio
repentino e ha dovuto litigare con la moglie, sorbirsi la vestizione dei figli
pronti per la scuola mentre l’amata consorte per tutta la mattinata non ha
fatto altro che ricordargli che è uno sfigato di merda. Me lo chiedo che cosa
porta la gente dentro a quel corpo, provo sempre a mettermi nei panni del mio
prossimo perciò sono educata e cortese e soprattutto sorridente anche se il
cane mi ha trascinata per mezzo km a bandiera, ed ho avuto una nottata
decisamente difficile vuoi la digestione complicata ed incubi vari. Ieri come ogni mese sono andata a fare il
prelievo del sangue, le semplici analisi di routine che la maggior parte di noi
ogni tanto dovrebbe fare. Le prime volte andavo all’orario dell’apertura del
CUP. Gli sportelli aprono alle 7,20 tra che prendo il numero e mi prenoto passo
al laboratorio analisi e con un altro numeretto sono dentro. Ma la sorpresa è
stata che la maggior parte dei vecchietti pensionati ( non me ne vogliano) sono
già sul piede di guerra alle 5, hanno già preparato la vestizione la notte precedente,
hanno messo in moto l’automobile mezz’ora prima “metti caso non parte?” , hanno
messo in fila ricetta per ricetta e si ritrovano tutti e ripeto TUTTI ad
ingolfare il traffico tra le 7 e le 8 del mattino sulla rotatoria di Orvieto
Scalo.
Ho visto vecchietti fare anche 4 giri perché mentre lui
guidava la moglie potesse ricontrollare di avere con sè tutti i referti medici.
Persino quelli che fanno tre giri intorno all’ospedale per paura di non trovare
l’entrata.
Arrivare al CUP è il
momento cruciale, io che sono nettamente in anticipo vado a prendere il numero.
Vedo dal display che stanno al 25 ma chissà perché anche se non me sembra tanto
pieno il mio ticket è il numero 178. Praticamente ci sono vecchietti che si
prendono anche 3 o 4 biglietti “perche mette caso viene il poro Piero che sta
acciaccato je passo il numero no?”
“mette caso che me chiamano e non lo sento?” “Sta un pò a digiuno per tre o 4
ore?” Poi sulla panchina della sala d’attesa ti
guardano male quasi per dirti “chissà che fai qui a perde tempo tanto sei
giovane, guarda come stiamo ridotti?.
Ed il miglior pezzo è quando si riconoscono, fanno amicizia e nel
frattempo c’è la gara a chi ha più acciacchi. “Io ho 3 ernie, me fa male un
ginocchio e c’ho l’artrite!” l'altro “Ah tu stai male? Io c’ho l’artrosi e na vertebra
incrinata poi non te dico quanto ho girato, pittola qui pittola de là….non so
più dove batte la capoccia”. Io attendo sempre con cautela, compro un giornale
spesso non riesco a leggerlo perché la signora di turno mi fa “ahhhh non ci
sono più i giovani di una volta, una volta a quest’ora eravamo già a lavorà,
pascolavamo le pecore, c’era la fame e ce tiravano le bombe. Oggi invece tutto a
pappa fatta…..ma mica lo dico per lei??? Dio me ne guardi io dico perché na
vorta tutte ste accortezze mica c’erano!?? Eravamo stiave de tutto e le dottori
chi l’aveva viste mae? Quanno ho partorito io stavo ad impastà il pane mica
dentro un letto e me ricordo la mi pora socera che mi diceva SPIGNE COCCA ed io
impastavo. Non sapevo manco che significava partorì….eh ma….l’ho fatto uno de
figlio testa de cavolo” Io sorrido
sempre davanti a tanta genuina saggezza. La signora 85 enne certo non
immaginava che avrei parlato con lei di come noi giovani vediamo il mondo e
forse non si aspettava tanta attenzione. Invece con piacere ho chiuso il
giornale e ho interagito con tutta la combriccola che mixava con leggerezza i
propri mali con compiacimento. DOPO questa premessa ieri sono arrivata tardi
per evitare la solita fila e perche ho notato che anche alle 9 si fa sempre in
tempo a far tutto. Ore 9,20 arrivo prendo il numero 79 e stavano servendo il
numero 71. Ho fatto di corsa il corridoio per accaparrarmi il numero del
prelievo. Ahime mi dicono che hanno finito i biglietti. L’infermiera educata e
attenta “Velia aspetta adesso ti rimedio l’ultimo numero e poi ti aspettiamo”.
Ecco la vecchietta di turno “signò ma a quest’ora? e mo le
analisi nun ve le fanno più!”. Lascio stare. Corro trafelata al CUP esce il
numero 78 e poi il 79……..
79 il mio numero. Perciò mi appresto ad arrivare allo
sportello dove Chiara con il suo sorriso solare mi accoglie. Ad un certo punto
sbuca una signora sulla settantina abbastanza irritata “Eh nooo ce so prima
io!” Mi prendo una mezza gomitata. Io mi scuso facendole notare che era stato
chiamato il mio di numero e Chiara le spiega che all’annuncio del numero 78 non
si era presentato nessuno.
Perciò lascio il passo alla signora che parlava da sola a
macchinetta……poi ho visto un po’ di sconcerto, Chiara le spiega la situazione e
lei “Ohhhh signorì davvero?? Non dovevo
veni qui ma di sopra??? Scusate scusate! E come ce se va de sopra?” Chiara le
fa vedere dove ci sono gli ascensori.
Una volta allo sportello mi sono guardata dietro ed ho
esclamato “ non è che adesso arriva uno con un manganello per spedirmi in
ortopedia?” Chiara sorride e mi
racconta che stare al pubblico specialmente in un ospedale si vedono di tutti i
colori. Quando arrivo al laboratorio analisi la stessa signora mi fa “Signorì
ma ve le fanno le analisi a quest’ora?”
“si….perchè ho ancora un margine di 40 minuti poi sa signora
non so lei ma io dopo vado a lavorà lei magari va a fare il pranzo” “Eh nooo…io il pranzo l’ho preparato ieri
sera mette caso che qui c’è la fila?” ed
io “Le ricordo che alle 10 il laboratorio analisi chiude i battenti”
E lei ancora imperterrita “Metti caso che se rompe l’ago, o
che se rompe na macchina?”
“O signo….ma un po’ de positività” “Voi giovani la vedete facile”
Si forse loro non sanno che vado a dormire all’alba e che
faccio una vita OFF LIMITS….certo non ho provato la fame, non ho sentito le bombe
dei tedeschi però un po’ di educazione e
soprattutto di sano ottimismo. IO STA FRASE “METTE CASO CHE” mi fa venire ansia.
Quando sono uscita
eravamo assieme, la signorotta contenta si teneva quel braccio manco avesse
donato il sangue a 10 persone, io andavo di corsa cerottino ed ero vestita.
Ho detto “Signò senza
arrabbiasse mette caso che un caffè al bar…..” “ ma si signorì, mannaggia non je lo volevo di ma
c’ho na paura dell’aghe!” Le ho spiegato
che noi giovani non siamo cosi frivoli e vuoti ma dobbiamo prenderla con
leggerezza perché oggi anche senza le miserie di una volta siamo più miseri di
allora. Corriamo sempre e non per venire a fare le analisi perché il tempo ci
fagocita a prescindere da ciò che facciamo e per noi è un acerrimo nemico.
Esistono diversi modi di vedere la vita e comprendo che per un anziano la
prospettiva sia ben diversa. Allora ho pensato ad un nuovo premio da donare al
pensionato più Veloce "The talent got CUP" che in poche parole si vince una coppa
ed immagino che alcuni vorranno quella del maiale. Viva la vita e questi
vecchietti arzilli che sul fronte ospedaliero si sanno far rispettare. Io che
sono geneticamente predisposta alla calma mi relaziono facilmente con gli altri
con assoluta serenità che diluisce il tempo permettendomi di viverlo con minore
ansietà e patemi d’animo.La calma mi fa
diventare protettiva, rassicurante per chi mi ascolta ed esco da quel posto
strappando sorrisi a manetta,,,,,,
Ringrazio le ragazze del CUP Chiara Tiracorrendo, Maria Rita Frizza, Nadia Basili che mi hanno permesso di scrivere il post....siete stupende!!!
E vabbe....non abbiamo ricette di cucina ma ricette mediche
di tutti i colori un po’ come un arcobaleno in alta definizione. Ecco per la
colazione “Signò un panino con l’arcobaleno?
“no troppa grazia piglio na pastarella ed un cappuccino”
DA MARIA "Le Dolci Creazioni di Maria"
Il mio lavoro base e' arredatrice ma questo non mi esonera ovviamente dall'avventura del ticket, del cup e dell'allegra brigata dei pensionati. Ne conosco uno molto vicino a me che non si sa per quale strana ragione va alla posta ed è il primo che ritorna dopo appena mezz'ora "ma ti hanno cacciato via ?????" Dal dottore stessa identica cosa.........e non c'e' informatore farmaceutico che tenga. perchè riesce a finire sempre entro le 8 del mattino..........mah!!! Avra' un tocco magico che io non conosco, forse è lo Sterminator delle poste. Quando sono andata dal mio medico per una visita ho assistito a una lotta contro un informatore farmaceutico da brividi: ore 8 del mattino sala d'attesa piena, io ero la quarta .......il resto dei pazienti? il piu' giovane aveva 60 anni......un informatore era gia dentro ed un altro paziente abbastanza in buona salute certo non in peso forma ma non di certo anziano che inizia a dire " adesso tocca a me...appena esce questo entro io....e ma quando esce gliene dico 4"
Ad un tratto si odono dei passi, la maniglia della porta inizia a cigolare, ecco spuntare.un ombra dietro al vetro satinato "oddio chi sara'?"......ci guardiamo in modo sospetto. Le mani delle signore che stringono le borse, io inizio a sudare: ma non sara' il vampiro di twilight che viene a prelevare? Quell'ombra spinge la porta che scricchiola neanche fossimo in un film di Dario Argento "nooooooooo, non aprite quella porta". La porta invece si spalanca, e all'improvviso spunta.una donna giovane e bella ben curata. Ci guardiamo sospirando ma chiedendoci "Maddai è cosi sana che ci viene a fare qui?"......i nostri occhi si spostano giu......verso le sue mani, una delle quali impugna una valigetta di cuoio nera.....uhmmmmmmmmmmm....molto sospetta........................un lampo di genio percorre gli occhi dei vecchietti " NOOOO un altro "INFIRMATORE o INFIAMMATORE FARMACEUTICOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO" ossignore, l'uomo dal non peso forma inizia a muoversi sulla sedia nervosamente......sborbotta che sembra un borlotto........."EEEEEEEEEEEEEE NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ....fa.......ADESSO LEI ASPETTA , IO STO QUA DALL'ALBA". Io tremavo per la poverina, che invece impassibile si siede, prende il telefono e chiama la sua estetista. Forse scema o forse sorda ignora delle chiacchiere del signore che sborbotta.
Mentre termina la chiamata si apre la porta e la voce del dottore "avanti un'altro" così si alza la bella donna che fa l'occhiolino al borlotto e senza dire una parola entra...........il borlotto mi guarda e mentre la donna si chiude la porta alle spalle mi fa "Ma quando esce mi sente, ahhhhhhh se mi sente!" Ed io penso........non vedo l'ora di tornare a casa per mettere le mani in pasta. Affoghero' in uno dei miei dolci......perche' solo la dolcezza puo' annientare questa insana e insostenibile..impazienza nell'aspettare.
DA MARIA "Le Dolci Creazioni di Maria"
Il mio lavoro base e' arredatrice ma questo non mi esonera ovviamente dall'avventura del ticket, del cup e dell'allegra brigata dei pensionati. Ne conosco uno molto vicino a me che non si sa per quale strana ragione va alla posta ed è il primo che ritorna dopo appena mezz'ora "ma ti hanno cacciato via ?????" Dal dottore stessa identica cosa.........e non c'e' informatore farmaceutico che tenga. perchè riesce a finire sempre entro le 8 del mattino..........mah!!! Avra' un tocco magico che io non conosco, forse è lo Sterminator delle poste. Quando sono andata dal mio medico per una visita ho assistito a una lotta contro un informatore farmaceutico da brividi: ore 8 del mattino sala d'attesa piena, io ero la quarta .......il resto dei pazienti? il piu' giovane aveva 60 anni......un informatore era gia dentro ed un altro paziente abbastanza in buona salute certo non in peso forma ma non di certo anziano che inizia a dire " adesso tocca a me...appena esce questo entro io....e ma quando esce gliene dico 4"
Ad un tratto si odono dei passi, la maniglia della porta inizia a cigolare, ecco spuntare.un ombra dietro al vetro satinato "oddio chi sara'?"......ci guardiamo in modo sospetto. Le mani delle signore che stringono le borse, io inizio a sudare: ma non sara' il vampiro di twilight che viene a prelevare? Quell'ombra spinge la porta che scricchiola neanche fossimo in un film di Dario Argento "nooooooooo, non aprite quella porta". La porta invece si spalanca, e all'improvviso spunta.una donna giovane e bella ben curata. Ci guardiamo sospirando ma chiedendoci "Maddai è cosi sana che ci viene a fare qui?"......i nostri occhi si spostano giu......verso le sue mani, una delle quali impugna una valigetta di cuoio nera.....uhmmmmmmmmmmm....molto sospetta........................un lampo di genio percorre gli occhi dei vecchietti " NOOOO un altro "INFIRMATORE o INFIAMMATORE FARMACEUTICOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO" ossignore, l'uomo dal non peso forma inizia a muoversi sulla sedia nervosamente......sborbotta che sembra un borlotto........."EEEEEEEEEEEEEE NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO ....fa.......ADESSO LEI ASPETTA , IO STO QUA DALL'ALBA". Io tremavo per la poverina, che invece impassibile si siede, prende il telefono e chiama la sua estetista. Forse scema o forse sorda ignora delle chiacchiere del signore che sborbotta.
Mentre termina la chiamata si apre la porta e la voce del dottore "avanti un'altro" così si alza la bella donna che fa l'occhiolino al borlotto e senza dire una parola entra...........il borlotto mi guarda e mentre la donna si chiude la porta alle spalle mi fa "Ma quando esce mi sente, ahhhhhhh se mi sente!" Ed io penso........non vedo l'ora di tornare a casa per mettere le mani in pasta. Affoghero' in uno dei miei dolci......perche' solo la dolcezza puo' annientare questa insana e insostenibile..impazienza nell'aspettare.
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Sunday, March 10, 2013
Un incontro con Gianni Frasi
L'incontro con Gianni
Frasi,
"veneratore" di caffè e depositario del "conio" della sua arte
- suo il Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè, in Verona -
è stato devastante ;-).
Da allora esiste un "prima" ed un "dopo".
Ora posso bere - e far bere - non solo caffè di qualità assoluta,
ma anche caffè con una storia da raccontare:
quella del territorio - preciso, identificabile - da cui proviene;
quella delle persone che di "quel" territorio
sono al tempo stesso figli e genitori
e che "quel" caffè coltivano.
Ogni chicco, ogni tazza, ne è espressione.
Godiamoci dunque, superbi e veri, i suoi cru
"veneratore" di caffè e depositario del "conio" della sua arte
- suo il Laboratorio di Torrefazione Giamaica Caffè, in Verona -
è stato devastante ;-).
Da allora esiste un "prima" ed un "dopo".
Ora posso bere - e far bere - non solo caffè di qualità assoluta,
ma anche caffè con una storia da raccontare:
quella del territorio - preciso, identificabile - da cui proviene;
quella delle persone che di "quel" territorio
sono al tempo stesso figli e genitori
e che "quel" caffè coltivano.
Ogni chicco, ogni tazza, ne è espressione.
Godiamoci dunque, superbi e veri, i suoi cru
Gianni
Frasi
di Stefano Lorenzetto
per gentile concessione de "Il Giornale"
Ehi, caffeinomane! Sì, proprio tu. Tu fortunato che sorseggi in casa la tazzulella 'e cafè sgorgato dalla napoletana, e tu distratto che consumi il terzo espresso della giornata al bar, e tu tralignato che ti abbeveri alla macchinetta dell'ufficio. Ti rendi conto di quello che stai facendo? Hai sotto il naso <<un segno della Gerusalemme celeste>. Stai ingollando <<un analogo microcosmico>>. Forse partecipi addirittura a <<un riflesso dell'era messianica>>. Così assicura Gianni Frasi. Un veronese che ha fatto del caffè la propria fede. Un torrefattore visionario che ha consacrato cuore, mente e tempo a questa fede, fino a non aver lasciato posto per altro nella sua vita. Forse il massimo esperto di caffè che ci sia in Italia. Ma guai a dirglielo: comincia a sbuffare come una moka e infine ti caccia.
Nei suoi discorsi, gridati anziché pronunciati, Frasi mescola religione, scienza, filosofia, esoterismo. Lo descrivono come presuntuoso, arrogante, misantropo, narcisista, integralista e sicuramente incarna tutti e cinque questi difetti messi insieme. Ma trabocca anche di umanità, se è vero che gli uomini, stando al cartello appeso sopra un orologio da parete proveniente da qualche fazenda brasiliana, <<devono essere come il caffè: forti, buoni, caldi>>
Dentro un laboratorio di pochi metri quadrati, battezzato Giamaica, dove i macchinari risalgono agli Anni 50, Frasi lavora più per sé che per la sua selezionatissima clientela di droghieri, baristi, pasticcieri e ristoratori. <<Ho chiamato un affrescatore perché me lo dipinga bello in grande su quel muro: "Questa azienda non ha futuro". Infatti per ordine di Leopoldo I d'Austria io non posso andare a propormi a nessuno, né avere commessi viaggiatori, né portar via i clienti agli altri, né parlar male dei colleghi, né strappargli i dipendenti promettendo aumenti di stipendio>>. Già, lui è rimasto l'unico al mondo ad attenersi al dettato corporativo asburgico che impone <<rispetto, onorabilità, disciplina, pietà e successione>>. Fu emesso dall'imperatore il 16 luglio 1700 <<a scopo di protezione del mestiere>>, giacché in Vienna a quel tempo c'erano già <<ben>> quattro torrefattori cui era stato concesso il privilegio di tostare il caffè: un marrano, due austriaci e un croato.
L'obbligo della successione Frasi l'ha assolto: <<Simone Fumagalli, anni 24. Figlio di mia moglie. Dovrei dire la mia compagna, ma mi ripugna. Non ha avuto bisogno d'iniziazione a di formazione. Sapeva tostare il caffè fin dal primo giorno. Non gli ho insegnato niente: solo mostrato come si faceva. Un apprendistato di grazia. La benedizione di questa casa>. La cui storia comincia in una botteguccia nel secolo scorso con i Prando, prosegue col loro socio Giovanni Erbisti, il fondatore al quale è tuttora dedicata l'unica miscela Giamaica, per arrivare infine ai Frasi. In particolare a Franco Frasi, che prima di occuparsi della torrefazione fu la bandiera del Verona Hellas negli Anni 50 e poi centromediano della Pro Patria Busto Arsizio, dove il figlio Gianni venne al mondo. <<Erbisti era il fratello di mia mamma. E l'uomo che mi ha messo la mano sul capo. Fino al 1975 ho fatto finta di andare a scuola: medie, superiori, un po' di università. Avevo l'impressione che tutti mi passassero sulla testa. Non mi accorgevo che invece mi passavano sotto i piedi>>.
Adesso il torrefattore legge solo René Guénon, il metafisica e orientalista francese che abbracciò l'Islam cambiandosi il nome in 'Abd Al Wahid, <<servo dell'Unico>>; chiude il laboratorio solo il mercoledì delle Ceneri, perché all'inizio della quaresima i Prando-Erbisti-Frasi hanno sempre fatto così; smette di tostare l caffè solo per cinque giorni a Ferragosto, quando nei silos non deve restare nemmeno un chicco.
<<E' consono alla dignità di quest'opera, che prevede la freschezza senza eccezioni. Come ogni vita, anche quella del caffè comincia a decadere 36 ore dopo la tostatura e termina inesorabilmente dopo 60 giorni. Negli Anni 50 si consegnava il caffè ai bar tre volte la settimana per garantire al massimo grado questa freschezza>>.
Che cosa c'entra l'era messianica col caffè?
<<Tutto nasce dal mio incontro con Marcelo Vieira, ingegnere e latifondista brasiliano, coltivatore di caffè nel Minas Gerais>>.
Dove vi siete conosciuti?
<<A Trieste, dove sono stato invitato due volte a parlare del caffè. La prima volta non hanno capito nulla di ciò che avevo detto, la seconda volta hanno capito e da allora non mi hanno più chiamato>>.
Che gente.
<<Vieira è il discendente, sto aspettando di vedere se è anche il successore, di colui che avviò l'epopea del caffè. Il suo antenato, un africano partito dall'isola di Sao Tomé, era stato al servizio di Pedro II , l'ultimo imperatore del Brasile, e poi aveva intrapreso le prime coltivazioni 450 chilometri a nord est di San Paolo. Cinque-sei anni fa Vieira m'invitò nelle sue piantagioni. Me le mostrò orgoglioso e io rimasi paralizzato per due giorni>>.
Per quale motivo?
<<Niente di quello che vedevo corrispondeva ai racconti che mi erano stati fatti dai miei avi. Una degenerazione totale. Le ciliegie del caffè erano state abbandonate sulla pianta fino quasi a marcire, poi strappate brutalmente con le loro foglie e messe tutte insieme: mature, acerbe, bacate, fradice. Spiegai a Vieira che non si fa così, che vanno raccolte a mano una per una, messe a essiccare al sole, lasciate riposare nella perfezione zuccherina della polpa che le avvolge, indi spolpate, fatte riposare sulle tele e tostate>>.
E lui?
<<Non voleva crederci. Dovetti mostrargli alcune foto risalenti al 1907, quando in Brasile il caffè si raccoglieva come dicevo io e a trattare i frutti maturi erano, guarda caso, gli immigrati italiani. Il fatto è che oggi non si attende la maturità né per le mele, né per il caffè, né per gli uomini. Infatti parliamo con i nostri simili anche quando sono malmaùri, immaturi. Alla fine con Vieira abbiamo stilato e firmato a due mani un protocollo che sancisce il ritorno all'unica prassi possibile di coltivazione. E abbiamo convenuto su un punto: il senso di quest'opera è l'ordine giubilare>>.
Cioè?
<<Secondo le scritture, ogni azione che preveda il ripristino di uno stato primordiale è il riflesso dell'inizio dell'era messianica. Lo stesso sto facendo nella foresta pluviale, detta anche "selva di nebbia", a Tingo Maria, in Perù. Anche lì ho portato il protocollo in una cooperativa di coltivatori che vivono in condizioni di completo disagio>>.
In che modo è arrivato a Tingo Maria?
<<Quindici giorni prima di un viaggio in Sudamerica, mi bussano alla porta. Apro e mi trovo davanti una persona di carnagione scura che mi dice; "Sono un lattoniere peruviano, abito qui vicino da 12 anni e ogni mattina sento el sabor, I'aroma, della sua torrefazione. Mio fratello produce questo", e mi consegna un sacchettino con dentro un pugnetto di chicchi. "Ho pensato che forse le farebbe piacere mettersi in contatto con lui". Appena giunto in Perù, sono corso a trovarlo>>.
Non ne dubitavo.
<<Sto qua tutto il giorno in mezzo ai sacchi. Mi sento un somaro che si porta in giro le reliquie di questa conoscenza. Il caffè non attrae: è amaro. Non ha potere saziante. Non è euforizzante, non è inebriante, non fa obliare i problemi, prova ne sia che è nemico della viltà della psiche. "No, non offrirmi il caffè, che mi rende nervoso", ti dice l'amico, "dammi piuttosto un bicchiere di vino così mi ubriaco". Siccome il caffè ti mostrerebbe con più chiarezza i tuoi problemi, ti rifugi nell'alcol per dimenticarli. I nostri contemporanei sono attratti da ciò che ha il potere di vessarli. Invece il caffè è per uomini liberi. Il prodotto voluttuario per eccellenza. Non a caso volontà e voluttà hanno la stessa radice latina: volo, io voglio>>.
Eppure tutti credono che il caffè dia dipendenza.
<<Tutti sanno tutto. Viviamo nel regno dell'opinione, che è il letame della vera conoscenza. Hanno ragione tutti perché nessuno sa niente. E' la lebbra del Duemila, I'opinione. I lebbrosi dicono di rispettare tutte le opinioni. Io dico che bisogna rispettare solo le opinioni rispettabili. Se lei mi fa l'esame su nomi, cognomi e indirizzi del caffè, sono fottuto, perché sto lavorando sullo spirito che è nascosto sotto questa forma esteriore chiamata chicco>>.
Parliamo del chicco, allora.
<<Il caffè è l'unico frutto per uso alimentare di cui si butta via tutto: la buccia, la polpa, il pergamino che lo rende seme. La cosa inerte che rimane, la quale a sua volta sarà buttata via come fondo del caffè, è un osso di stupefacente resistenza che non si può utilizzare in nessuna maniera se non sottoponendolo a un battesimo del fuoco. L'immersione del chicco nella fiamma diretta è una vera purificazione. Per lavarlo col fuoco il margine d'errore varia da uno a tre secondi. Il che spiega perché la stragrande maggioranza dei torrefattori usi la fiamma indiretta e tosti il caffè per induzione>>.
Per non cadere in errore come fa?
<<Osservo il colore. A un certo punto il chicco diventa color tonaca di frate. Quello è il momento in cui arriva a 20 atmosfere solforate. Un vulcano! Nel magma stipato si manifestano secondo gli scientisti moderni oltre mille aromi volatili essenziali>>.
Li hanno contati?
<<Nel 1938 erano 57. Poi in un convegno a Firenze nel 1972 hanno detto che erano 363. In realtà siccome l'uomo è capace solo di mediocrità e le cose o troppo grandi o troppo piccole non appartengono alla sua misura, sono molti di più Io le comunico ufficialmente che conosco con precisione il loro numero: gli aromi che il caffè è in grado di sviluppare a un certo momento della tostatura sono tanti quanti sono. L'importante è capire quando sono sviluppati tutti. E quel color tonaca di frate che legittima il mio essere torrefattore. Macché amore! Macché passione! Non servono né amore né passione per tostare il
caffè. Basta essere conformi all'ordine>>.
Un ordine monastico.
<<L'esercizio della virtù propria, come lo chiamava Dante. Fino al 1945 esisteva una gerarchia naturale, la gente si rivolgeva a un torrefattore piuttosto che a un altro in base a valore e meriti, così come gli artigiani sceglievano il loro mestiere in base a un'attitudine. Ma quando un imbianchino arriva a occuparsi di Chiesa e un netturbino mancato di amministrazione, è evidente che un battitore di tamburi si occuperà di caffè. Fino al 1300 non si chiamava mestiere bensì mistero, contrazione di ministero>>.
Siamo nei paraggi della Gerusalemme celeste.
<<E del carattere alchemico del caffè: separerai il
sottile dallo spesso con grande sapienza. Non è curioso che il vocabolario, tanto ricco di sinonimi, in questo caso sia incapace di trovarne, non riesca a compiere alcuna separazione? Caffè è la pianta, caffè è la bacca, caffè è la bevanda, caffè è il luogo dove si beve. Per fortuna nel 1902 ci venne in soccorso un ingegnere milanese, Giuseppe Bezzera, che inventò la macchina per l'espresso. Cosicché la parte esteriore del chicco, cioè la soluzione idrosolubile, il liquido nero, si manifestò sotto, mentre la parte interiore si sublimò sopra, nella forma di un disco dorato, di una luce solida. Ma a contatto con l'abiezione del mondo esterno, questo segno dell'avvento della Gerusalemme celeste, questo sole terreno che gli ignoranti chiamano schiuma, in alcune decine di secondi si dissolve e precipita nel mare di tenebre
che lo guarda da sotto. Ecco l'analogo microcosmico: questa è la rappresentazione della fine del ciclo cosmico che stiamo vivendo, questo è l'aspetto occulto del caffè, che per la sua capacità di attrazione è stato definito bevanda dell'intelletto. Chi non capisce il senso del caffè non può capire niente di nessun'altra cosa al mondo>>.
Che caffè beviamo in Italia?
<<Quello che è stato pensato per il consumatore, una figura antropologica nuova: l'uomo del materialismo. Per fortuna esiste la memoria del sangue, il ricordo di un'integrità anteriore. Altrimenti non si vede perché alcune persone, non molte, abbiano deciso di frequentarmi e di avvalersi del mio lavoro senza tornaconti>>.
E quanto ne beviamo?
<<Consumo pro capite, intende? Ho qui una circolare: 5,41 chili I'anno. L'industria ha imposto il caffè a nazioni che non ne capiscono l'uso, figuriamoci il senso. Mercati alternativi; li chiamano>>.
Tipo?
<<L'India, dove nel '94 il consumo pro capite era di 72 grammi l'anno, ripeto: 72 grammi. Durante uno dei miei viaggi sono stato nel Sarawak, la giungla immaginata da Emilio Salgari. Li, nel Borneo malese, ho visto che gli indigeni adesso bevono tazzoni di caffè come al David Letterman show. Però in tutta la Malaysia non esiste una torrefazione, ci pensa?>>.
Che cosa le ha dato e che cosa le ha tolto il
caffè?
<<Niente. Attiene al mio essere. Pensandoci bene, mi ha dato due ernie cervicali. Sollevando sacchi da 60 chili, capita. Mio padre, nonostante fosse un calciatore, si procuro un valgismo al ginocchio. E Simone è già in cura per la schiena>>.
Mai pensato di fare altro nella vita?
Il caffè è una droga?
Nel suo caso è diventato una religione?
<<No, un sacerdozio>>
Un missionario va in giro per il mondo alla ricerca dei chicchi migliori?
<<Di fatto non servirebbe. Arriva qui un mercante, scelgo tra i chicchi che mi offre, provo, tosto e se sono pregevoli ordino. Per 250 anni il caffè è progredito grazie al decoro dei miei padri torrefattori, uomini che non erano mai usciti non dico dalle loro città, ma addirittura dai loro quartieri, senza che ciò togliesse una virgola alla sapienza delle loro azioni>>.
Ma il Santos Montecarmelo brasiliano o il Chickmagalùr Karnataka indiano come li ha trovati?
<<Oggi che tutti possono andare dappertutto, m'è toccato diventare un viaggiatore nelle piantagioni. Però nel repertorio di famiglia una quindicina di origini, dal Brasile ad Haiti, da Santo Domingo a San Salvador, da Cuba all'India, le abbiamo sempre avute>>.
Che mi dice dell'espresso fatto in casa?
<<La caricatura di un mezzo di preparazione professionale. Che ha trovato nella cialda o nella capsula la sua forma satanica>>.
Quindi come va fatto?
<<Con la napoletana o con la moka>.
Che cosa pensa del caffè decaffeinato?
<<Un caffè impoverito, ammesso che sia dedotto da un prodotto di pregio. Ma di solito si decaffeinizzano caffè non bevibili altrimenti>.
E del caffè conservato sottovuoto spinto?
<<Secondo Rudolf Steiner c'è un'attinenza diabolica in questa prcedura tesa a togliere con violenza l'aria, nel senso di pneuma, soffio vitale>.
E del caffè corretto?
<<Mi è totalmente estraneo>.
C'è gente che nel caffè versa il vino.
<<Una costumanza contadina per raffreddarlo. E' gente che ha poca confidenza con l'ac qua, non la usa né per berla né per lavarsi. Fatale che ripieghi sul vino>>
Succede solo in Italia o anche in altri Paesi che al bar gli avventori chiedano il caffè in una quindicina di varianti: moka, espresso, lungo, ristretto , freddo, amaro, molto dolce, macchiato caldo, macchiato freddo, con la panna, senza la panna, in tazza grande, con acqua calda a parte all'americana, corretto grappa...
<<L'Italia è la nave scuola di questa barbarie>>
Stefano Lorenzetto
da "Il Giornale" del 29 agosto 2004,
rubrica "Tipi Italiani", pagina 14.
di Stefano Lorenzetto
per gentile concessione de "Il Giornale"
Ehi, caffeinomane! Sì, proprio tu. Tu fortunato che sorseggi in casa la tazzulella 'e cafè sgorgato dalla napoletana, e tu distratto che consumi il terzo espresso della giornata al bar, e tu tralignato che ti abbeveri alla macchinetta dell'ufficio. Ti rendi conto di quello che stai facendo? Hai sotto il naso <<un segno della Gerusalemme celeste>. Stai ingollando <<un analogo microcosmico>>. Forse partecipi addirittura a <<un riflesso dell'era messianica>>. Così assicura Gianni Frasi. Un veronese che ha fatto del caffè la propria fede. Un torrefattore visionario che ha consacrato cuore, mente e tempo a questa fede, fino a non aver lasciato posto per altro nella sua vita. Forse il massimo esperto di caffè che ci sia in Italia. Ma guai a dirglielo: comincia a sbuffare come una moka e infine ti caccia.
Nei suoi discorsi, gridati anziché pronunciati, Frasi mescola religione, scienza, filosofia, esoterismo. Lo descrivono come presuntuoso, arrogante, misantropo, narcisista, integralista e sicuramente incarna tutti e cinque questi difetti messi insieme. Ma trabocca anche di umanità, se è vero che gli uomini, stando al cartello appeso sopra un orologio da parete proveniente da qualche fazenda brasiliana, <<devono essere come il caffè: forti, buoni, caldi>>
Dentro un laboratorio di pochi metri quadrati, battezzato Giamaica, dove i macchinari risalgono agli Anni 50, Frasi lavora più per sé che per la sua selezionatissima clientela di droghieri, baristi, pasticcieri e ristoratori. <<Ho chiamato un affrescatore perché me lo dipinga bello in grande su quel muro: "Questa azienda non ha futuro". Infatti per ordine di Leopoldo I d'Austria io non posso andare a propormi a nessuno, né avere commessi viaggiatori, né portar via i clienti agli altri, né parlar male dei colleghi, né strappargli i dipendenti promettendo aumenti di stipendio>>. Già, lui è rimasto l'unico al mondo ad attenersi al dettato corporativo asburgico che impone <<rispetto, onorabilità, disciplina, pietà e successione>>. Fu emesso dall'imperatore il 16 luglio 1700 <<a scopo di protezione del mestiere>>, giacché in Vienna a quel tempo c'erano già <<ben>> quattro torrefattori cui era stato concesso il privilegio di tostare il caffè: un marrano, due austriaci e un croato.
L'obbligo della successione Frasi l'ha assolto: <<Simone Fumagalli, anni 24. Figlio di mia moglie. Dovrei dire la mia compagna, ma mi ripugna. Non ha avuto bisogno d'iniziazione a di formazione. Sapeva tostare il caffè fin dal primo giorno. Non gli ho insegnato niente: solo mostrato come si faceva. Un apprendistato di grazia. La benedizione di questa casa>. La cui storia comincia in una botteguccia nel secolo scorso con i Prando, prosegue col loro socio Giovanni Erbisti, il fondatore al quale è tuttora dedicata l'unica miscela Giamaica, per arrivare infine ai Frasi. In particolare a Franco Frasi, che prima di occuparsi della torrefazione fu la bandiera del Verona Hellas negli Anni 50 e poi centromediano della Pro Patria Busto Arsizio, dove il figlio Gianni venne al mondo. <<Erbisti era il fratello di mia mamma. E l'uomo che mi ha messo la mano sul capo. Fino al 1975 ho fatto finta di andare a scuola: medie, superiori, un po' di università. Avevo l'impressione che tutti mi passassero sulla testa. Non mi accorgevo che invece mi passavano sotto i piedi>>.
Adesso il torrefattore legge solo René Guénon, il metafisica e orientalista francese che abbracciò l'Islam cambiandosi il nome in 'Abd Al Wahid, <<servo dell'Unico>>; chiude il laboratorio solo il mercoledì delle Ceneri, perché all'inizio della quaresima i Prando-Erbisti-Frasi hanno sempre fatto così; smette di tostare l caffè solo per cinque giorni a Ferragosto, quando nei silos non deve restare nemmeno un chicco.
Calendario balzano.
<<E' consono alla dignità di quest'opera, che prevede la freschezza senza eccezioni. Come ogni vita, anche quella del caffè comincia a decadere 36 ore dopo la tostatura e termina inesorabilmente dopo 60 giorni. Negli Anni 50 si consegnava il caffè ai bar tre volte la settimana per garantire al massimo grado questa freschezza>>.
Che cosa c'entra l'era messianica col caffè?
<<Tutto nasce dal mio incontro con Marcelo Vieira, ingegnere e latifondista brasiliano, coltivatore di caffè nel Minas Gerais>>.
Dove vi siete conosciuti?
<<A Trieste, dove sono stato invitato due volte a parlare del caffè. La prima volta non hanno capito nulla di ciò che avevo detto, la seconda volta hanno capito e da allora non mi hanno più chiamato>>.
Che gente.
<<Vieira è il discendente, sto aspettando di vedere se è anche il successore, di colui che avviò l'epopea del caffè. Il suo antenato, un africano partito dall'isola di Sao Tomé, era stato al servizio di Pedro II , l'ultimo imperatore del Brasile, e poi aveva intrapreso le prime coltivazioni 450 chilometri a nord est di San Paolo. Cinque-sei anni fa Vieira m'invitò nelle sue piantagioni. Me le mostrò orgoglioso e io rimasi paralizzato per due giorni>>.
Per quale motivo?
<<Niente di quello che vedevo corrispondeva ai racconti che mi erano stati fatti dai miei avi. Una degenerazione totale. Le ciliegie del caffè erano state abbandonate sulla pianta fino quasi a marcire, poi strappate brutalmente con le loro foglie e messe tutte insieme: mature, acerbe, bacate, fradice. Spiegai a Vieira che non si fa così, che vanno raccolte a mano una per una, messe a essiccare al sole, lasciate riposare nella perfezione zuccherina della polpa che le avvolge, indi spolpate, fatte riposare sulle tele e tostate>>.
E lui?
<<Non voleva crederci. Dovetti mostrargli alcune foto risalenti al 1907, quando in Brasile il caffè si raccoglieva come dicevo io e a trattare i frutti maturi erano, guarda caso, gli immigrati italiani. Il fatto è che oggi non si attende la maturità né per le mele, né per il caffè, né per gli uomini. Infatti parliamo con i nostri simili anche quando sono malmaùri, immaturi. Alla fine con Vieira abbiamo stilato e firmato a due mani un protocollo che sancisce il ritorno all'unica prassi possibile di coltivazione. E abbiamo convenuto su un punto: il senso di quest'opera è l'ordine giubilare>>.
Cioè?
<<Secondo le scritture, ogni azione che preveda il ripristino di uno stato primordiale è il riflesso dell'inizio dell'era messianica. Lo stesso sto facendo nella foresta pluviale, detta anche "selva di nebbia", a Tingo Maria, in Perù. Anche lì ho portato il protocollo in una cooperativa di coltivatori che vivono in condizioni di completo disagio>>.
In che modo è arrivato a Tingo Maria?
<<Quindici giorni prima di un viaggio in Sudamerica, mi bussano alla porta. Apro e mi trovo davanti una persona di carnagione scura che mi dice; "Sono un lattoniere peruviano, abito qui vicino da 12 anni e ogni mattina sento el sabor, I'aroma, della sua torrefazione. Mio fratello produce questo", e mi consegna un sacchettino con dentro un pugnetto di chicchi. "Ho pensato che forse le farebbe piacere mettersi in contatto con lui". Appena giunto in Perù, sono corso a trovarlo>>.
Non ne dubitavo.
<<Sto qua tutto il giorno in mezzo ai sacchi. Mi sento un somaro che si porta in giro le reliquie di questa conoscenza. Il caffè non attrae: è amaro. Non ha potere saziante. Non è euforizzante, non è inebriante, non fa obliare i problemi, prova ne sia che è nemico della viltà della psiche. "No, non offrirmi il caffè, che mi rende nervoso", ti dice l'amico, "dammi piuttosto un bicchiere di vino così mi ubriaco". Siccome il caffè ti mostrerebbe con più chiarezza i tuoi problemi, ti rifugi nell'alcol per dimenticarli. I nostri contemporanei sono attratti da ciò che ha il potere di vessarli. Invece il caffè è per uomini liberi. Il prodotto voluttuario per eccellenza. Non a caso volontà e voluttà hanno la stessa radice latina: volo, io voglio>>.
Eppure tutti credono che il caffè dia dipendenza.
<<Tutti sanno tutto. Viviamo nel regno dell'opinione, che è il letame della vera conoscenza. Hanno ragione tutti perché nessuno sa niente. E' la lebbra del Duemila, I'opinione. I lebbrosi dicono di rispettare tutte le opinioni. Io dico che bisogna rispettare solo le opinioni rispettabili. Se lei mi fa l'esame su nomi, cognomi e indirizzi del caffè, sono fottuto, perché sto lavorando sullo spirito che è nascosto sotto questa forma esteriore chiamata chicco>>.
Parliamo del chicco, allora.
<<Il caffè è l'unico frutto per uso alimentare di cui si butta via tutto: la buccia, la polpa, il pergamino che lo rende seme. La cosa inerte che rimane, la quale a sua volta sarà buttata via come fondo del caffè, è un osso di stupefacente resistenza che non si può utilizzare in nessuna maniera se non sottoponendolo a un battesimo del fuoco. L'immersione del chicco nella fiamma diretta è una vera purificazione. Per lavarlo col fuoco il margine d'errore varia da uno a tre secondi. Il che spiega perché la stragrande maggioranza dei torrefattori usi la fiamma indiretta e tosti il caffè per induzione>>.
Per non cadere in errore come fa?
<<Osservo il colore. A un certo punto il chicco diventa color tonaca di frate. Quello è il momento in cui arriva a 20 atmosfere solforate. Un vulcano! Nel magma stipato si manifestano secondo gli scientisti moderni oltre mille aromi volatili essenziali>>.
Li hanno contati?
<<Nel 1938 erano 57. Poi in un convegno a Firenze nel 1972 hanno detto che erano 363. In realtà siccome l'uomo è capace solo di mediocrità e le cose o troppo grandi o troppo piccole non appartengono alla sua misura, sono molti di più Io le comunico ufficialmente che conosco con precisione il loro numero: gli aromi che il caffè è in grado di sviluppare a un certo momento della tostatura sono tanti quanti sono. L'importante è capire quando sono sviluppati tutti. E quel color tonaca di frate che legittima il mio essere torrefattore. Macché amore! Macché passione! Non servono né amore né passione per tostare il
caffè. Basta essere conformi all'ordine>>.
Un ordine monastico.
<<L'esercizio della virtù propria, come lo chiamava Dante. Fino al 1945 esisteva una gerarchia naturale, la gente si rivolgeva a un torrefattore piuttosto che a un altro in base a valore e meriti, così come gli artigiani sceglievano il loro mestiere in base a un'attitudine. Ma quando un imbianchino arriva a occuparsi di Chiesa e un netturbino mancato di amministrazione, è evidente che un battitore di tamburi si occuperà di caffè. Fino al 1300 non si chiamava mestiere bensì mistero, contrazione di ministero>>.
Siamo nei paraggi della Gerusalemme celeste.
<<E del carattere alchemico del caffè: separerai il
sottile dallo spesso con grande sapienza. Non è curioso che il vocabolario, tanto ricco di sinonimi, in questo caso sia incapace di trovarne, non riesca a compiere alcuna separazione? Caffè è la pianta, caffè è la bacca, caffè è la bevanda, caffè è il luogo dove si beve. Per fortuna nel 1902 ci venne in soccorso un ingegnere milanese, Giuseppe Bezzera, che inventò la macchina per l'espresso. Cosicché la parte esteriore del chicco, cioè la soluzione idrosolubile, il liquido nero, si manifestò sotto, mentre la parte interiore si sublimò sopra, nella forma di un disco dorato, di una luce solida. Ma a contatto con l'abiezione del mondo esterno, questo segno dell'avvento della Gerusalemme celeste, questo sole terreno che gli ignoranti chiamano schiuma, in alcune decine di secondi si dissolve e precipita nel mare di tenebre
che lo guarda da sotto. Ecco l'analogo microcosmico: questa è la rappresentazione della fine del ciclo cosmico che stiamo vivendo, questo è l'aspetto occulto del caffè, che per la sua capacità di attrazione è stato definito bevanda dell'intelletto. Chi non capisce il senso del caffè non può capire niente di nessun'altra cosa al mondo>>.
Che caffè beviamo in Italia?
<<Quello che è stato pensato per il consumatore, una figura antropologica nuova: l'uomo del materialismo. Per fortuna esiste la memoria del sangue, il ricordo di un'integrità anteriore. Altrimenti non si vede perché alcune persone, non molte, abbiano deciso di frequentarmi e di avvalersi del mio lavoro senza tornaconti>>.
E quanto ne beviamo?
<<Consumo pro capite, intende? Ho qui una circolare: 5,41 chili I'anno. L'industria ha imposto il caffè a nazioni che non ne capiscono l'uso, figuriamoci il senso. Mercati alternativi; li chiamano>>.
Tipo?
<<L'India, dove nel '94 il consumo pro capite era di 72 grammi l'anno, ripeto: 72 grammi. Durante uno dei miei viaggi sono stato nel Sarawak, la giungla immaginata da Emilio Salgari. Li, nel Borneo malese, ho visto che gli indigeni adesso bevono tazzoni di caffè come al David Letterman show. Però in tutta la Malaysia non esiste una torrefazione, ci pensa?>>.
Che cosa le ha dato e che cosa le ha tolto il
caffè?
<<Niente. Attiene al mio essere. Pensandoci bene, mi ha dato due ernie cervicali. Sollevando sacchi da 60 chili, capita. Mio padre, nonostante fosse un calciatore, si procuro un valgismo al ginocchio. E Simone è già in cura per la schiena>>.
Mai pensato di fare altro nella vita?
<<Il basso drammatico. Ho cominciato la scuola di
canto tardi, a 28 anni, con la maestra Elisabetta Cherri, custode dello spirito di Toti Dal Monte, e
ho continuato fino ai 40. Lei insisteva perché proseguissi, diceva che
in circolazione non c'erano voci fenomeniche. L'ho tradita per il
caffè. Sul letto di morte continuava a chiedere di me, ma io non ho
avuto il coraggio di andare a trovarla. Il peso della vergogna è la mia
punizione>>.
Ha mai conosciuto qualcuno cui non
piace il caffè
<<Sì. Bisogna diffidarne>>
Il caffè fa male?
<<Non c'è niente che l'uomo
metta in bocca e che gli faccia male. E' solo quello che esce dalla
bocca che fa male all'uomo. I prodotti della natura non sono nati per
avvelenare>>
Il curaro si estrae dalle piante
eppure ammazza.
<<No, è la perdita dello stato
adamitico, o edenico che dir si voglia, a uccidere. Il caffè fa male a
chi non lo comprende>>
Quanti caffè beve in un giorno?
<<Adesso mi fermo a sei-sette>>.
E prima?
<<Arrivavo a 12-14>.
Ha avuto delle conseguenze?
Quanti caffè beve in un giorno?
<<Adesso mi fermo a sei-sette>>.
E prima?
<<Arrivavo a 12-14>.
Ha avuto delle conseguenze?
<<Be', provi a guardarmi. Mi pare che le
conseguenze siano state pesanti, no? .
Una sovreceitazione?
<<Non so. Le sembro sano?>> .
Può berlo anche di sera?
Una sovreceitazione?
<<Non so. Le sembro sano?>> .
Può berlo anche di sera?
<<Come tutti. Il contenuto di caffeina
di un espresso non tiene sveglio nessuno. Ma tutti usano il caffè come dito
dietro cui nascondersi>>.
Il caffè è una droga?
<<Io conosco solo dei soggiogati dalla controcultura del bisogno,
che ha creato nuove motivazioni per frequentare il caffè. Per costoro sorbirne una tazzina non
è più un'esperienza di gradevolezza sensoriale ma un'abitudine:
"De vo fermarmi perché ho bisogno di un caffè">> .
Il caffè è un vizio?
<<No, un prodotto della
natura>>.
Nel suo caso è diventato una religione?
<<No, un sacerdozio>>
Un missionario va in giro per il mondo alla ricerca dei chicchi migliori?
<<Di fatto non servirebbe. Arriva qui un mercante, scelgo tra i chicchi che mi offre, provo, tosto e se sono pregevoli ordino. Per 250 anni il caffè è progredito grazie al decoro dei miei padri torrefattori, uomini che non erano mai usciti non dico dalle loro città, ma addirittura dai loro quartieri, senza che ciò togliesse una virgola alla sapienza delle loro azioni>>.
Ma il Santos Montecarmelo brasiliano o il Chickmagalùr Karnataka indiano come li ha trovati?
<<Oggi che tutti possono andare dappertutto, m'è toccato diventare un viaggiatore nelle piantagioni. Però nel repertorio di famiglia una quindicina di origini, dal Brasile ad Haiti, da Santo Domingo a San Salvador, da Cuba all'India, le abbiamo sempre avute>>.
Che mi dice dell'espresso fatto in casa?
<<La caricatura di un mezzo di preparazione professionale. Che ha trovato nella cialda o nella capsula la sua forma satanica>>.
Quindi come va fatto?
<<Con la napoletana o con la moka>.
Che cosa pensa del caffè decaffeinato?
<<Un caffè impoverito, ammesso che sia dedotto da un prodotto di pregio. Ma di solito si decaffeinizzano caffè non bevibili altrimenti>.
E del caffè conservato sottovuoto spinto?
<<Secondo Rudolf Steiner c'è un'attinenza diabolica in questa prcedura tesa a togliere con violenza l'aria, nel senso di pneuma, soffio vitale>.
E del caffè corretto?
<<Mi è totalmente estraneo>.
C'è gente che nel caffè versa il vino.
<<Una costumanza contadina per raffreddarlo. E' gente che ha poca confidenza con l'ac qua, non la usa né per berla né per lavarsi. Fatale che ripieghi sul vino>>
Succede solo in Italia o anche in altri Paesi che al bar gli avventori chiedano il caffè in una quindicina di varianti: moka, espresso, lungo, ristretto , freddo, amaro, molto dolce, macchiato caldo, macchiato freddo, con la panna, senza la panna, in tazza grande, con acqua calda a parte all'americana, corretto grappa...
<<L'Italia è la nave scuola di questa barbarie>>
Quanto conta l'acqua per ottenere un
buon caffè?
<<E' la cosa più importante importante. Come tutte le altri variabili, che sono almeno 50. Come il caffè, che è la cosa più importante. Come il dosatore, che è la cosa più importante. Come la temperatura della tazzina, che è la cosa più importante.
Che cosa determina il prezzo elevato del caffè?
<<L'avidità e l'interesse>.
E' vero che la raccolta avviene sfruttando popolazioni ridotte in schiavitù, come affermano i terzomondisti?
<<Parlo per quello che ho visto: no.
Però esiste il caffè <<equo e solidale>>.
<<Il mio è iniquo e crudele>>.
Il fatto che lei parli sempre a voce alta, con tono declamatorio, è sintomo di agitazione da abuso di caffè oppure di prosopopea, abbastanza scusabile in uno che si chiama Frasi?
<<Che sia perché vengo da Busto Arsizio?>>.
Non colgo il nesso.
<<A Busto Arsizio lavoravano tutti nelle fabbriche. Urlavano per farsi capire>>.
<<E' la cosa più importante importante. Come tutte le altri variabili, che sono almeno 50. Come il caffè, che è la cosa più importante. Come il dosatore, che è la cosa più importante. Come la temperatura della tazzina, che è la cosa più importante.
Che cosa determina il prezzo elevato del caffè?
<<L'avidità e l'interesse>.
E' vero che la raccolta avviene sfruttando popolazioni ridotte in schiavitù, come affermano i terzomondisti?
<<Parlo per quello che ho visto: no.
Però esiste il caffè <<equo e solidale>>.
<<Il mio è iniquo e crudele>>.
Il fatto che lei parli sempre a voce alta, con tono declamatorio, è sintomo di agitazione da abuso di caffè oppure di prosopopea, abbastanza scusabile in uno che si chiama Frasi?
<<Che sia perché vengo da Busto Arsizio?>>.
Non colgo il nesso.
<<A Busto Arsizio lavoravano tutti nelle fabbriche. Urlavano per farsi capire>>.
Stefano Lorenzetto
da "Il Giornale" del 29 agosto 2004,
rubrica "Tipi Italiani", pagina 14.
Ricette
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Sunday, February 24, 2013
Rice Blogger 2013 Premio Giuseppina Carboni & Pentole Agnelli
Anche quest'anno nell'ambito della manifestazione l'Associazione degli Amici di Risate e Risotti e a nome del presidente Luca Puzzuoli hanno voluto rendere omaggio alla nostra cara Giuseppina Carboni chef prematurarmente scomparsa. Il rice Blogger 2013 sarà un premio titolato alla sua memoria, un premio che vorremmo che ogni anno venisse presentato in modo da tenere vivo il ricordo di questa ragazza che ha avuto un grande cuore ed un grande amore per la cucina.
La nostra cara amica poetessa Dora Millaci le ha dedicato una poesia "Parole della Memoria"
Quadro "Di Marion Forssell"
Abbraccio nel sonno
“Una mano sempre pronta per aiutare ed
un’anima disponibile ad amare. Quanti ricordi, quante risate, quante
emozioni ed avventure divise assieme a lei. Sempre qui con noi, resterà
una parte di quella grande donna, che silenziosa si è fatta largo nei
nostri cuori. Chiudendo gli occhi possiamo vederla, sentirla e scorgendo
il suo volto sereno non lacrime, ma solo sorrisi incontrerà sui nostri
visi. Quanta dolcezza nella sua riservatezza. Non esistono giorni da
dimenticare, ma solo attimi da immortalare nella memoria e nel
firmamento di cui ora fai parte. Piccola, grande donna che in noi
resterai per tenerci compagnia, fino a quando anche l’ultimo fuoco non
si spegnerà”
Dopo il successo della
precedente edizione, anche quest’anno abbiamo pensato di coinvolgere il mondo
dei food-blogger con un contest per aggiudicarsi il premio di Rice Blogger di
Risate e Risotti 2013 GIUSEPPINA CARBONI.
La novità di questa edizione è la collaborazione con uno
dei marchi più prestigiosi nel mondo della ristorazione: Pentole Agnelli. Farà parte
della valutazione, oltre la qualità della ricetta inviata, anche la corretta
risposta a delle domande sulle tecniche di cottura. Ma non vi preoccupate,
potrete scaricare gratuitamente il Manuale sulle tecniche di cottura prodotto dal Centro Ricerca eFormazione Saps nato nel 2002 per valorizzare la cultura sull’uso appropriato
delle pentole in cucina, fornendo spunti culturali e tecnici circa lo strumento
di cottura più adatto per ogni ricetta: sia nella forma che nel materiale. Lo troverete sulla Home Page del sito di Agnelli, sulla destra; basterà iscriversi inserendo i propri dati e poi sarà possibile scaricarlo sul proprio computer in formato pdf
I nostri giurati non vedono
l’ora di leggere e sbirciare nelle vostre cucine, perciò armatevi di Riso e
pentole e con tante Risate create la ricetta che più vi emoziona.
1)
Tema del CONTEST Rice Blogger 2013:
Creazione
di una ricetta a base di Riso e suoi
derivati, a scelta tra antipasti, primi, secondi piatti o
dolci. Saranno valutate anche le risposte al questionario sulle tecniche
di cottura.
Il contest inizierà domenica 20 gennaio e si concluderà venerdì 15
marzo alle ore 23,59.
2) Possono partecipare tutti i food blogger che entro i termini prescelti inseriranno la ricetta completa degli ingredienti scritti con procedimento chiaro ed una sola foto del piatto finale.
3)
Chi partecipa dovrà inserire, nel proprio blog, prima o dopo la ricetta "Questa ricetta
partecipa al contest Rice Blogger 2013" e includere il logo di Risate e
Risotti con direct link sul proprio blog.
Si
consiglia di tenere presente per la valutazione i seguenti parametri:
• presentazione del piatto,
• difficoltà di esecuzione,
• qualità della foto,
• gradimento della ricetta,
• economicità degli ingredienti,
• salubrità.
A
chiusura del contest i tre finalisti saranno decretati in diretta nella serata conclusiva
di Risate & Risotti del 23
marzo 2013. Stiamo pensando per voi a una location davvero esclusiva, a breve tutti i dettagli.
Ecco i premi:
Ecco i premi:
I classificato: Una collezione Al Black “Grande” di Pentole Agnelli; un corso di Cucina Amatoriale presso l’Università dei Sapori, una fornitura di Riso Pila Vecia Ferron con riso venere, vialone nano, carnaroli e polenta di Riso; un grembiule Solo Chef e infine il Premio Michelangeli titolato alla chef "Giuseppina Carbone" come miglior rice blogger 2013.
II classificato:
Una collezione Al Black “Piccola” di Pentole Agnelli;
un corso di Cucina Amatoriale presso l’Università dei Sapori; una fornitura di Riso Pila Vecia Ferron Vialone Nano e Carnaroli.
III Classificato:
Sei tegamini della
Collezione Storica B.A. 1932; un corso di Cucina Amatoriale
presso l’Università dei Sapori, una fornitura di riso Pila Vecia Ferron Vialone Nano e Carnaroli.
A
breve vi daremo maggiori dettagli sui premi finali!
Le ricette e le risposte
al questionario (indicare numero della domanda e lettera corrispondente alla
risposta giusta direttamente nel testo della mail) dovranno essere inviate a
marina@risaterisotti.it
Ogni blogger potra inviare al massimo 3 ricette.
Vi presentiamo la
giuria:
Leonardo
Romanelli: noto enogastronauta del
pensiero toscano, giornalista per passione e insegnante per pura missione.
Critico enogastronomico della trasmissione di "Chef per un
giorno" in onda su Sky & LA7. Scrive per importanti testate
giornalistiche come Gola Gioconda e la guida del Gambero
Rosso. Giudice anche del format americano Iron Chef America
Maurizio Beccafichi:
Preside dell’Università deiSapori di Perugia , centro di formazione
promosso dalla Confcommercio di Perugia per creare, sviluppare e diffondere
competenze, professionalità e cultura dell’alimentazione in Umbria, in Italia e
nel Mondo.
Maurizio Di Dio: Esperto
di marketing, da oltre 20 pratica
questa professione nel settore dell’eno-gastronomia. Prima, maturando
importanti esperienze come direttore marketing presso aziende di qualità Made
in Italy e da 10 anni come titolare
di Pro-vocazione, una società
che sviluppa servizi inerenti al marketing. Ad oggi collabora come
consulente con importanti realtà dell’agro-alimentare italiano e del comparto
attrezzature per la ristorazione, dove si occupa di produrre e portare avanti i
progetti di marketing e di comunicazione. E’ anche giornalista e direttore della Rivista "La Pentola d’Oro".
Maurizio Di Mario: Chef
Pasticcere proprietario della storica Pasticceria Adriano di Orvieto, Maitre
Chocolatier, Insegnante all’Università dei Sapori di Perugia, tiene
corsi e consulenze per diverse aziende del settore. È uno dei protagonisti
della trasmissione Chef per un giorno, in
onda su La7.
Il suo libro "Torte per tutte le occasioni" è
un viaggio meraviglioso che si snoda attraverso 200 ricette di facile
realizzazione per preparare squisiti capolavori.
Adelaide Melles:
food blogger del suo Diario di una Passione. Donna forte, mamma
e personal chef. La sua passione, sin da piccola è il mondo, della
cucina cui dedica gran parte del tempo nell'approfondimento di conoscenze che
l'hanno portata nel giro di pochi anni ad imporsi nel web con il suo blog
seguito da migliaia di persone uno dei blog più visitati d'Italia. Ha
partecipato a diverse trasmissioni televisive su Alice Tv ed Il Gambero Rosso
Channel. Ha pubblicato il libro
"le ricette di Ady" .
Stefania Pianigiani:
giornalista, sommelier, giardiniera
per lavoro, gastronoma per passione, con il suo blog La Finestra di Stefania dispensa
con leggerezza consigli su piante,
giardini e sull’enogastronomia toscana.
Le Pellegrine Artusi: Food
Blogger per amicizia perchè Simona e Claudia sono amiche e
"pasionarie" della cucina toscana Doc. Hanno sempre voglia di
sperimentare nuove cose ma pur sempre rispettando la tradizione. Troverete
ricette per grandi e piccini quando le penserete già staranno peregrinando
verso qualche nuova cucina Artusiana.
Kruger Agostinelli
giornalista non convenzionale perchè collabora con testate
gionalistiche pur tenendo un cuore radiofonico. La sua Newletter La
Tribù di DEl RE Gurk è tra le più seguite. Enogastrastronomo per puro
piacere gestisce siti che promuovono eventi ed è un vero appassionato di
musica e alla Radio è il Mail Jockey. Imprevedibile, contagioso,
spumeggiante, creativo e divertente collabora con per Blog Cafè di Squisito.
GiusyDolce & Delizie: Food Blogger in erba dopo la laurea in lettera ha deciso che la creatività e la passione per la cucina sarebbero stati elementi fondamentali per un prossimo obiettivo.
Lorella Fabris: vincitrice del Rice Contest 2012 con il suo Ris-8 e Personal Chef professionista. Veneziana, si è appassionata di cucina dopo la nascita dei due figli, iniziando a frequestare corsi di cucina, prima amatoriali, poi professionali, perfezionando sempre di più la sua tecnica.
Marina Ciancaglini: giornalista enogastronomica. Dopo un
master in marketing delle imprese vitivinicole, collabora con importanti
cantine nel settore marketing e commerciale. Come giornalista scrive di vino,
con una particolare attenzione per i vini naturali, e di gastronomia. Per il
bimestrale I Grandi Vini
si occupa, in particolare, della rubrica “Chef”, intervistando chef affermati e
nuove promesse della cucina italiana.
Ricette
blogger,
contest,
Good to know
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