Saturday, January 10, 2015

Incontri ravvicinati del quarto tipo: Babbo Natale, io & Renard

Carissimi Amici, non sono mai stata una grande amante delle feste natalizie perciò ho evitato tutto ciò che facesse riferimento a questa festa anche se è una ricorrenza molto apprezzata dai più piccoli e da chi ancora è pervaso dallo spirito ""Christmas in Love". Ho aspettato babbo natale ammetto, gli ho accesso anche il camino nella speranza che vi si calasse proprio mentre le fiamme si sarebbero sprigionate con maggior vigore. Ho liberato tre renne facendole andare nel casotto del mio vicino di campo, ma le renne erano troppe ed io più le liberavo e mi rendevo conto che avrei dovuto aprire un allevamento. Mentre babbo natale cercava INVANO di calarsi nel mio camino si è reso conto che non ci sarebbe entrato.
Da sotto urlavo "Mi spiace babbo natale sei troppo obeso e zio ha fatto il camino stretto per paura proprio che tu ci poteentrare, se vuoi patteggiamo, tu scendi, ti riprendi le renne e vai alla prossima casa che tanta gente sta aspettando!" Ma come Velia, le renne già stavano libere in mezzo alla Borga, a loro non sembrava vero di poter toccare terreno e adesso gli spezzi il sogno di una notte di mezzo natale?
No io amo gli animali, le renne quelle renne non sarebbero potute rimanere qui, quelle volano poi come glielo spiego io alla Silde che è la vicina di pollaio? Cosa mi invento a Zio Peppe? "Oh Zio a forza di vedere ricovery channel finalmente le renne volano!". Per la pace nel mondo, si contro la fame nel mondo, contro ogni forma di violenza mi sono calmata. "Senti Babbo Natale scendi, entra dalla porta ma de corsa che fa un freddo belvo, facciamo un caffè che mi sa che hai bisogno di un pò di energia perchè devi girare il mondo".
E' entrato bofonchiando, un pò irritato "ma se tratta così babbo natale? un pò di rispetto per favore!"
"Si mi scuso babbo natale ma quando ero piccola non passavi mai e noi li ad aspettare sotto all'albero, o sotto il camino, oggi invece ti sarai tecnologicamente evoluto e arrivi a destinazione magari in ritardo ma arrivi ovunque, arrivi anche con le renne che volano, ti porti dietro la neve, luci stratosferiche, montagne di zucchero a velo e poi tutte quelle lettere come fai a leggerle?" Babbo Natale si è intristito. Come mai?
"Hai ragione, trascorro notti e giorni a leggere lettere e non sempre riesco ad accontentare tutti e me ne vanto. Per i bambini la magia non cambia mai. Per i grandi non posso più ricevere lettere e richieste strane: c'è chi chiede il lato B nuovo o l'utima borsa di Prada. Ero passato anche se non mi avevi scritto. Perchè non dimentico mai nessuno anche se poi voi crescete e smettete di credere in me" " Maddai babbo natale ma così mi fai sentire in colpa, io non amo il tuo carrozzone, ti stavo zoppando anche le renne e ti avrei preso a bastonate". Si Babbo Natale se la ride, mentre gli verso il caffè mi riferisce "Adesso fermo il tempo, non farci caso ma ho ancora questo potere che mi permette di rilassarmi e nella notte finire tutte le consegne"



Allora a quel punto ho detto come dice Zio "Scocciamo il panettone" se babbo natale ferma il tempo magari grazia anche me mentre mi rimpinzo bene bene tra caffè caldo, praline al cioccolato ed una bella fetta di panettone fatto in casa. Il mio psicoanalista mi avrebbe invidiata una cifra, già mi vedevo la faccia delle amiche nel postare un selfie su fb con l'uomo più ricercato della notte della vigilia. Ma babbo natale lo sa già che regalo voglio, io non devo parlare. Sto facendo avanti indietro dall'ospedale per farmi cortisone endovena e durerà a quanto pare fino al primo gennaio 2015. Un virus comune, quello che colpisce ogni anno migliaia di persone a me ha preso in modo diverso gelandomi dalla testa ai piedi. "Eh allora cosa vorresti Velia?" richiamando la mia attenzione.
"Senti vorrei solo un pò di pace, salute inclusa perchè qui tra me ed il cane vorrei sapere chi sta meglio! fai in modo che il pronto soccorso sia sempre vuoto quando arrivo ciò significherebbe che la gente sta bene ed io così torno a casa prima per coccolarmi Renard" "Ed io chissà che pensavo.....ma niente di più? a parte la salute ed un pò di pace?" " Vabbè se me puoi fare un bonifico di 100 mila euro non mi offendo!"
Io & Renard tremendamente biondi dentro e uniti per sempre da un amore indissolubile

Ma Renard non lo calcola Babbo Natale, ha abbaiato i primi minuti e poi se nè tormato dietro il suo mobile preferito. "Se hai il potere di fermare il tempo ti chiedo di darmi poco più tempo per godermi la compagnia del mio cane, non sta bene, ci hanno dato una settimana di vita, non ci sono cure ed è l'unico cane cieco che ha annusato babbo natale ma non l'ha visto. Che poi Renard è tutto un programma, ha abbaiato mezz'ora mentre si stava calando nel camino, sta in mezzo ai piedi se devo cucinare ma sono giorni che non mangia e non beve"
Babbo Natale mi guarda con attenzione, nota anche come taglio il panettone della serie "Scocciamolo tutto" e mi risponde timidamente "Sai a me chiedono regali, non certo miracoli ma il tempo non si può fermare, puoi farcirlo come vuoi, puoi rallentare il ritmo, diluirlo o metterlo in un bicchierino e buttarlo giù come si fa con un grappino,,,,,,giusto ha una grappetta per babbo natale?!"
Illuminazione! Mio padre fa un acquavite di sambuca che stenderebbe anche le 44 renne. La trovo nel mobile, sono fiera e molto preparata in materia e mentre la verso nel bicchiere mi viene spontaneo dire
"Questa acquavite viene preparata ogni anno da mio padre, è un prodotto altamente infiammabile scommettiamo che avrà abbastanza riscaldamento autonomo che al ritorno verso il polo si ricordi che la sua slitta farà fiamme, potrebbe far sciogliere qualche ghiacciaio. Io non fermo di certo il tempo, non potro fare altro che seguire il suo consiglio cioè godermi l'attimo, prendere la vita con filosofia e magari arrabbiarmi di meno con lei. Ma un regalo??? credo che nei suoi sacchi un bel paglio di calze di alpaka e reggipetto di lana merinos non possono mancare.



Renard anche se cieco sa dove puntare, annusa babbo natale, scodinzola e prova ad abbaiare alle renne parcheggiate sotto il portico. Se domani troverò un mattone di cotto sbriciolato sarà stata qualche renna che ha scalpitato.

Ma ogni viaggio ha il suo inconveniente, specie se poi ti fermi da me anche solo per un caffè.
Regalo presoooooooo.....babydoll in alpaka e lana merinos.
Volevo un natale diverso, meno triste e che mi catapultasse verso un 2015 ricco di cose belle.
Guardo Renard che dorme contento come se questa visita inaspettata gli avesse regalato qualche giorno in più, io mi stendo sul tappeto e giochiamo. "Amico mio abbiamo vissuto una lunga vita assieme, dimmi dove vuoi andare ed io ti aiuterò".

Babbo Natale si alza dalla sedia ( quella di Ikea) "Mi hai steso con questa acquavite ma mi sento rigenerato, l'anno che verrà non cambierà se non con un  numero, credici sempre e visto che scrivi anche troppo mi farebbe piacere leggere tue notizie"
"babbo natale fai buon viaggio, ora ti do del tu..............ma sei sicuro che l'indirizzo finlandese sia quello giusto?"

"Ho tanti di quegli elfi come aiutanti fai pure!!! Scrivimi!"

Quando ha ripreso la slitta una delle renne si era incastrata nella rete del bombolone del gasolio.
"Babboooooooooooooo Nataleeeeeeeeeeeeeeeeeee.......te prego se mi togli anche il riscaldamento ci farai morire a tuttiiiiiiiiiiiiiiiiiii!" e lui "con quell'acquavite dovresti scaldare anche il paese ma non ti proccupare gli faccio fare marcia indietro prima di spiccare il volo...auguri piccola fiammiferaia, buon natale".

Certo sul circolo polare artico c'è uno più figo di Raul Bova che vola per aria meglio di superman e porta regali a chi lo prende a bastonate! lo status di oggi??????????????
Viviamo, sopravviviamo e ci godiamo il tempo rimasto....................................................gli incontri ravvicinati del quarto tipo possono anche fare bene al cuore.
RENARD COCCOLIAMOCI!!!!!! Buon Anno a tutti......senza numero.....senza riferimenti pechè sarà l'anno da colorare a nostro piacimento





Babbo Natale ti voglio beneeeeeeeeeeeeeeeeeee.............


Tuesday, December 16, 2014

Ciao Velia sono Alice Cucina: momenti di panico nella mia contea con un vicino di campo ustionato!!!

Ho avuto in questi mesi l'onore di collaborare con il mensile Alice Cucina, un magazine dove tutto prende vita tra ricette e viaggi dalle varie tradizioni. Grandi Chef si prestano a formare un numero straordinario, ricette con fotografie e spiegazioni step by step che rendono ogni piatto speciale e di facile esecuzione.
Per deformazione professionale cucino ma non trascrivo, perciò vi lascio immaginare che non è stato semplice cercare di mantenermi su determinate linee guida. Me la sono cavata? Ogni tanto mi ritrovavo a scrivere a notte fonda mentre i tasti del pc si rincorrevano ed io finivo la ricette chiudendo " Saliamo di sale e pepe".
Giornata tipo: "Ciao Velia per il mese di novembre abbiamo da fare la polenta, 8 ricette, più scuola di cucina"
Ed io tutta pimpante "ma certo e quando vi servono" "abbiamo 4 giorni che dici ce la fai??".
Opperbacco io non dico mai no seppur con la cucina esplosa tra una balla di farina e lievito madre.
Che vi dico amo le sfide ma convenite con me che ad agosto fare la polenta non è che sia tutto gran piacere. Anzi!!!Allora le corse iniziano e vai con bilancia ed ingredienti per creare qualcosa che sia diverso ma semplice al tempo stesso. Ma c'è la legge di Murphy in agguato. Questa legge affligge molti esseri umani e io sono stata adottata come nipote prediletta da Murphy. Lui ha creato per me leggi uniche tipo: se tuo zio Murphy ha paura che tu prenda fuoco mentre friggi in quel preciso istante accadrà. Se lo zio ha detto di stare attenta che ti chiuderai fuori casa significa che lo hai già fatto. Più che una legge una vera condanna.
Sarà uno zio Murphy veggente che tira "malasuerte".

Se la bilancia elettronica ha sempre funzionato state sicuri che la bilancia vi abbandonerà nel momento della pesa della farina, se dovete misurare gli ml ( milliltri) state sicuri che la vs brocca ha deciso di cancellare quelle stanghette e vi ritroverete con la metrica americana delle cup. Ma dico io ma possibile che proprio oggi che devo fare una cosa seria la mia cucina ha deciso di scioperare in pieno????
Si ai sindacati è stato riportato che il mio forno viene maltrattato fino al mattino, tra sfoglie e sfogliatelle, la lavastoviglie l'ho svampata perchè ho messo troppo sale, o magari il minipimer si è stancato di montare maionesi vegane improbabili. Anche li il motore dello steamed blender si è fuso mentre cercavo di fare i ravioli al vapore!. Ma nella mia cucina posso fare a meno di tutto ma non della carta da forno. Me la porto anche in borsa perchè non si sa mai, devi cuocere un pollo nel motore dell'auto del vicino di campo.
Eh si cari amici, ho un vicino di campo che ha rifornito la sottoscritta di ogni verdura possibile durante l'estate mandandomi "fuori di melone" coi suoi meloni, pomodori, cetrioli, melanzane e chi ne ha più ne metta.
Poi lui anche se taciturno passa sempre a salutarmi dicendo " le voe du ova?" ed io "certo perchè no!"
" Che cucine de bello oggi!" ed io "Faccio le ricette per Alice Cucina "
"Alice di chi è figlia?????? falla cucinà e tu magna che se sei secca come un chiodo"
Io sorrido sempre alle sue battute genuine, sorrido e rispondo "Ma Alice è un magazine, un mensile di cucina e sto facendo la polenta!" "Ambè sto mensile quando arriva, cioè è come il postale e porta la polenta? Certo che lo stroliche tutte. °( Strolicare sta per inventare, creare con magia)

Ma la polenta fatta in 30 versioni doveva poi essere testata. Non da lui certamente anche se qualche assaggio gliel'ho sempre mandato volentieri. Allora dopo essermi riappropriata della bilancia elettronica mi sono fatta coraggio ed ho iniziato a scrivere. Pesare in grammi, convertire le cup in ml e soprattutto scrivere frasi di senso compiuto "PRENDETE UNA PENTOLA CAPIENTE, PORTARE AD EBOLLIZIONE un litro di acqua salata e bla bla bla" Insomma l'esecuzione per quasi tutte le polente con farine di mais o grano saraceno non si differenziano di molto ma dipende sempre dalla consistenza che vogliamo dare al piatto basta un pizzico di farina in più e vi ritroverete con la cazzuola in mano a fare l'intonaco giallo del garage di casa.
I momenti di panico si stemperano mentre si cucina, metti "Wild Boys" dei Duran, fai acrobazie tra una pentola e l'altra, segni su foglio la grammatura degli ingredienti, calcoli la stagionalità del prodotto che vuoi proporre, seleziona le spezie, le erbe.......ma i momenti di panico con attacchi di fame incorporati si manifestano la notte davanti al computer. I passaggi devono essere chiari, semplici, chi legge deve essere invogliato a rifarlo non a scappare come me che non trovo il termine giusto per descrivere "GIRARE" che i sinonimi sono finiti e a forza di girare, amalgamare, rimestare ecco che gira la testa anche a me.


 Dopo aver finito la scrittura delle ricette mi rivolgo a me stessa "Senti ma vogliamo andare a dormire e domani ricontrolliamo tutto? Ho ancora un giorno di tempo e ce la posso fare a farcela" Mi guardo intorno ed ho fatto 10 mila cose ma solo 8 di queste sono quelle che ho scritto. Le più gustose, le più originali ma anche le più buone. Ecco questo per esempio non è finita sul giornale e la propongo come piccolo sfizio "agostano" da poter offrire al vicino di campo in un mese freddo.
Quando gli ho presentato questo cesto voleva pure baciarmi ma io mi sono difesa con una frase "guarda puzzo di fritto che non puoi capire, queste sono frittelle di polenta di mais gialla con il ripieno di prosciutto, ricotta salata, provola e zest di limone".
Lo so, immaginate la reazione al termine "zest di limone". Mi ha guardato attonito "Ma che paese è lo zest? vicino all'est?". Ha compreso di essersi ustionato l'esofago dopo la quinta polpetta. Tutto rabbuiato mi fa "ma non ho capito ma co sto caldo non potevi fa un gelato alla polenta o un ghiacciolo di polenta?"






Polpette di polenta fritta con provola, prosciutto e ricotta salata
Ingredienti per la polenta
250 gr farina di mais gialla
1 Litro di acqua leggermente salata
100 gr parmigiano grattugiato
Tempo di cottura 45/50 minuti

Per il ripieno
Sale e pepe
Timo
100 gr timo
50 gr ricotta salata
Limone grattuggiato
50 gr provola affumicata
50 gr prosciutto tritato
Pangrattato 

Olio di semi di arachide per friggere
Attrezzatura pentola abbastanza capiente, una frusta, un mestolo, padella per friggere, carta assorbente

Preparazione
1)Portare ad ebollizione l’acqua precedentemente salata, Fuori dalla fiamma iniziare a versare la farina di mais cercando di  farla cadere dolcemente continuando a rimestare affinché non si creino dei grumi.
2) Al completo assorbimento riportate la polenta su fiamma bassa ed iniziate a lavorarla con un mestolo o persino con la frusta
3) Lasciate sulla fiamma avendo cura che non attacchi sul fondo e vedrete che le bolle che si creano spaccano la farina di mais creando un composto sempre più denso.
4) Il tempo di cottura è 45 minuti circa. Poco prima della fine incorporate burro e parmigiano e con la frusta amalgamate il tutto. Fate freddare.
5)Preparate un trito di erbe con il timo, la ricotta salata e amalgamateli nella polenta. Poi create delle piccole palline che riempirete con un pezzettino di provola, prosciutto tritato con limone grattuggiato. Chiudetele su ste stesse facendo in modo che siano ben sigillate. Ripassate nel pangrattato e ricotta salata per eliminare eventuali liquidi della polenta. Friggete in abbondante olio di arachidi e servitele calde ( non ustionate il vicino di campo).

Le varianti possono essere molteplici, potete anche stendere la polenta con un mattarello su carta da forno bagnata creando un rettangolo riempirla con gli stessi ingredienti, richiuderla come una girandola facendo in modo che compatti bene premendo ai lati la carta da forno. Togliete la carta da forno, tagliate a rondelle e gratinate al forno aggiungendo altro parmigiano reggiano.
Non mi chiedete le foto che non l'ho fatte................................però credetemi la polenta può essere un piatto molto divertente e versatile seppur cucinato ad agosto. 
Allora non perdetevi il numero di Dicembre che ci sono ricette fantastiche!!!!


 
" Numero col botto, numero di festa con proposte cosi frizzanti che le ricette e menù che sceglierete strapperanno l'applauso dei vs commensali! La redazione di Alice Cucina ha ragione per questo che vi auguro Buone Feste e Buone Ricette a tutti!!!







 Il post è dedicato a Simona Vacchini, oggi mi ha fatto pensare a cosa succede nei backstage delle ns piccole grandi cucine







Thursday, November 6, 2014

Le elementari tra letture e scoperte significative: da Adamo ed Eva e l'albero del melo malum



Le maestre hanno sempre la loro grande personalità. La nostra maestra Antonia chiamata da tutti Tota  denominata anche “ La signorina” perché non sposata. persino la grande direttrice del centro Domenico Savio, centro dove venivano rieducati ragazzi con vari problemi di adattamento. sarebbe stata la nostra insegnante per i restanti anni delle elementari. Lei era gentile, comprensiva ma aveva l’aria della grande conservatrice. Si era persino conservata ed immolata per il lavoro che il fatto che non fosse sposata la riportava sempre al grado di “direttrice e signorina” mai “zitella” non sarebbe stato il termine  appropriato. Lei era una donna di fede che aveva sposato insegnamento e grande impegno nel mondo del sociale. Con le sue forme tondeggianti risultava anche un po’ materna ma il suo passo era di chi sembrava procedesse con la la fascia da sindaco benemerito di un paese che era già stato da secoli declassato a frazione.
Il suo incidere molto felpato con scarpetta tacco tre, capello biondo e occhiali mi ricordavano qualche personaggio dei cartoons. Lei camminava dritta come un fuso e spesso si calava gli occhiali per guardarci in faccia uno ad uno ( eravamo in 5 per fortuna) sempre silenziosa, meditativa e molto riservata.
 Era un replicante mista  tra la signorina Rottermaier, e la zia di candy candy quella che in poche parole quando ti inquadra sai già che sei fottuta alla prima interrogazione. Nella sua grande particolarità aveva anche parole di conforto. IO NON CAPIVO i problemi di matematica.
Appunto se sono problemi perche mi dovevo preoccupare. “Allora il treno parte da roma alle 6 del mattino e arriva firenze alle 12 calcolando che ha decelerato il suo percorso rallentando la sua velocità media per 4 volte andando a 100 km mi sapete dire con quanto km viaggiava?”
Io avevo perso il treno, persa tra partenza, decelerazioni e arrivi e mi domandavo “perché i treni  danno tutti questi problemi?”

Il soggetto cambiava se c’era il contadino che doveva vendere 10kili di mele ma che per tre volte consecutive si ritrovava a venderle usando le frazioni. Se un giorno le vende un quarto, il secondo giorno le mangia due, poi il terzo giorno gli rimangono un terzo…….
Ed io mi chiedevo perché il contadino non se le mangiasse tutte insieme senza  farsene un problema’
E la Tota decise in  accordo con i miei genitori di portarmi a fare ripetizioni di matematica, sulle frazioni, divisioni e moltiplicazione delle mele. Del treno non fu fatta menzione anche perché mentre tutti avevano trovato la soluzione io ero rimasta lungo il binario a salutare la gente.
Non ho mai capito se quella logica matematica mi avrebbe condannata a vivere col sospetto che i miei compagni di classe viaggiassero in treno in business class ed io al massimo nel vagone merci magari piena e stracolme di mele da contare. Chissà se le conto tutte???????????????????

Tutti bravi in matematica, tutti bravi a leggere e a fare il sunto specialmente dopo aver letto un testo. Io stavo zitta perché ero timida forse mi annoiavo o come ripetevano a casa “Sei somara!” La Tota bastava che abbassasse gli occhiali per guardarmi perplessa cercando di incoraggiarmi con la frase “dai Velia che è facile”  “povera Velietta”.

Fabiola e Monia erano le femmine più attente, Mirko con poco faceva il suo riassunto in modo discreto perché anche lui le voleva poche. Mirko con minimo impegno era sempre avanti. Riccardo invece calcolava la costante, era impressionante il suo modo di analizzare gli orari del treno, il flusso, le decelerazioni ed i tempi improduttivi che oggi Trenitalia lo dovrebbe assumere come dirigente nazionale. Al fruttivendolo Riccardo avrebbe predetto il tempo della semina e raccolta e gli avrebbe anche consigliato di non entrare nei nostri problemi più che altro per rispetto della sottoscritta. Si ero alla frutta. I miei pensierini erano talmente basici ma me la cavavo egregiamente nell’inventare storie e ciò che era fantasia diventava per la maestra Tota un modo per farmi apprezzare.

La maestra Antonia ci introdusse alla lettura della Bibbia. Iniziammo con la genesi, la genesi del creato, la creazione dell’uomo. Poiché l’uomo si sentiva solo Dio decise di prelevargli una costola per plasmare la donna “ Eh così avrai una compagna per la vita!”
Adamo trafitto dal dolore per la perdita della costola si ritrovò poco dopo con Eva. Come inizio andava anche bene. Dio li mise in un giardino paradisiaco chiamato Eden
Era pieno di frutti ma pose il divieto assoluto di non mangiare il frutto da un determinato albero. Il melo della discordia.
Praticamente avevano un paradiso tutto per loro con migliaia di alberi, ridenti praterie, campi da coltivare, io ero curiosa di sapere se avessero cani e gatti ma la maestra non chiarì questo punto.
C’era l’albero del male o del melo che non doveva essere toccato. L’albero della conoscenza del bene e de male. « Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi graditi alla vista e buoni da mangiare, e l'albero della vita in mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. »   (Genesi 2,9)                        
            « E Dio impose all'uomo anche questo comando: «Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai certamente dovrai morire». »   (Genesi 2,16)

Ma anche in mezzo a tanti alberi e tanta scelta Eva un giorno parlando con un serpente curioso fu tentata nel cogliere il frutto proibito dall’albero della conoscenza.
 Eva si annoiava a morte in tutta quella perfezione. La donna creata dalla costola di Adamo si apprestava a compiere l’atto più coraggioso dell’intero volume. colse la mela, la mangiò e la passò ad Adamo con parole chiare  “ecco beccate questa vedrai come te se passano le costole”. Appena mangiato il frutto Eva si sentì strana, Adamo iniziò a vederci  meglio al punto che le chiese tutto sorpreso “Eva ma ste poppe dove le tenevi?” “Adamo pure tu non scherzi a protuberanze strane”. Si ritrovarono nudi, si nascosero dalla vergogna, si vestirono con fogli di fico ed iniziarono a pensare che quella mela malum potesse essere molto più interessante.
 La pacchia durò poco perché Dio si presentò a loro, niente confettura di mele malum cari miei.
Il processo viene fatto in direttissima. Aver mangiato il frutto della conoscenza del bene e de male gli sarebbe costato caro. Il serpente si giustificò dicendo che aveva espresso un parere, Eva dava  la colpa al serpente, Adamo accusava Eva che gliela aveva passata con molta superficialità.

Dio condanna prima di tutto il serpente; la punizione della donna la tocca nella sua duplice qualità di madre e di moglie. “Partorirai con dolore” Anche l’uomo è condannato, anzitutto nel suo rapporto con la terra, alla quale è legato come a una moglie e dalla quale attende i frutti: ora la terra diventa una nemica. Comunque né l’uomo né la donna vengono "maledetti" da Dio, che riserva parole di maledizione soltanto al serpente e alla terra (o al cosmo). La più aspra conseguenza del peccato è la morte: il peccato produce una rottura del rapporto con Dio, e la morte fisica sancisce definitivamente questa rottura.

La maestra Antonia ci spiegò cosa fosse è il peccato originale, e che per colpa di una mela l’umanità è soggetta alla morte come espiazione del delitto infame.

Sono stata giorni arrabbiata con Eva, ecco una che non si fa i fatti suoi. Per Adamo provavo profonda tenerezza, per il serpente anche un po’sana di simpatia. Arrivavo a casa e domandavo se per una mela saremmo dovuti  soccombere tutti.

La  Maestra Tota non era così drammatica, semplificava ogni singolo passaggio, lei ci stava narrando la storia di una donna nata da una costola di un uomo che dalla grande noia ci aveva condannati a morte.

“allora bambini possiamo fare un pensierino, una riflessione e trarre la lezione del giorno?”.
Vista la mia indole e per come sono di carattere non l’avrei mai toccato l’albero della conoscenza specie con tutti gli ammonimenti e divieti posti. Poi Dio era stato ben chiaro perché la punizione avrebbe comportato la cacciata del’eden.
I pensierini di Riccardo erano nettamente superiori alla stesura della bibbia, Fabiola e Monia si erano impegnate a scrivere la morale semplice e genuina, Mirko era stato più breve e aveva sintetizzato bene, IO???? Il mio condensato genetico, simposio- sintesi sulla genesi non fu apprezzata perché avevo cambiato versione.

“Il contadino aveva un albero con sole 10 mele; una se la mangiò Eva, una se la beccò Adamo ed il serpente ne mangiò 8 per morire di colite poco dopo. Quante mele sono rimaste? ZERO. Problema risolto. No Dio si arrabbia perché è rimasto senza mele”

La maestra non gradì molto, parlavo poco e si mise a ridere esclamando “Non hai colto la morale ma hai risolto un problema per la prima volta” “ No maestra la lezione l’ho capita ma sto troppo arrabbiata con Eva e preferisco contare le mele del contadino”.



Le cose non migliorarono col passare del tempo, ero affascinata dalla lettura di maestra Tota-Antonia ma la mia capacità di sintesi rimaneva incompleta. Da lì a poco passarono in classe in pochi anni tutti i personaggi biblici dell’antico testamento. Noè con la sua arca, Giuseppe figlio di Giacobbe venduto dai fratelli, Mosè salvato dalla acque, Davide e Golia, Giona e la balena, Daniele ed i leoni. Si erano racconti a puntate, a colori seppur narrate da una voce bassa alla quale poi veniva il singhiozzo. Anche perché la punteggiatura che l’hanno inventata a fare?
A noi 5 ex pulcini in via di sviluppo queste storie ci piacevano assai, poi ci confrontavamo ed io  “si ma la storia è vera oppure no? Che ne so Cenerentola non esiste!”.

Santi numi, Velia ma cosa dici, come fai ad asserire che Cenerentola non esiste davanti ai tuoi compagni? Sono passati più di 30 anni o giù di li. La maestra Antonia si ritirò in pensione, perpetuò il suo dovere di direttrice presso l’istituto per anziani, il suo centro ricco di giovani era diventato oramai una casa di riposo. Un giorno la incontrai e fu dolcissima.
“sai Velietta, per anni ho pensato che tu avessi seri problemi di apprendimento”
“ ma no Direttrice, si figuri ho sempre saputo di essere somara anche se lei non me lo diceva apertamente”
“ Eri sempre in silenzio, eri timida e spesso persa nel tuo mondo fantastico che non volevo disturbarti”
“ ma si figuri Direttrice, già che mi chiamasse Velietta o Veliuccia lasciava  intendere che aveva a che fare con una figura molto molto fragile”
“ beh si, sei uscita fuori che Babbo Natale non esisteva perché non l’avevo letto sul vangelo”
“ ma si figuri Maestrissima, ma io non capivo che senso avesse scrivere una lettera a Gesù bambino per farsi portare il regalo da un perfetto sconosciuto con barba bianca e vestito rosso che non viene menzionato nella bibbia. I bambini sanno rendere il mondo più semplice degli adulti, più reale e giocoso”
“ si Velietta, hai proprio ragione, eri una bimba introversa ma molto brillante, se ben ricordi la recita di Natale della scuola la presentavi te anche se te la facevi addosso dalla grande emozione”

Poi un giorno la nostra Tota ci lasciò provata da una lunga malattia, mia madre che era andata a trovarla pochi giorni prima del trapasso me la passo al telefono “Sai Velia sono fiera di quello che hai fatto, hai scelto di fare l’insegnante ed i tuoi alunni saranno felici di avere una maestra così, abbi cura di te”.

Ma la vita introversa diventò estroversa appena il diploma magistrale, mia madre che alle udienze veniva solo per farsi dire " si  la ragazza è la prima della classe" Oh almeno un soddisfazione con un bel punteggio di 58 sessantesimi per la maturità. Un pezzo di carta che ho utilizzato per poco tempo prima di volgere lo sguardo alla cucina, complice una nonna Parisina cuoca rinomata.la nonna Marsilia più semplice ma capace di piatti unici.
Anche stasera niente ricette, solo un ricordo bello del cammino dellla mia esitenza..............grazie ai miei compagni di banco; Riccardo, Mirko, Fabiola e Monia.
Grazie Maestra Antonia,,,,,,,

Wednesday, August 27, 2014

La storia dei 5 pulcini sotto la catalpa....il primo giorno di scuola non si dimentica mai!








Chi di voi non ha frequentato la scuola materna? Alzi la mano per favore o lasci un commento sull’esperienza vissuta. Si perché io ho trascorso un infanzia tra Narni e Monterubiaglio e appena compiuti i fatidici tre anni mamma provò a mandarmi alle scuole materne. Ripeto ci provò ma non le venne bene. Io piangevo talmente tanto che le maestre erano costrette a chiamarla. Piangevo a singhiozzi e facevo certe lacrimoni formando un laghetto e mamma si spaventava al punto che tornava a prendermi. Poi ricordo vivamente la sensazione di essere abbandonata in modo molto subdolo. Parlava con le maestre, io mi perdevo  in mezzo ai bambini, lei mi sorrideva e mi faceva l’occhietto come per dire “sono qui non ti lascio sola” . 
Le maestre la rincuoravano. “Non si preoccupi è normale, piano piano la bimba lo capirà e vedrà che smetterà di piangere” e lei furtivamente se ne sgattaiolava dal portone mentre ero intenta a non farmi tirare i capelli da qualcuno più piccolo di me. Purtroppo tutti i tentativi fallirono.
La maestra un giorno presa da tanto sconforto mi aveva già preparato la cartella, aveva messo dentro l’asciugamano con le iniziali vds, qualche giocattolo. Sembrava quasi un ordine di sfratto immediato e per giunta definitivo.
Mia madre fu messa al muro con la cartella schiaffata sul petto dalla stessa maestra  “ Mi spiace signora la bambina ha dei gravi problemi a socializzare forse è il caso che la facciate vedere da uno specialista”.
E mentre mi portava trascinata per la mano, alzandomi di mezzo metro sventolandomi a bandiera si sentiva quasi disgustata della mia prestazione prescolastica oltre indignata nel di sentirsi dire che aveva una figlia del tutto asociale. “ non capisco perché tu non voglia giocare con i bambini che c’è di così tanto male a stare dentro un asilo almeno fino all’ora di pranzo?”

“ mamma se non ci sei tu io non ci voglio più andare in quel posto!”

Durata effettiva della materna a Narni: giorni 12



E mamma fece in modo che io trascorressi la stagione più bella proprio a casa, contornata da vicine variopinte, con uscite al parco, piscina d’estate, palestra d’inverno. Insomma si stava da dio….
Gli amichetti o amichette non c’erano. Giocavo raramente con i figli delle vicine: Gianni quasi coetaneo o con Cinzia in piena adolescenza che studiava con la faccia pittata per la crema antiacne  Io già vivevo nel mondo dei grandi mentre ascoltavo rapita le storie dell’amica Medora, parrucchiera dai capelli rosso fuoco. Se stavo a bottega mettevo in ordine le parrucche, spatolavo con il cucchiaino il fondo del loro caffè montato con lo zucchero, loro fumavano e si confidavano, io prendevo lo stuzzicadenti e le imitavo con fare sapiente e poi chiedevo “dove la butto la mia sigaretta?”

Dopo il trasferimento a Monterubiaglio le cose cambiarono nettamente.
Cambiarono le abitudini, la casa, anche le amiche di mamma avevano bambini della mia stessa età.
Sarebbe stato un anno di preparazione perché l’anno seguente avrei dovuto frequentare la scuola elementare. Mia madre presa dal rimorso di non avermi esortato a frequentare l’asilo tentò nuovamente con la scusa che avrebbe iniziato anche mia sorella. “qui a Monterubiaglio conoscerai tanti bambini, poi le suore sono brave ti faranno divertire, vedrai non piangerai”
La tregua durò pochi giorni. Mia sorella aveva già metabolizzato l’abbandono parziale, io invece iniziavo a piangere dopo pranzo quando le suore provavano a metterci a nanna e tiravano la tenda per il pisolino pomeridiano. Io avevo l’incubo di Suor Simona, lei le voleva poche o ti addormentavi da sola oppure ci pensava lei con le sue storie. Perciò dopo la prima settimana  fu mia nonna a venirmi a prendere e Suor Simona aveva preparato la cartella con maggiore velocità delle maestre di Narni. Lei era illuminata da dio e con me non c’era da fare altro “mandatela a benedire, portatela dal parroco” in poche parole ESORCIZZATELA.
Ma chi? Io o Suor Simona?
Anche gli altri bambini la temevano ma lei era una che andava a simpatia, ed io non le stavo simpatica per niente. Durata effettiva della materna 8 giorni più due di chiusura in bagno.
Fu un anno molto bello, mia sorella continuava a frequentare l’asilo, io me ne stavo a casa a godere della preparazione della crostata o del ciambellone. Dovevo giocare con le pentole, far scoppiare la balla della farina da 10 kg mentre sferzava la tramontana. Attorniata da zii e zie che pur di accontentare la sottoscritta mi facevano toccare anche il soffitto.
Nonna ha sempre la giusta ricetta
 Ma un giorno trovai una balla nuova, ero curiosa. Mi feci la mia fontana sulla spianatoia ed incorporai le uova. Nonna non mi diceva nulla perché era così che trascorrevo le mie giornate.
Dopo 10 minuti iniziai a sentire che le mie mani stavano per incollarsi e la sensazione peggiorò nei minuti successivi. Le mie mani erano diventate come gesso. Non riuscivo più a muoverle.
Nonna scopri poco dopo che avevo pescato nella balla di stucco dietro al portone.

Poveri non avevano calcolato che sarei stata abbastanza scaltra da provare ad impastarla convinta che fosse farina. Tra le varie imprecazione a parte rimanere di stucco se mi avessero portato un balletta di cemento armato avrei fatto la pasta più al dente del mondo.

Ultima estate tra giochi e feste ed iniziai a conoscere le mie prime amichette: Fabiola dirimpettaia di nonna. Con lei le giornate trascorrevano felici e con divertimento assicurato. Giocavamo davanti casa mia o dietro casa sua denominato il POGGETTO.
Sarebbe iniziata la scuola da lì a breve. Fabiola ne parlava con entusiasmo io facevo spallucce ma se c’era anche lei nella mia classe mi sarei sentita meno sola. Me lo ripetevo in continuazione mentre mamma mi prendeva le misure per il grembiule che a quel tempo era blu. Nonna stava ricamando i vari colletti che sarebbero poi stati accompagnati da un bel fiocco rosa. Ero di sicuro affascinata dai preparativi di quella prima volta. Il mio primo giorno di scuola, un posto nel quale non avrei potuto piangere o tornare a casa quando volevo.C'era il sussidiario ed il libro di narrativa, tanti colori, quaderni e c'era più che altro da incartare ogni libro per non rovinare la copertina.
Appena indossato il grembiule, colletto e fiocco mamma aveva con sè la cartella rossa con le fibbie marroni. Una cartella squadrata all’estremità tondeggianti. Mi presentai in quel lungo corridoio che sembrava lunghissimo. Eravamo in 5 in quella classe. Io, Fabiola, Monia, Mirko e Riccardo.

La nostra maestra si presentò come un raggio di sole. “ Eccoli i miei piccoli pulcini ed io sarò la mamma chioccia”. Lei la grande maestra Maria Osti Romagnoli. Sarebbe stata la nostra maestra per un solo anno, perché l’aspettava la pensione. E te pareva? La Romagnoli era una maestra di una dolcezza infinita, dotata di grande pazienza. Il mio primo anno di scuola iniziava un po’ in salita perché non avendo frequentato la materna ero molto indietro rispetto agli altri. Ero molto taciturna, non riuscivo ad esprimermi in piena autonomia. Logica-matematica zero… ma non avevo problemi a leggere e scrivere  mi proponevo sempre io quando c’era da leggere qualcosa. E la maestra sapeva che era anche un modo per farmi uscire fuori dal mio guscio.
Fabiola era l’amica del cuore, poco dopo arrivò anche Monia. Crescere insieme non è stato semplice  perché i caratteri erano completamente diversi. Fabiola era molto brava a scuola, attenta, diligente, precisa, ordinata ed era estroversa. Monia era altrettanto brava ma la distingueva la sua grande bontà d’animo. Se le avessi chiesto una matita di sicuro me l’avrebbe regalata invece Fabiola al massimo te la prestava o se le girava male ti diceva anche di no.
Perciò la leadership va sempre al più forte o alla più forte e Fabiola aveva la maglietta col numero 10: capitana ci si nasce e non ci si diventa.
Se litigavamo non ci parlava per giorni a differenza di Monia che non riusciva a tenere il muso aveva un carattere più docile e malleabile. Ma erano entrambe delle grandi ascoltatrici che un giorno mi esortarono a parlare di cose più divertenti e con ragione " Senti Velia, ma perchè disegni sempre la pioggia, guarda che bello qua fuori ci sono anche i fiori e c'è il sole!".
Ecco Fabiola brillava per il suo perenne ottimismo, la sua grande capacità di sintesi, era più matura, più sveglia, ordinata, orgogliosa, testarda.
Perciò al momento dei compiti in casa io che ero nettamente indietro copiavo Fabiola, Monia interveniva per farmi capire il concetto e Fabiola come la maestrina con la bacchetta ci richiamava all’ordine spiegando la lezione di nuovo. Mirko e Riccardo…..due galassie in un universo in piena espansione.
Loro erano completamente gli opposti: Mirko era furbo, svelto, caparbio, orgoglioso e provava a spuntarla su Fabiola che rimaneva impassibile. Riccardo era il primo della classe ma era il più taciturno. I suoi compiti erano sempre svolti in maniera perfetta che un giorno quando disegnò un dinosauro pensammo davvero che avesse dei poteri soprannaturali. Era il dinosauro della foto che era raffigurato sul sussidiario. Per non parlare dei pensierini che poi col tempo sarebbero diventati temi che lasciavano incantata la maestra e persino le altre maestre. Durante la ricreazione si riunivano per parlare del grande genio che era in lui e confrontavano magari il mio pensiero del giorno molto semplice, lineare e diretto ( approccio necessario) “Oggi a casa abbiamo fatto la crostata con le ciliegie e mia sorella l’ha mangiata tutta” con il pensierone di Riccardo che era un poema liturgico. Non c’era nulla da fare, Riccardo era inarrivabile, quasi intoccabile perché anche lui era molto timido. Ma quando era sul banco di scuola poteva far rimanere di stucco ( con la balletta de cemento armato) l’insegnante. Perciò dopo qualche mese ecco che le postazioni diventano più nette, le posizioni di ogni singolo bambino vengono riportate sul famoso primo quadrimestre. La mia pagella non è delle peggiori ma la Romagnoli decanta la mia grande fantasia ed interpreta la mia “distrazione” o difficoltà a concentrarmi come una sorta di noia di base.
“si è inserita nel gruppo dal quale richiede affetto. E rispettosa e tende a comunicare all’insegnante ogni suo piccolo problema inerente alla scuola. E' sensibile ed estremamente pronta a cogliere ogni cambiamento, passa dei periodi di grande infantilismo di assenza mentale dalla classe a periodi di forte impegno, A me sembra anche un po’ insicura. Ci sono momenti nella conversazioni dalle quali sembra totalmente assente che viene fuori con delle osservazioni tanto superiori alla sua età cronologica , che lasciano sorpresi. Ha acquisito una sufficiente tecnica sia per la scrittura che per la lettura ma la parte logico.matematica rimane incompleta
Solo 11 assenze….
Insomma non era poi così male come pagella da portare ed ero la più somara della classe.
Non oso pensare la mamma di Riccardo che tutta orgogliosa magari aveva già appeso i manifesti
“ma quanto sei bravo?”
Ma quell’anno il comune decise di regalarci un campo da pallavolo ma per farlo avrebbero dovuto abbattere la catalpa che si trovava in quel preciso punto. La Romagnoli la prese come spunto per fare ricerche sull’origine di questo albero a foglie caduche. Facemmo uno studio associato, aprimmo un inchiesta e  assistemmo inermi all’abbattimento della catalpa come se fosse la fucilazione del colpevole. Piangemmo su quelle fronde tagliate, contammo gli anni dalla radice rimasta in terra. Riccardo aveva fatto anche la ricerca della moltiplicazione della pianta e studio comparato di ogni singola malattia dovuta a parassiti. Insomma una scuola intera a piangere una catalpa e Riccardo "la catalpa bignoinoides era chiamato albero dei sigari"
 “ sarà per questo che lo tagliano? Il fumo fa male”.
Eccerto non dovevamo fumarci una catalpa, farci il decotto ma neanche ritrovarcela nel letto la notte come incubo dopo averla interiorizzata come parte della famiglia. Un pezzo di catalpa che se ne va…..
Durante l’ora di ricreazione portavamo i pensierini alla catalpa. Io piangevo come una fontana e nessuno aveva capito la ragione. “ Maestra se decidessero di tagliare anche le altre piante dall’altro lato della scuola, io ho contato 5 tipologie diverse e qualche sottospecie. Ci mettiamo al lavoro adesso o magari passo le informazioni a Riccardo che domani ci porta la ricerca già fatta?”.
Perchè Dio crea i mondi ingiusti: crea i bimbi come me che fanno il pensierino o crea bambini capaci di scrivere una tesi di laurea??"
"Velia per te il cielo sta anche dentro la stanza"
 
La Romagnoli ci amava cosi. Eravamo i suoi 5 pulcini, i suoi 5 cuccioli da lasciare pronti alla nuova maestra. Sarebbe stata la sua ultima stagione lavorativa e per noi la prima e l’ultima stagione di un periodo ricco di grande fermento scolastico "ripieno" di affetto a quintali. 
 Maestra Maria Romagnoli, col suo naso fino e adunco, capelli grigi fermati da una molletta ed un paio di occhiali fini e spessi come il fondo delle bottiglia.
Aveva un profumo di talco, sembrava sempre che uscisse fuori dal parrucchiere senza la messa in piega. Mai un urlo, mai una parola di troppo, teneva per sé la nostra essenza. Si cibava di quella per riuscire a chiudere la sua stagione lavorativa, una stagione spesa per allevare i più piccoli. “ un giorno quando sarete grandi vi ricorderete di me? Io si perché rimarrete i miei ultimi pulcini ed un mamma chioccia non dimentica” 
"un pulcino tra le mie mani"
 Secondo quadrimestre finito, il primo anno finisce con una prima elementare pienamente promossa in seconda.
Il mio pensierino di fine anno fu molto gradito: il mio era il desiderio di andare a vivere tutti assieme sotto lo stesso tetto in piena campagna avevo anche scritto che per festeggiare avrei piantato una catalpa in segno di pace. No, non avrei più pianto come all’asilo e non avrei fatto storie per entrare in classe.
Eravamo noi 5, Io, Fabiola, Monia Riccardo e Mirko. La sottile percezione che i nostri caratteri si erano completamente amalgamati e la sensazione forte e che non ci saremmo più lasciati dopo quella stagione.








Wednesday, July 23, 2014

IO "iodio" il mare, il sole, il vento....."storie di bambini col piede sull'accelleratore"




http://spilloepushup.wordpress.com/2012/07/28/luomo-vintage-al-mare-esemplare-da-evitare/
Estate alla porte, estate alla finestra. Chi ha voglia di sole, di quel bel caldo afoso o secco ( dipende dai gusti), di quelle notti asfissianti trascorse a rotolarsi nel letto?
 Io non sono un amante dell'estate, una patita del mare, mi spiace per  l’ombrellone e per la sdraio, non ci starei manco se mi dessero in dotazione protezione lunare totale ed uno yacht con aria condizionata. Mi ritroverei con la cervicale infiammata e dovrei ammettere a me stessa che sono un vero disastro.
Odio il caldo e amo le giornate miti, quelle estive che per capirci dovrebbero finire con una leggero venticello che ti obbliga a mettere un maglioncino.  Perciò queste corse sfrenate per andare al lago o al mare, portare i bimbi, fare un accampamento con sedie, sdraio, ombrellone, palette, secchielli e braccioli, cucinare magari due giorni prima ( perché la ciurma ha fame e non possono morire di fame), fare la fila al bagno, sentire tutti gli schiamazzi mentre gli adulti urlano ai propri figli
“uscite dall’acqua che c’è un pesce cane?”. 
 Sono stata traumatizzata dalla grande voglia di mare che mia madre ci ha sempre rifilato
 “Vedrai che ti fa bene alle ossa, poi diventi più bionda, c’è lo iodio e non ti viene il mal di gola e soprattutto non sembri un fantasma”.


Io no….io IODIO il mare, odiavo già i preparativi del giorno precedente, perché era fatica svegliarsi presto caricare il pulmino, un ora di tragitto, sempre di domenica, col pranzo già stabilito che era un menù faraonico..

Se ci ripenso sembrerebbe un film porn-comic fine anni 80. Ogni tanto andavamo pure sulla spiaggia privata per avere meno peso ma  finiva sempre per essere una scarpinata: mio padre che sfotteva mia madre sull’acquisto della collana del passante "Vucumpra Amiko Meo" io che piangevo ustionata assieme alla mia amichetta Maria Teresa ( anche lei piccola fiammiferaia vittima innocente della madre super abbronzata), le barzellette dei vicini con le mogli impegnate a fare l’uncinetto e le nostre mamme stese a lucertola sul bagnasciuga. Un giorno mio padre sotto l’ombrellone intento a fare i cruciverba ci chiese di andare a verificare se fossero ancora vive oppure semplicemente “alluccate” dal sole.
Perciò la mattinata scorreva in modo pesante solo per l’insediamento nello stabilimento.
Si prendeva posto con molta educazione, mio padre era molto severo anche se ogni tanto si rilassava e si lasciava andare a qualche battuta simpatica per sganciare la tensione.
C’è chi aveva la possibilità di avere la sdraio oppure chi si fiondava con l’asciugamano variopinto anni 60/  quello corto per intenderci. Mia madre lo portava scuro “Perché il sole attecchisce meglio”
Lei aveva già le sue creme specifiche, il suo acceleratore di melanina naturale che proponeva anche a me per farmi diventare più nera dell’asfalto. Ma no, con me non attecchiva.
 Io avevo un costume intero, verde smeraldo su telo giallo, le spalline del costume sigillate alla collo per salvaguardare più centimetri quadrati di pelle possibili.
 I capelli tirati su da un improponibile mollettone con fiori bianchi che all’epoca erano come protesi dentarie.
 Per me niente acceleratore, una semplice e banale crema perché mia madre ignorava i filtri di protezione. “Dai mettiti giù, allarga ste gambe, mettiti di dietro, prendilo sulle spalle, alza su questi capelli che dopo il collo rimane bianco”. No non era il filmaccio sconcio ma mi vergognavo " a bestia".
Ero musona, sempre introversa “ Possibile mai che non trovi nulla da fare con tutti questi giochi?” mamma cercava di darmi la carica, uno stimolo. No perchè mi annoiavo a fare i castelli di sabbia tanto sarebbe arrivato Luca e ci avrebbe fatto la pipì sopra. Se mi bagnavo ci sarebbe stato il rigido compito che una volta asciutti ci si cambiava il costume e questo davanti a tutti semplicemente coperte dal telo mentre mamma avrebbe urlato “dai su….che ci vuole a mettere il bikini!????Spogliateeeeeeeeeeeee”
 Il bikini??? Non mi bagnavo proprio perché volevo rimanere col mio pezzo intero verde smeraldo e avrei salvato la pellaccia stando rintanata sotto l’ombrellone.
Le ore peggiori? Tra le 11 e le 13, massima esposizione solare, c’è chi soffriva in silenzio ( io!!!") persino mio padre poco amante del sole e con la pelle delicata. Ero nella classica posizione del fiore di loto.
Mia sorella Francesca con Luca erano invece due terremoti viventi, avevano già monopolizzato la spiaggia con racchettoni, sfide al pallone, facevano buche enormi per cercare l’acqua ed io quando andavo da loro mi ci tappavano sempre. Mi rimaneva l’ombrellone come rifugio, qualche fumetto o la partita a ramino con Mariateresa. Io e lei eravamo simili. Poco inclini e avvezze alla ricerca dell’abbronzatura ad ogni costo perché chiare di carnagione ed  imparentate con Omino Bianco e una dose di Ace Gentile.
Non si parlava di albinismo ma avremmo aspirato all'alpinismo pur di stare fresche e tranquille, ci saremmo arrampicate fino al Monte Bianco invece no stavamo al mare sulla spiaggia a Montalto. Al massimo ce  portavano ad ALBINIA altra località balneare nelle vicinanze.
La sabbia scottava in modo assurdo, per arrivare in acqua bisognava correre o zompettare. 
Quando ci mettevamo sul telo il primo giorno eravamo sempre prese di mira  da tutti "Fate scudo al sole, copriteveeeeeeeee". 

  All’una iniziavano i primi gorgoglii allo stomaco. “ Ragazzi allora si chiude l’ombrellone e si va in pineta a mangiare!” Per me un altro trauma alle porte. Perché mi chiedevo,  fare 2 km a piedi sotto lo scoppio del sole per andarsi a riposare alla pineta ? Semplicemente perché il pranzo non prevedeva uno spuntino qualunque, che ne so un panino che ti mangi anche sotto l’ombrellone. No il nostro menù era vario. Il tavolo da campeggio, quello che dentro ci sono le sedie e si chiude a mò di valigia. Quel tavolo valigia anni 70 pesava come un omo morto.
Per aprirlo ci voleva il black &Decker o direttamente un macete ed una volta aperto bastava un calcio per riavvolgerlo.

E prendi le borracce, le borse termiche, il ghiaccio, si apparecchiava come se stessimo al ristorante.
Si partiva con l’insalata di riso, la pasta fredda, la frittata con la cipolla, spaghetti aglio, olio e peperoncino, pomodori con le patate, affettati vari e formaggi, mozzarelle, pizza e per finire la frutta. Si perché la frutta non doveva mancare mai.
La frutta arrivava a vassoi che sembrava la pineta "esotica" tra banane, ananas, pesche, albicocche, kiwi. Per concludere un pasto leggero la frutta è ben indicata. Aiutava la fermentazione e la rifermentazione.

"dai litighiamoci il materassino"

Mia sorella dopo un pranzo del genere alla quale era stato consigliato di mangiare poco si mise in tasca una susina e girandosi verso mamma esclamò con tenerezza “ mamma che dici mi farà male?”.
Perché dopo pranzo andavano rispettate gli orari della digestione, Tre ore di riposo e poi forse si poteva toccare l’acqua.
E nei diari di bordo trovo  "In ricordo di una giornata divertente" ma chi me la dava tutta sta fantasia?
 L’ordine del giorno prevedeva “ Il bagno dopo le ore 16,00 e non prima sennò fa male! Poi non vi allontanate che il vento ve porta via!” Cioè come il vento ce porta via? Forse mamma intendeva dire che la corrente ci avrebbe portato via, ma se avesse detto corrente noi avremmo pensato alla corrente elettrica. “ Uscite, correte, tornate qui ,dovete stare vicini favve piglià un colpo!”

Ho ignorato sempre la ragione per la quale avessero paura di una congestione tanto da ignorare una più naturale e ovvia insolazione. Mia sorella Francesca era più birichina, lei aveva il materassino, era temeraria, aspettava un po’ di calma e poi si buttava in acqua a dormire. Per ben due volte si è risvegliata al largo senza vedere più la spiaggia ed il baywatch-bagnino al secondo recupero la legò all’ombrellone. Mia sorella si ricorda solo che al rientro mia madre non urlava per la gioia di averla ritrovata ma bensì bestemmiava gesticolando a manetta e la Franci presa da tanta verogogna esclamò “ No quella non è mia madre, noooo…..è la tata. Mia madre è in albergo a riposare”

Il bagnino con la faccia schifata aveva già espresso il suo giudizio “ mi sembrate la famiglia Addams” chiarì a mia madre che  se mia sorella avesse tentato nuovamente di prendere il largo l’avrebbe lasciata arrivare a fino in Sardegna.
Tutti in pace. Francesca in punizione sul bagnasciuga, incluso acceleratore di melanina, io sotto l’ombrellone col naso rosso cremata di Leocrema con una sola certezza: la voglia di fuggire da quella gabbia di matti.


“ se la Velia fa il bagno? Ma capirai  se non ce la butti direttamente se non la schiodiamo dall’ombrellone” Ed ecco che  con qualche incoraggiamento io mi immergevo in acqua, sempre nel tardo pomeriggio.

Ma era bello il tramonto. Il sole ci accarezzava e sembrava non ferisse più come prima, il sale sulle pelle se ne scendeva a tocchi, sembrava quasi vero che mi fossi un po’ abbronzata. E poi asciugarsi era piacevole con la brezza marina. A fine giornata lo stabilimento era ancora integro e salvo dalle nostre mani e menti pericolose. Era bello anche rifare la borsa perché c’era un ombra gradevole quasi amica,  poi le mamme si confrontavano “ Guarda come sono nera io??? Ma guarda qui…..e poi guarda le piedeeeeeeeeeeeeeeee”  Io mia sorella, Mariateresa, Luca avevamo la matematica certezza che una volta fatta la doccia a casa avremmo dovuto chiamare il 115 o direttamente il telefono azzurro.

Le nostri povere pelli delicate e fini si erano soffritte. Ma per noi piccoli il trauma non finiva qui…..c’era il ritorno verso casa sulle note degli “ Alunni del Sole” o i “Cugini di Campagna” che tutti cantavano tra risa e prese in giro. “ Ma che avete piccoli? Siete sempre col muso lungo?”Riprendevano gli adulti “Adesso abbiamo IL COCOMERO da mangiare e ci fermiamo alla fontana non siete contenti?”.

Politrauma alla fontana

Nelle vicinanze di Montalto di Castro c’è una grande fontana dove sgorga acqua fresca ed è contornata da querce secolari. La sosta era obbligata, era un rituale, non potevi non fermarti alla fontana, non buttare il cocomero al fresco e far prendere ai piccoli una polmonite fulminante. Eh no!!!! Vai con la sosta, tutti stravaccati sul proprio prato, furgoncino a porte aperte, sembravamo esplosi, un esplosione molto colorata, tra le note del nostalgico sax  di Papetti che uscivano dall’abitacolo. Sembravamo dei gran signori. Le mamme si scambiavano i pareri sul prendisole acquistato in spiaggia ed io? Io ero ai margini di tutto. Aria sostenuta, da bambina turbata, stanca, sfinita, scocciata.

Mamma Rosalba “Dai piccola vieni qui che adesso misuriamo il prendisole, se non ti sta bene lo passiamo a Francesca sennò lo diamo a  Maria Teresa oppure facciamo una modifica e lo lasciamo a Luca”

Luca sconcertato “ ma che sete matte?” e giù a piangere perché era l’unico maschietto in mezzo ad una vespaio di donne scatenate.

Avrei voluto chiedere  “PERCHE’ mi compri una cosa senza chiedermelo e poi me la vuoi far misurare adesso???Quando io mi sono già rilassata dal marasma post escursione termica ?”
Non c’era verso di comprendere i bambini, anche se erano taciturni e non rompevano le palle.
Le temperature si erano abbassate e noi ci lamentavamo solo dell’aria fresca.
E mamma rincarava la dose “ ma non è freddo!!!! Cammina su…eddai…è il sole che vi fa reazione no?”

Anche qui comprendo che la reazione del sole possa portarci a qualche scompenso termico ma io avevo già il mal di gola, mi sentivo bruciare tutta ed ero costretta a misurare sto benedetto prendisole.
.
Perché non bastava il sole che avevamo preso al mare ci voleva anche un abito che ce lo ricordasse di averlo preso così tanto.
Mai un prediluna, un prendistella, una valanga di prendi senza la parola SOLE:::)))????? NO

Grande sfilata dei bambini tra parei e prendisoli, i grandi si riprendevano con  l’anguria che era stata al fresco nella fontana. “ Veliààààààààà vieni a mangiare il cocomero! Dai su sbrigati!”
“ mamma a me non piace”  “ dai su che è rinfrescante, dolce e fa bene alla salute”

Non l’ho mai digerito e mai compreso  fino in fondo. A che serve mangiare un frutto se devi fare uno sputacchio al secondo per buttare via ogni singolo seme?. I grandi si divertivano, noi ci accontentavamo. Avrei  voluto della frutta normale anche una mela….. ma l’anguria, il cocomero NO:::J)))).
Ma come a pranzo c’era la frutta esotica e la sera c’era solo il cocomero????
Era l’ora del cocomero, il senso del cocomero che mi è rimasto marchiato a fuoco.

A quel tempo non c’erano le zanzare tigri, ancora permaneva l’ultima delle zanzare normali che noi denominavamo “zanzare ciabatta” perché mamma o papà ce le uccidevano direttamente addosso usando la ciabatta, ti rimaneva il pizzico e la ciabattata. Ne andavano così fieri che quando ce lo dicevano, rivoltavano quella ciabatta verso i nostri occhi impauriti facendo segno e monito. “ Oh guarda che ho ammazzato? Para para sennò te ciucciavano tutta!”
Ma c’erano anche le “zanzare zoccole” perché se mamma aveva cambiato scarpe e metteva gli zoccoli te piantava il tacco direttamente tra le costole.


 Tutti i bambino erano felici di andare al mare. Perché non esserlo anche io????
Il viaggio verso casa proseguiva con lentezza tra le note dei Dick Dick cantando tutti in coro
 “ lasciò il paese all’eta di 20 anni, con in tasca due soldi e niente più aveva una donna che amava da anni lasciò anche lei per qualcosa di più”
Eravamo vagabondi anche noi, ustionati, decongestionati, febbricitanti e stanchi.

La doccia era la salvezza. Arrivare sotto la doccia e scoprire di avere portato a casa 5 kg di sabbia a persona. Mia madre mi ripeteva “ ma non è possibile? Sembra cemento armato e adesso per togliertela dovrò prendere la spugna che gratta”. Eccerto se devo soffrire SOFFRISCO fino in fondo.

Poco dopo mi ritrovavo sul letto pulita, profumata, grattata e bruciata. Ero rossa, talmente rossa che le lenzuola rischiavano di diventare un sudario come la sacra sindone. Non volevo essere la solita bambina rompiballe ma esordivo con un  “ mamma mi fa male la gola, ho freddo però sono felice del prendisole mi piace tanto grazie". E lei tutta orgogliosa “ No il prendisole l’ha comprato la Marisa mica io…. era solo per vedere se te stava bene!”   Beccate questa e porta a casa dicono da queste parti.

Il Politrauma è solo iniziale cara Velia, la notte la trascorrevo attraversata da brividi di freddo, le chiamate di Mariateresa al telefono anche lei distrutta “ Oh vè non ce vojo più andà al mare! Ho le vesciche anche sul pollicione”
 Io e la Mariateresa avevamo ustioni al quinto grado della scala Richter, facevamo tremare i letti. C’era la gente del paese che ci veniva a trovare a casa trattandoci quasi da malate, sai tra un caffè e l’altro le mamme si confrontavano sul loro operato.
 “ Ste figlie pore cocche se so bruciate ma come hanno fatto?”

Chissà come avevamo fatto? Ma noi non ci davamo FOCO per divertimento, noi non giocavamo con l’accendino.
E non era il foco di sant’antonio patrono del paese, era il foco del sole “ Si fossi foco arderei il mondo” diceva il poro Cecco Angiolieri.

Mia sorella e Luca invece erano fortunati, al secondo giorno resuscitavano più neri che mai e le mamme esultavano puntando il dito contro di noi “ Lo vedete come si piglia il sole?”-

"Al lago il bikini era ammesso"

  
Al lago? Stesso rituale anche se meno stressante vista la distanza.
Visto che al lago non c’è la marea, non ci sono le onde tutti potevamo stare in acqua senza correre pericoli di correnti o onde anomale. Peccato che ignorassero che quel  lago aveva fatto più vittime di tutto il litorale tirrenico in una sola stagione. Andare al lago era come prendere il caffè, si decideva al momento e non era obbligatoria nessuna preparazione psicologica. C’era il prato o qualche sasso, al massimo ti beccavi l’immondizia della roulotte del vicino tedesco.
Nessun ombrellone perché c’erano tanti alberi a fare ombra.
Per la protezione solare non c’erano particolari accortezze “ ragazzi al lago il sole non brucia, perciò niente crema al massimo un olio solare emmoliente di semi di girasole” Ma il lago di Bolsena ha i suoi misteri, le sue isole ricche di segreti e leggende.  Quando stavamo a mollo mamma domandava“ ma l’acqua quanto è alta?” come se noi fossimo capaci di valutare l’altezza meglio della profondità. Bastava arrivare dove non si toccava con i piedi per capire che non dovevamo andare oltre."mamma ma l'acqua è profonda non è alta!".  Mamma era così spiazzante "beh allora teneteve per mano stretti stretti che se morite annate giù tutte insieme".

Gli amici del babbo un giorno decisero di regalarci una giornata col gommone. Eravamo al largo ed uno di loro per puro scherzo gettò gli zoccoli di papà in acqua.

 Era un punto non bello. Poi lo zoccolo se lo tiri in aria e lo fai volteggiare arriva sull’acqua  e cade dritto verso il fondo. Lui la prese a ridere e si tuffò.
Mia madre che già urlava “ Oddio adesso more, me l’avete ammazzato” se l’è visto scomparire nel nulla per qualche minuto. C’era il  silenzio tipico del lago. “ mamma dici che non torna davvero? Allora torniamo a riva che ho fame!??” Anche gli altri si stavano preoccupando, un semplice scherzo si sarebbe potuto tramutare in tragedia.
Nessuna traccia del babbo, nessun movimento dell’acqua che lasciasse intravedere qualcuno che stava per risalire.
E la mamma si faceva forte e per sdrammatizzare ripeteva  “Sia ben chiaro  se il babbo non torna,  stasera mangiamo la pizza va bene???” e noi tutti felici “SIIIIIIIIIIIIIIIIIIII” “se il babbo è vivo e torna ve faccio menà a tutte quante!”
I classici traumi infantili che ti porterai dietro a vita. Speri solo di mangiare la pizza e di non essere picchiata. Se il babbo muore è un problema che diventa secondario.
Sembrava che si sollevasse il motoscafo e poco dopo ecco un onda anomala con grande uscita, mio padre aveva recuperato entrambi gli zoccoli ed era lì con il trofeo sulla mano destra “ Ce l’ho fatta avete visto???” Cercava di respirare a fatica perché era stato in apnea per troppo tempo.
Lui grande nuotatore, io che a malapena riuscivo a stare a galla tutta felice corsi  ad abbracciarlo
“ Babbo dai che stasera mangiamo la pizza!!!! mamma ha detto che se non tornavi ci avresti picchiato!!!!!” Povera piccola Velia, ma chi te l’ha “imparate “ ste cose???????????

 Il babbo ci raccontò che era sceso in profondità e che era stato fortunato a trovare il primo zoccolo mentre l’altra si era inabissato. La difficoltà nel risalire era dovuta ai molinelli, piccole correnti concentriche che portavano verso il basso.
Il babbo era salvo, il lago non era pericoloso come il mare, il sole scottava meno e tutti i luoghi comuni diventavano assurdi.

È vero il sole sembrava essere meno aggressivo ma era solo la sensazione lasciata dal vento. La sera eravamo un po’ rossi, mamma sempre nera, il babbo incazzato.
Non volava una mosca e le zanzare erano tutte in ferie. Già pianificavano la prossima gita mentre nei nostri occhi arrossati si evidenziava un leggero terrore.
“Oh non deve volare una mosca?” “ Si mamma hai ragione quella che svolazzava poco fa sulle nostre teste aveva anche il prendisole!”

Perciò il mio augurio alle prossime generazioni è che non lascino che i propri figli subiscano questi traumi da poliambulatorio permanente. Io col mare ho chiuso definitivamente al compimento dei 16 anni. Il lago? Mi era bastata la morte del cigno portato via dalla corrente......la morte del "Cignale" portato via dal Renegade del babbo.
Ero diventata nera e bella abbronzata, a fine stagione mi facevo i complimenti da sola.
Non ero più una palla al piede anche se quell’anno mamma mi aveva quasi contagiata con la sua voglia di essere caramellata nonostante le prime ustioni. Avevo scoperto anche io il potere dell’accelleratore di particelle e non era il CERN, andavo alla velocità della luce quando si parlava di creme abbronzant, .il prendisole mi donava ed ero quasi carina! 
"Questo è il mare che amo a prescindere dalle scale....la fotografia di Julio Fusco rende l'idea"
 Il mare per me rimane fonte di grande energia quando c’è il tramonto. stupendo e struggente l’inverno quando le onde diventano giganti e si infrangono sugli scogli con estrema violenza.
Ho vissuto per 10 anni in Costiera amalfitana tra Ravello e Positano. Ho trascorso le mie estati barricata in casa a mirare il panorama dal terrazzo, uscivo solo per andare al lavoro e mi godevo l’inverno mite a passeggio sulle spiagge deserte.

Scendere in spiaggia era un vero sacrificio che permettevo di essere consumato quando venivano a trovarmi parenti o amici. Luglio e Agosto erano i mesi letali. Sono sopravvissuta alla calca, alle spiaggia affollate del 15 di Agosto, alle file interminabili per prendere il minibus, ai parcheggi abusivi in tripla fila, sopravvissuta a tutte la scale e salite ripide possibili.

Non è cambiato nulla di quella Velia, bimba un po’ orsa e taciturna. Lei è rimasta sempre amante del silenzio, amante del mare e meno del suo grandioso sole. Il sole se lo tiene stretto dentro e lo tira fuori quando sente freddo. BUONA ESTATE_______senza piede sull' acceleratore!!!!