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Wednesday, July 23, 2014

IO "iodio" il mare, il sole, il vento....."storie di bambini col piede sull'accelleratore"




http://spilloepushup.wordpress.com/2012/07/28/luomo-vintage-al-mare-esemplare-da-evitare/
Estate alla porte, estate alla finestra. Chi ha voglia di sole, di quel bel caldo afoso o secco ( dipende dai gusti), di quelle notti asfissianti trascorse a rotolarsi nel letto?
 Io non sono un amante dell'estate, una patita del mare, mi spiace per  l’ombrellone e per la sdraio, non ci starei manco se mi dessero in dotazione protezione lunare totale ed uno yacht con aria condizionata. Mi ritroverei con la cervicale infiammata e dovrei ammettere a me stessa che sono un vero disastro.
Odio il caldo e amo le giornate miti, quelle estive che per capirci dovrebbero finire con una leggero venticello che ti obbliga a mettere un maglioncino.  Perciò queste corse sfrenate per andare al lago o al mare, portare i bimbi, fare un accampamento con sedie, sdraio, ombrellone, palette, secchielli e braccioli, cucinare magari due giorni prima ( perché la ciurma ha fame e non possono morire di fame), fare la fila al bagno, sentire tutti gli schiamazzi mentre gli adulti urlano ai propri figli
“uscite dall’acqua che c’è un pesce cane?”. 
 Sono stata traumatizzata dalla grande voglia di mare che mia madre ci ha sempre rifilato
 “Vedrai che ti fa bene alle ossa, poi diventi più bionda, c’è lo iodio e non ti viene il mal di gola e soprattutto non sembri un fantasma”.


Io no….io IODIO il mare, odiavo già i preparativi del giorno precedente, perché era fatica svegliarsi presto caricare il pulmino, un ora di tragitto, sempre di domenica, col pranzo già stabilito che era un menù faraonico..

Se ci ripenso sembrerebbe un film porn-comic fine anni 80. Ogni tanto andavamo pure sulla spiaggia privata per avere meno peso ma  finiva sempre per essere una scarpinata: mio padre che sfotteva mia madre sull’acquisto della collana del passante "Vucumpra Amiko Meo" io che piangevo ustionata assieme alla mia amichetta Maria Teresa ( anche lei piccola fiammiferaia vittima innocente della madre super abbronzata), le barzellette dei vicini con le mogli impegnate a fare l’uncinetto e le nostre mamme stese a lucertola sul bagnasciuga. Un giorno mio padre sotto l’ombrellone intento a fare i cruciverba ci chiese di andare a verificare se fossero ancora vive oppure semplicemente “alluccate” dal sole.
Perciò la mattinata scorreva in modo pesante solo per l’insediamento nello stabilimento.
Si prendeva posto con molta educazione, mio padre era molto severo anche se ogni tanto si rilassava e si lasciava andare a qualche battuta simpatica per sganciare la tensione.
C’è chi aveva la possibilità di avere la sdraio oppure chi si fiondava con l’asciugamano variopinto anni 60/  quello corto per intenderci. Mia madre lo portava scuro “Perché il sole attecchisce meglio”
Lei aveva già le sue creme specifiche, il suo acceleratore di melanina naturale che proponeva anche a me per farmi diventare più nera dell’asfalto. Ma no, con me non attecchiva.
 Io avevo un costume intero, verde smeraldo su telo giallo, le spalline del costume sigillate alla collo per salvaguardare più centimetri quadrati di pelle possibili.
 I capelli tirati su da un improponibile mollettone con fiori bianchi che all’epoca erano come protesi dentarie.
 Per me niente acceleratore, una semplice e banale crema perché mia madre ignorava i filtri di protezione. “Dai mettiti giù, allarga ste gambe, mettiti di dietro, prendilo sulle spalle, alza su questi capelli che dopo il collo rimane bianco”. No non era il filmaccio sconcio ma mi vergognavo " a bestia".
Ero musona, sempre introversa “ Possibile mai che non trovi nulla da fare con tutti questi giochi?” mamma cercava di darmi la carica, uno stimolo. No perchè mi annoiavo a fare i castelli di sabbia tanto sarebbe arrivato Luca e ci avrebbe fatto la pipì sopra. Se mi bagnavo ci sarebbe stato il rigido compito che una volta asciutti ci si cambiava il costume e questo davanti a tutti semplicemente coperte dal telo mentre mamma avrebbe urlato “dai su….che ci vuole a mettere il bikini!????Spogliateeeeeeeeeeeee”
 Il bikini??? Non mi bagnavo proprio perché volevo rimanere col mio pezzo intero verde smeraldo e avrei salvato la pellaccia stando rintanata sotto l’ombrellone.
Le ore peggiori? Tra le 11 e le 13, massima esposizione solare, c’è chi soffriva in silenzio ( io!!!") persino mio padre poco amante del sole e con la pelle delicata. Ero nella classica posizione del fiore di loto.
Mia sorella Francesca con Luca erano invece due terremoti viventi, avevano già monopolizzato la spiaggia con racchettoni, sfide al pallone, facevano buche enormi per cercare l’acqua ed io quando andavo da loro mi ci tappavano sempre. Mi rimaneva l’ombrellone come rifugio, qualche fumetto o la partita a ramino con Mariateresa. Io e lei eravamo simili. Poco inclini e avvezze alla ricerca dell’abbronzatura ad ogni costo perché chiare di carnagione ed  imparentate con Omino Bianco e una dose di Ace Gentile.
Non si parlava di albinismo ma avremmo aspirato all'alpinismo pur di stare fresche e tranquille, ci saremmo arrampicate fino al Monte Bianco invece no stavamo al mare sulla spiaggia a Montalto. Al massimo ce  portavano ad ALBINIA altra località balneare nelle vicinanze.
La sabbia scottava in modo assurdo, per arrivare in acqua bisognava correre o zompettare. 
Quando ci mettevamo sul telo il primo giorno eravamo sempre prese di mira  da tutti "Fate scudo al sole, copriteveeeeeeeee". 

  All’una iniziavano i primi gorgoglii allo stomaco. “ Ragazzi allora si chiude l’ombrellone e si va in pineta a mangiare!” Per me un altro trauma alle porte. Perché mi chiedevo,  fare 2 km a piedi sotto lo scoppio del sole per andarsi a riposare alla pineta ? Semplicemente perché il pranzo non prevedeva uno spuntino qualunque, che ne so un panino che ti mangi anche sotto l’ombrellone. No il nostro menù era vario. Il tavolo da campeggio, quello che dentro ci sono le sedie e si chiude a mò di valigia. Quel tavolo valigia anni 70 pesava come un omo morto.
Per aprirlo ci voleva il black &Decker o direttamente un macete ed una volta aperto bastava un calcio per riavvolgerlo.

E prendi le borracce, le borse termiche, il ghiaccio, si apparecchiava come se stessimo al ristorante.
Si partiva con l’insalata di riso, la pasta fredda, la frittata con la cipolla, spaghetti aglio, olio e peperoncino, pomodori con le patate, affettati vari e formaggi, mozzarelle, pizza e per finire la frutta. Si perché la frutta non doveva mancare mai.
La frutta arrivava a vassoi che sembrava la pineta "esotica" tra banane, ananas, pesche, albicocche, kiwi. Per concludere un pasto leggero la frutta è ben indicata. Aiutava la fermentazione e la rifermentazione.

"dai litighiamoci il materassino"

Mia sorella dopo un pranzo del genere alla quale era stato consigliato di mangiare poco si mise in tasca una susina e girandosi verso mamma esclamò con tenerezza “ mamma che dici mi farà male?”.
Perché dopo pranzo andavano rispettate gli orari della digestione, Tre ore di riposo e poi forse si poteva toccare l’acqua.
E nei diari di bordo trovo  "In ricordo di una giornata divertente" ma chi me la dava tutta sta fantasia?
 L’ordine del giorno prevedeva “ Il bagno dopo le ore 16,00 e non prima sennò fa male! Poi non vi allontanate che il vento ve porta via!” Cioè come il vento ce porta via? Forse mamma intendeva dire che la corrente ci avrebbe portato via, ma se avesse detto corrente noi avremmo pensato alla corrente elettrica. “ Uscite, correte, tornate qui ,dovete stare vicini favve piglià un colpo!”

Ho ignorato sempre la ragione per la quale avessero paura di una congestione tanto da ignorare una più naturale e ovvia insolazione. Mia sorella Francesca era più birichina, lei aveva il materassino, era temeraria, aspettava un po’ di calma e poi si buttava in acqua a dormire. Per ben due volte si è risvegliata al largo senza vedere più la spiaggia ed il baywatch-bagnino al secondo recupero la legò all’ombrellone. Mia sorella si ricorda solo che al rientro mia madre non urlava per la gioia di averla ritrovata ma bensì bestemmiava gesticolando a manetta e la Franci presa da tanta verogogna esclamò “ No quella non è mia madre, noooo…..è la tata. Mia madre è in albergo a riposare”

Il bagnino con la faccia schifata aveva già espresso il suo giudizio “ mi sembrate la famiglia Addams” chiarì a mia madre che  se mia sorella avesse tentato nuovamente di prendere il largo l’avrebbe lasciata arrivare a fino in Sardegna.
Tutti in pace. Francesca in punizione sul bagnasciuga, incluso acceleratore di melanina, io sotto l’ombrellone col naso rosso cremata di Leocrema con una sola certezza: la voglia di fuggire da quella gabbia di matti.


“ se la Velia fa il bagno? Ma capirai  se non ce la butti direttamente se non la schiodiamo dall’ombrellone” Ed ecco che  con qualche incoraggiamento io mi immergevo in acqua, sempre nel tardo pomeriggio.

Ma era bello il tramonto. Il sole ci accarezzava e sembrava non ferisse più come prima, il sale sulle pelle se ne scendeva a tocchi, sembrava quasi vero che mi fossi un po’ abbronzata. E poi asciugarsi era piacevole con la brezza marina. A fine giornata lo stabilimento era ancora integro e salvo dalle nostre mani e menti pericolose. Era bello anche rifare la borsa perché c’era un ombra gradevole quasi amica,  poi le mamme si confrontavano “ Guarda come sono nera io??? Ma guarda qui…..e poi guarda le piedeeeeeeeeeeeeeeee”  Io mia sorella, Mariateresa, Luca avevamo la matematica certezza che una volta fatta la doccia a casa avremmo dovuto chiamare il 115 o direttamente il telefono azzurro.

Le nostri povere pelli delicate e fini si erano soffritte. Ma per noi piccoli il trauma non finiva qui…..c’era il ritorno verso casa sulle note degli “ Alunni del Sole” o i “Cugini di Campagna” che tutti cantavano tra risa e prese in giro. “ Ma che avete piccoli? Siete sempre col muso lungo?”Riprendevano gli adulti “Adesso abbiamo IL COCOMERO da mangiare e ci fermiamo alla fontana non siete contenti?”.

Politrauma alla fontana

Nelle vicinanze di Montalto di Castro c’è una grande fontana dove sgorga acqua fresca ed è contornata da querce secolari. La sosta era obbligata, era un rituale, non potevi non fermarti alla fontana, non buttare il cocomero al fresco e far prendere ai piccoli una polmonite fulminante. Eh no!!!! Vai con la sosta, tutti stravaccati sul proprio prato, furgoncino a porte aperte, sembravamo esplosi, un esplosione molto colorata, tra le note del nostalgico sax  di Papetti che uscivano dall’abitacolo. Sembravamo dei gran signori. Le mamme si scambiavano i pareri sul prendisole acquistato in spiaggia ed io? Io ero ai margini di tutto. Aria sostenuta, da bambina turbata, stanca, sfinita, scocciata.

Mamma Rosalba “Dai piccola vieni qui che adesso misuriamo il prendisole, se non ti sta bene lo passiamo a Francesca sennò lo diamo a  Maria Teresa oppure facciamo una modifica e lo lasciamo a Luca”

Luca sconcertato “ ma che sete matte?” e giù a piangere perché era l’unico maschietto in mezzo ad una vespaio di donne scatenate.

Avrei voluto chiedere  “PERCHE’ mi compri una cosa senza chiedermelo e poi me la vuoi far misurare adesso???Quando io mi sono già rilassata dal marasma post escursione termica ?”
Non c’era verso di comprendere i bambini, anche se erano taciturni e non rompevano le palle.
Le temperature si erano abbassate e noi ci lamentavamo solo dell’aria fresca.
E mamma rincarava la dose “ ma non è freddo!!!! Cammina su…eddai…è il sole che vi fa reazione no?”

Anche qui comprendo che la reazione del sole possa portarci a qualche scompenso termico ma io avevo già il mal di gola, mi sentivo bruciare tutta ed ero costretta a misurare sto benedetto prendisole.
.
Perché non bastava il sole che avevamo preso al mare ci voleva anche un abito che ce lo ricordasse di averlo preso così tanto.
Mai un prediluna, un prendistella, una valanga di prendi senza la parola SOLE:::)))????? NO

Grande sfilata dei bambini tra parei e prendisoli, i grandi si riprendevano con  l’anguria che era stata al fresco nella fontana. “ Veliààààààààà vieni a mangiare il cocomero! Dai su sbrigati!”
“ mamma a me non piace”  “ dai su che è rinfrescante, dolce e fa bene alla salute”

Non l’ho mai digerito e mai compreso  fino in fondo. A che serve mangiare un frutto se devi fare uno sputacchio al secondo per buttare via ogni singolo seme?. I grandi si divertivano, noi ci accontentavamo. Avrei  voluto della frutta normale anche una mela….. ma l’anguria, il cocomero NO:::J)))).
Ma come a pranzo c’era la frutta esotica e la sera c’era solo il cocomero????
Era l’ora del cocomero, il senso del cocomero che mi è rimasto marchiato a fuoco.

A quel tempo non c’erano le zanzare tigri, ancora permaneva l’ultima delle zanzare normali che noi denominavamo “zanzare ciabatta” perché mamma o papà ce le uccidevano direttamente addosso usando la ciabatta, ti rimaneva il pizzico e la ciabattata. Ne andavano così fieri che quando ce lo dicevano, rivoltavano quella ciabatta verso i nostri occhi impauriti facendo segno e monito. “ Oh guarda che ho ammazzato? Para para sennò te ciucciavano tutta!”
Ma c’erano anche le “zanzare zoccole” perché se mamma aveva cambiato scarpe e metteva gli zoccoli te piantava il tacco direttamente tra le costole.


 Tutti i bambino erano felici di andare al mare. Perché non esserlo anche io????
Il viaggio verso casa proseguiva con lentezza tra le note dei Dick Dick cantando tutti in coro
 “ lasciò il paese all’eta di 20 anni, con in tasca due soldi e niente più aveva una donna che amava da anni lasciò anche lei per qualcosa di più”
Eravamo vagabondi anche noi, ustionati, decongestionati, febbricitanti e stanchi.

La doccia era la salvezza. Arrivare sotto la doccia e scoprire di avere portato a casa 5 kg di sabbia a persona. Mia madre mi ripeteva “ ma non è possibile? Sembra cemento armato e adesso per togliertela dovrò prendere la spugna che gratta”. Eccerto se devo soffrire SOFFRISCO fino in fondo.

Poco dopo mi ritrovavo sul letto pulita, profumata, grattata e bruciata. Ero rossa, talmente rossa che le lenzuola rischiavano di diventare un sudario come la sacra sindone. Non volevo essere la solita bambina rompiballe ma esordivo con un  “ mamma mi fa male la gola, ho freddo però sono felice del prendisole mi piace tanto grazie". E lei tutta orgogliosa “ No il prendisole l’ha comprato la Marisa mica io…. era solo per vedere se te stava bene!”   Beccate questa e porta a casa dicono da queste parti.

Il Politrauma è solo iniziale cara Velia, la notte la trascorrevo attraversata da brividi di freddo, le chiamate di Mariateresa al telefono anche lei distrutta “ Oh vè non ce vojo più andà al mare! Ho le vesciche anche sul pollicione”
 Io e la Mariateresa avevamo ustioni al quinto grado della scala Richter, facevamo tremare i letti. C’era la gente del paese che ci veniva a trovare a casa trattandoci quasi da malate, sai tra un caffè e l’altro le mamme si confrontavano sul loro operato.
 “ Ste figlie pore cocche se so bruciate ma come hanno fatto?”

Chissà come avevamo fatto? Ma noi non ci davamo FOCO per divertimento, noi non giocavamo con l’accendino.
E non era il foco di sant’antonio patrono del paese, era il foco del sole “ Si fossi foco arderei il mondo” diceva il poro Cecco Angiolieri.

Mia sorella e Luca invece erano fortunati, al secondo giorno resuscitavano più neri che mai e le mamme esultavano puntando il dito contro di noi “ Lo vedete come si piglia il sole?”-

"Al lago il bikini era ammesso"

  
Al lago? Stesso rituale anche se meno stressante vista la distanza.
Visto che al lago non c’è la marea, non ci sono le onde tutti potevamo stare in acqua senza correre pericoli di correnti o onde anomale. Peccato che ignorassero che quel  lago aveva fatto più vittime di tutto il litorale tirrenico in una sola stagione. Andare al lago era come prendere il caffè, si decideva al momento e non era obbligatoria nessuna preparazione psicologica. C’era il prato o qualche sasso, al massimo ti beccavi l’immondizia della roulotte del vicino tedesco.
Nessun ombrellone perché c’erano tanti alberi a fare ombra.
Per la protezione solare non c’erano particolari accortezze “ ragazzi al lago il sole non brucia, perciò niente crema al massimo un olio solare emmoliente di semi di girasole” Ma il lago di Bolsena ha i suoi misteri, le sue isole ricche di segreti e leggende.  Quando stavamo a mollo mamma domandava“ ma l’acqua quanto è alta?” come se noi fossimo capaci di valutare l’altezza meglio della profondità. Bastava arrivare dove non si toccava con i piedi per capire che non dovevamo andare oltre."mamma ma l'acqua è profonda non è alta!".  Mamma era così spiazzante "beh allora teneteve per mano stretti stretti che se morite annate giù tutte insieme".

Gli amici del babbo un giorno decisero di regalarci una giornata col gommone. Eravamo al largo ed uno di loro per puro scherzo gettò gli zoccoli di papà in acqua.

 Era un punto non bello. Poi lo zoccolo se lo tiri in aria e lo fai volteggiare arriva sull’acqua  e cade dritto verso il fondo. Lui la prese a ridere e si tuffò.
Mia madre che già urlava “ Oddio adesso more, me l’avete ammazzato” se l’è visto scomparire nel nulla per qualche minuto. C’era il  silenzio tipico del lago. “ mamma dici che non torna davvero? Allora torniamo a riva che ho fame!??” Anche gli altri si stavano preoccupando, un semplice scherzo si sarebbe potuto tramutare in tragedia.
Nessuna traccia del babbo, nessun movimento dell’acqua che lasciasse intravedere qualcuno che stava per risalire.
E la mamma si faceva forte e per sdrammatizzare ripeteva  “Sia ben chiaro  se il babbo non torna,  stasera mangiamo la pizza va bene???” e noi tutti felici “SIIIIIIIIIIIIIIIIIIII” “se il babbo è vivo e torna ve faccio menà a tutte quante!”
I classici traumi infantili che ti porterai dietro a vita. Speri solo di mangiare la pizza e di non essere picchiata. Se il babbo muore è un problema che diventa secondario.
Sembrava che si sollevasse il motoscafo e poco dopo ecco un onda anomala con grande uscita, mio padre aveva recuperato entrambi gli zoccoli ed era lì con il trofeo sulla mano destra “ Ce l’ho fatta avete visto???” Cercava di respirare a fatica perché era stato in apnea per troppo tempo.
Lui grande nuotatore, io che a malapena riuscivo a stare a galla tutta felice corsi  ad abbracciarlo
“ Babbo dai che stasera mangiamo la pizza!!!! mamma ha detto che se non tornavi ci avresti picchiato!!!!!” Povera piccola Velia, ma chi te l’ha “imparate “ ste cose???????????

 Il babbo ci raccontò che era sceso in profondità e che era stato fortunato a trovare il primo zoccolo mentre l’altra si era inabissato. La difficoltà nel risalire era dovuta ai molinelli, piccole correnti concentriche che portavano verso il basso.
Il babbo era salvo, il lago non era pericoloso come il mare, il sole scottava meno e tutti i luoghi comuni diventavano assurdi.

È vero il sole sembrava essere meno aggressivo ma era solo la sensazione lasciata dal vento. La sera eravamo un po’ rossi, mamma sempre nera, il babbo incazzato.
Non volava una mosca e le zanzare erano tutte in ferie. Già pianificavano la prossima gita mentre nei nostri occhi arrossati si evidenziava un leggero terrore.
“Oh non deve volare una mosca?” “ Si mamma hai ragione quella che svolazzava poco fa sulle nostre teste aveva anche il prendisole!”

Perciò il mio augurio alle prossime generazioni è che non lascino che i propri figli subiscano questi traumi da poliambulatorio permanente. Io col mare ho chiuso definitivamente al compimento dei 16 anni. Il lago? Mi era bastata la morte del cigno portato via dalla corrente......la morte del "Cignale" portato via dal Renegade del babbo.
Ero diventata nera e bella abbronzata, a fine stagione mi facevo i complimenti da sola.
Non ero più una palla al piede anche se quell’anno mamma mi aveva quasi contagiata con la sua voglia di essere caramellata nonostante le prime ustioni. Avevo scoperto anche io il potere dell’accelleratore di particelle e non era il CERN, andavo alla velocità della luce quando si parlava di creme abbronzant, .il prendisole mi donava ed ero quasi carina! 
"Questo è il mare che amo a prescindere dalle scale....la fotografia di Julio Fusco rende l'idea"
 Il mare per me rimane fonte di grande energia quando c’è il tramonto. stupendo e struggente l’inverno quando le onde diventano giganti e si infrangono sugli scogli con estrema violenza.
Ho vissuto per 10 anni in Costiera amalfitana tra Ravello e Positano. Ho trascorso le mie estati barricata in casa a mirare il panorama dal terrazzo, uscivo solo per andare al lavoro e mi godevo l’inverno mite a passeggio sulle spiagge deserte.

Scendere in spiaggia era un vero sacrificio che permettevo di essere consumato quando venivano a trovarmi parenti o amici. Luglio e Agosto erano i mesi letali. Sono sopravvissuta alla calca, alle spiaggia affollate del 15 di Agosto, alle file interminabili per prendere il minibus, ai parcheggi abusivi in tripla fila, sopravvissuta a tutte la scale e salite ripide possibili.

Non è cambiato nulla di quella Velia, bimba un po’ orsa e taciturna. Lei è rimasta sempre amante del silenzio, amante del mare e meno del suo grandioso sole. Il sole se lo tiene stretto dentro e lo tira fuori quando sente freddo. BUONA ESTATE_______senza piede sull' acceleratore!!!!

Wednesday, July 2, 2014

Chef Academy di Terni...primo Contest Internazionale tra Food Blogger



Chef academy
Quando sono stata contatta da Alessadra Bigiarini della Chef Academy per lanciare il primo foodblogger contest ho accettato immediatamente. Anche questa una sfida dopo un periodo non molto felice poteva essere una nuova opportunita per ritornare a sognare.


Regolamento
Svolgimento,  contenuti e dinamica di Chef Academy Contest: 
L’evento metterà al centro sei foodbloggers selezionati (3 italiani e 3 provenienti dall’estero) che avranno il compito di proporre la rivisitazione di piatti della tradizione culinaria italiana, dal loro punto di vista. I foodblogger vivranno quindi una magnifica esperienza avendo per set la Chef Academy ed avranno a disposizione due brigate di cucina di almeno 5 studenti che dovranno guidare (supportati dai ns. chef) nella realizzazione di 2 piatti pensati da loro che verranno serviti 1 a pranzo e 1 a cena. L’organizzazione tipo prevede per ogni gruppo di lavoro (uno al mattino e uno al pomeriggio) un breefing iniziale dove verranno analizzate le idee ed eventualmente testati i piatti per poi procedere alla fase di preparazione durante la quale i blogger potranno scattare foto, degustrare e scrivere riguardo le rivisitazioni proposte che saranno preparate insieme ai nostri studenti in collaborazione con i migliori chef Italiani. Sia a pranzo che a cena i piatti verranno presentati dai blogger insieme agli studenti ad una giuria tecnica e agli altri blogger per una degustazione, dalla quale scaturirà un parere che accompagnerà la presentazione della ricetta via web. Tutte le ricette verranno poi inserite in un apposito sito web che consentirà di votare per un tempo stabilito la migliore ricetta, che dovrà rispondere alla rivisitazione più originale di una ricetta classica della cucina italiana! Il clima della giornata sarà entusiasmante ed amichevole, ci proponiamo di offrire a tutti un'esperienza piacevole ma anche con valore professionale. Per valutare la coerenza con gli obiettivi del contest i blogger dovranno far pervenire 2 ricette con gli ingredienti e la modalità di preparazione con congruo anticipo al fine di valutare e scegliere tra le varie ricette ricevute quelle idonee alla creazione di un menù completo e coerente, nonchè adatto alle aspettative della scuola.-……………………………….
Questo era il regolamento perciò mi sono ritrovata a scrivere 8 ricette che vi giuro sulle cose a me più care sono state scritte in un ambiente chiuso, senza pc, con l’ausilio ( almeno) di un iphone, un block notes ed una biro che alla fine ho spezzato a metà e gettata nel cesto dell’indifferenziata.
“ ma come fai a scrivere 8 ricette senza avere un minimo di lucidità mentale, non hai connessione e sei rinchiusa in un ospedale, quando passa la mensa ti mangeresti anche l’inserviente, quando pensi al cibo hai una sorta di crisi iperglicemica e appunto NON puoi mangiare? Come fai a scrivere 8 ricette se appena pensi allo zabaione hai già l’acquolina in bocca e la vicina di letto ha paura che tu la voglia divorare? Ma soprattutto come fai a scrivere 8 ricette per la chef academy se mezzo ospedale ti chiede le ricette per il pranzo pasquale?”
Il menu della mensa è variegato....ogni tanto va chiesto un extra!


Si ammetto che scrivere la notte su iphone mentre tutti dormono ha il suo fascino anche perché le ore diurne non passano mai. In compenso avevo i miei rituali. Cappuccino con croissant alle 6 del mattino al bar e poi colazione in bianco e nero alle 7,30 quando ti passano il caffè finto, con due fette biscottate tristi e senza senso. Alla curva glicemica mattutina battevo anche Romildo e la Bruna, infermiera tutta d’un pezzo mi guardava “vedo che hai fatto la brava solo 200”.
Il tempo si era dilatato al punto che non c’era spazio o abbastanza silenzio per concentrarsi su una singola ricetta. La notte invece le infermiere spengono le luci ed io potevo scrivere senza problemi. Davo la buonanotte alle mie felici “coinquiline” evvai di ricette.
Sono ricette semplici. Non potevo di certo pensare a cose astruse o particolari.
Alessandra mi ha chiamato pochi giorni dopo per dirmi quale ricette erano state scelte e che i miei CHEF di riferimento sarebbero stati Maurizio di Mario per la pasticceria e Maurizio Serva per la cucina.  Peccato che non sarei stata presente il giorno antecedente alla sfida. La Chef Academy aveva organizzato un programma molto interessante per noi blogger. Visite alle cascate delle marmore, visita della citta di Terni, cena al ristorante. Insomma quando c’è da divertirsi non so il perché ma io non ci sono mai.
TERNI Lunedi 12 maggio


Casello Autostradale A1 Orvieto-Roma direzione TERNI
Sveglia ore 6 ed ecco che arriva dopo poco a prelevarmi il mio fido scudiere e badante se non maitre pasticcere Maurizio di Mario. Il percorso da fare da Orvieto a Terni è di circa un oretta guidando piano. Avevo reso FELICISSIMO lo stesso Maurizio pochi minuti dopo la sveglia con un sms “scusa Mauri ma non ho trovato un passaggio per Orvieto che mi vieni a prendere a Monterubiaglio?” Perciò mettiamoci nel percorso quei 30 km in più per venire a prelevare la suddetta blogger.

Ore 7,45: Già tutti gli studenti si stanno cambiando, molti sono in fila ordinata in segreteria.
Conosco per la prima volta le mie colleghe blogger, il tempo di fare due chiacchiere  sul trascorso della serata precedente. C’è chi stava ancora “traviata” dalla visita delle marmore, chi era in lotta con la propria reflex e chi come me…..come al solito ha sempre il cellulare mezzo scarico e fotografa alla giapponese anche le scarpe antinfortunistiche.
Visita al ristorante attiguo e scopro che la Chef Academy forma anche il personale di sala, all’interno di una magnifica cornice che vedrà da li a poco protagonisti i nostri piatti e noi stesse degustatrici e giudici di ogni singola portata.
Le mie colleghe BLOGGER: Simona Mirto e Sandra Pilacchi ( blogger italiane), Giulia Nekorkina, Amy Gulick & Georgette Jupe ( Blogger straniere)

Fotografia di Giulia Nekorkina "Rossa di Sera"
Scopro con piacere che sarò in squadra con Georgette Jupe. Rimarrà con me sia in pasticceria guidata da Maurizio Di Mario ( mattino) e con quella della cucina capitanata da Maurizio Serva ( pomeriggio).

Veniamo alle ricette: mezzelune ai lamponi ripiene con caprino nervoso su crumble di cioccolata, uno zabaione al latte di mandorle rivisitato con sorpresa interna; per Georgette invece: cheese cake e cup cakes. Ci siamo trovate tutte in sintonia poi ad ognuno la propria brigata che cerca di aiutare.. “sai dove sono le uova? Usiamo l’abbattitore,,,vai col forno!”

PASTICCERIA, CUCINA 1 CUCINA2…….Brigata uno a Brigata due, coccarde rosa e verde scuro in pasticceria, arancia e blu per la cucina uno e rosso e bianco per la cucina due. Diverse squadre in una scuola unica: perciò per ogni singola aula/cucina due blogger con 4 ricette. Lo so....non avete capito nulla ma questo è solo l'inizio!!!!!
Lavagna UNO


Una grande lavagna illuminata ci dava gli ingredienti utilizzabili per ogni singola ricetta. Maurizio di Mario è un grande perfezionista oltre che professionista. Voleva che le ns ricette fossero in grado di stupire la giuria con piccoli accorgimenti. “Ma poi scusa la giuria siamo anche noi” mi ripetevo e lui  “Si ma non mi puoi far fare brutte figure, perciò zitta e al lavoro che c’è da iniziare il crumble al cioccolato”
 I ragazzi della mia brigata sono veloci, attenti, sembrano dei piccoli chimici. Il loro ricettario grande e curato la dice lunga. Gianmarco sa il fatto suo sul processo di caramellizzazione, ha la sua bilancia ed inizia a pesare. altri ragazzi hanno già iniziato le basi per i miei dolci ( il caramello???io no…l’ultima volta vi ho sciolto una spatola).
Il Ricettario

La degustazione è a mezzogiorno, abbiamo un problema tecnico. La gelatina al brandy della base del mio zabaione non si è rappresa. Strano la grammatura dell’Agar Agar potrebbe essere diventata una sgrammatura della colla di pesce. Ma nooooooooooo…..ci vuole tempo per la gelatina e soprattutto per un alga.  E le alghe dicono che hanno milioni e milioni di anni se non "tirano" loro chi dovrebbe addensare?

Il mio zabaione al latte di mandorle si  è andato raffinando strada facendo con i suggerimenti di Maurizio che ci vedeva una bella amarena al centro della “Jelly al brandy” sopra il bonet e dopo ancora lo zabaione al latte di mandorle. Siccome Maurizio non si stanca mai di proporre e creare vuole anche l’amaretto come rifinitura. Uheee ragazzi non è che lo compriamo “ Ragazzi allora base amaretto croccante avete 20 minuti” Ammazza Cracco a Hells Kitchen non li tratta così male.
"Velia ora sai cosa è il Bonet con la jelly al brandy!" " Grazie Mauri sei sempre il mejo!"
 
"dopo le spigolatrici di Sapri le arrotolatrici di bresaola finta"

Perciò Maurizio Cracco dalla faccia simpaticona e dal pizzetto furbo si lascia andare.
“Velia non dirmi che vuoi mettere lo zabaione nelle coppette con il “coppino-mestolo??” “ perché? Lo faccio sempre a casa” e Maurizio con aria furtiva si avvicina con un sacca da pasticcere “maddai Velia usiamo il sac a poche no?. Appunto Velia svegliati che qui stiamo facendo una cosa seria.
Sbuca dalla porta Roberta Inguscio, ha la giacca da chef anche lei ha frequentato la Chef Academy ma ha un passato da Chimica e sta facendo degli esperimenti, scrive, testa i processi chimico-fisici della pasticceria. 
Pasticceria Chef Academy e la mano di "Gianmarco"
 
IL croccante
Maurizio di Mario parte all’assemblaggio del dolce come un vero direttore d’orchestra sa fare. Per le mezzelune al lampone e caprino è stato più semplice. L’idea di creare una falsa bresaola con una gelatina di lamponi era accattivante. Nel frattempo anche Georgette viene affiancata nella preparazione di due classici dolci americani: un cheesecake al mohito ed un cupcake……
Georgette??? Lei è attenta e soprattutto connessa. Non c’è attimo in cui non scatta foto e passa su tutti i social network possibili,  aggiornamenti su ciò che sta accadendo e quello che sta preparando. Io non posto perché non ho connessione ma scatto col mio iphone al punto che mi arriva la notifica che ho memoria piena ( cervello incluso) e batteria sotto il 20%. Decidiamo come impiattare ed ecco che mezzogiorno è lì-----
Aiuto! Usciamo tutti fuori dalle cucine, io e Georgette avevamo già trascorso 4 ore assieme.
Ci riuniamo tutte al Ristorante Chef Academy. Il tavolo imperiale ci sta aspettando con un mise en place molto elegante, ci sono giornalisti, il direttore, il fotografo, il superallievo, noi blogger insomma una tavola pronta a degustare al primo ROUND di 12 piatti

CUCINA2
Bon Bon salati
Filetto di salmone ( Blogger Simona Mirto)
Crema di Scarola e Patate
Fritto di paranza in Saor ( Blogger Giulia Nekorkina) Chef ISIDE DE CESARE

CUCINA1
Millefoglie di baccalà
Strudel di carciofi e ricotta ( blogger Sandra Pilacchi)
Tortiglioni con asparagi
Caponata di melanzane ( blogger Amy Gulick) Chef MAURIZIO SERVA

PASTICCERIA
Zabaione al latte di mandorle
Mezzelune con lamponi e caprino ( blogger me medesima)
Cheese cake
Cup Cake ( blogger Georgette Jupe)  Pasticcere MAURIZIO DI MARIO

I tavoli imperiali sono molto belli, hanno profondità perciò puoi conversare con chi ti è vicino non certo con chi sta all’altro lato. Alla mia destra avevo la splendida Giulia Nekorkina e alla mia sinistra la Simona Mirto. Faccio attenzione al servizio accurato, al modo come vengono presentati i piatti. Simona Mirto apre le danze con i suoi BON BON salati, emozionata spiega il piatto e come è nata la ricetta. Tutti abbiamo la possibilità di votare la ricetta da uno a quattro punti. Il voto è segreto. Non ricordo la successione perfetta delle altre portate perché erano tutte ricette fatte e rivisitate dai blogger col tocco finale da chef stellato.
Mentre litigavo con il mio iphone che mi dava batteria inesistente inizio a far amicizia con Giulia Nekorkina, russa food blogger, giornalista, fotografa. Con i suoi occhi celesti penetranti e capello rosso che mi fa pensare ad una zarina. Elegante e professionale.
A metà degustazione siamo già sfinite ed il vino e le bollicine rendono l’aria più frizzante e rilassata. Simona si interroga se le sue ricette sono buone “Simona il tuo "bon bon" era un Bijoux “poi la guardo meglio “ Oh Simo ma tu tieni sti tacchi?”. Si perché le food blogger trendy, all’avanguardia sono sempre eleganti, sono quelle che a Sex in the city sconvolgerebbero anche Carrie con lo sguardo di Satana..
Nella bibbia delle food blogger non deve mancare la reflex. Ecco io mi sono reflexata al bagno mentre cercavo di mantenermi lucida per assaggiare tutte le altre portate.
A tavola tra i giurati c’è anche il giovanissimo Salvatore Canargiu vincitore del TEAM junior della Nazionale Italiana Cuochi. Io lo guardavo esterefatta. Parlava di uno studio sulle gelatine, lui è un ragazzo taciturno, timido ma preparatissimo al punto che gli ho accennato del mio problema nel far addensare la jelly al brandy. Beh oltre che miglior Junior Chef della nazionale Italiana Cuochi avrebbe potuto anche vincere un nobel per la chimica.
Lui era attentissimo ad ogni singola portata, scriveva, scriveva al punto che io e la Simona Mirto abbiamo iniziato a guardarlo come per dire “ cioè se il punteggio è da uno a 4…..che scriverai mai?”.
Ci spiega che lui sta facendo tre diverse valutazioni: impatto visivo, olfattivo, degustativo.
Io borbotto “Digestivo?” Lui sorride e meno male, dai Salvatore dacci una chance non massacrarci in diretta anche se il voto è segreto.

Ecco che conosco Sandra Pilacchi, la blogger toscana dal sorriso contagioso. La Sandra è una toscana verace perciò vi lascio immaginare le battute ed il grande carisma con la quale ha affrontato la prova in cucina e la degustazione “ Il tuo strudel di carciofi e ricotta mi ha “ reflexata” volevo dire sorpresa”
“ E un piatto che amo preparare”  “E si sente Sandra che è un piatto che ami da come lo hai presentato e dal sapore di casa, un sapore ricco, rassicurante e delicato”
Cè anche Amy Gulick, più timida , la più silenziosa. Food Blogger e Traduttrice. Sopresa anche lei da questa esperienza mi lanciava sorrisi di solidarietà come per dire “ E adesso come facciamo a mangiare altre 4 portate?” Ma nooooooooo “Amy possiamo farcela e poi dopo abbiamo la sessione pomeridiana “Oh My God!!!!”

Finito il pranzo degustazione-devastazione si devono ringraziare anche gli chef con le rispettive brigate che tutti sfilano davanti al tavolo imperiale presentandosi uno per uno: nome, cognome, età e luogo di provenienza. Ammappa c’è anche chi viene dall’estero o chi è del luogo. L’età non ha rilevanza anche perché alla chef academy si può ricominciare a studiare anche dopo essere stati avvocati, architetti, medici, casalinghe, banchieri ( preoccupante il banchiere in cucina?).. La frase che mi ha più colpito da un signore molto più adulto è stata “farò davvero un lavoro che mi appassiona ed ho ancora tanto da imparare, sono felice di essere qui!”
“Pure noi grazie di aver fatto parte della squadra!”

Nel momento in cui io e Georgette ci trasferiamo nella cucina  capitanata da Maurizio Serva ho iniziato ad avvertire un leggero torpore. Sarà stato il vino, la stanchezza, il tour de plaisir tra varie portate. Avevo dei problemi a riconoscere la mia brigata aldilà della coccarda Bordeaux  per me e Gialla per la Jupe. Il cellulare morto, sepolto e sotterrato nel borsone al lato mi faceva pensare “Quanto ti odio Velia, manco la digitale te sei portata, questa è un esperienza che va documentata e tu stai a fotografare le scarpe della Simona Mirto?” Botta e risposta a me medesima…..” Le scarpe della MIRTO meritano un oscar per come sono indossate e poi a me non mi date i trampoli perché non reggerei al primo starnuto”.

In cucina c’è anche Salvatore, l’allievo dai superpoteri. Sta tagliando le carne e sembra che stia suonando il piano. Sorride ogni tanto a qualche mia battuta e gli scatto una foto…BECCATO!!!
JUNIOR CHEF NAZIONALE CUOCHI ITALIANI con la maglia numero 10 beccato mentre taglia la carne come noi comuni mortali
Il giovane Canargiù all'opera
 Abbandono il cellulare su di un caricabatterie di dubbia provenienza e mi catapulto in cucina con un piglio quasi deciso di chi vuol dire “ ma noooo il cellulare?? Ma che me frega?”
Qui conosco Mirko denominato Mirto perché viene dalla Sardegna. Riunisco la mia brigata tuonando “Dobbiamo disossare i sovraccosci!” “ Si chef ma abbiamo solo polli sani” “ Eccerto mica malati” “ No polli interi …che dice devo disossare?”. L’operazione chirurgica è durata un bel po’ anche perché disossare un pollo per chi NON è bravo non è una passeggiata. Gli ho detto “Dai ti faccio vedere come disossso io…taglio tutto alla CSI dovremmo pur sapere come è morto il pollo no?”
IO e Mirko-mirto
 Pronti i sovraccosci farciti e messi al forno. Piccola precisazione il forno che usano è un forno che parla, è computerizzato perciò devo calcolare che i miei 180° C non siano i miei 250° che uso solitamente a casa. Maurizio Serva crea per Georgette una zuppa di zucca come un cappuccino accompagnato con cornetti alla pancetta. Una scaloppa di maiale con un sformatino di mele allo zafferano.
ED IO???? COL BACCALA? Consistenze diverse e Maurizio Serva fa uscire dalle sue mani magiche polpettine tra volant di patate al forno con riduzione di piselli.
Decidiamo come impiattare e ci si dirige verso il ristorante.

Il baccalao in tre "CONSISTENZAO"


Sovraccoscio di pollo ripieno con speck e mele verdi

Ore 18,00 inizio degustazione.
Oramai i camerieri mi riconoscono sanno che bevo solo bianco o bollicine, tra di noi c’è già comunicazione e massima condivisione.

Insomma secondo round in degustazione:
CUCINA2
Paccheri Ripieni
Sfogliatine stracchino e pere (Sandra Pilacchi)
Farfalle zucchine e bottarga
Crostini Primavera ( Amy Gulick)
Chef  ISIDE DE CESARE

CUCINA1
Mousse di baccalà
Sovraccoscio di Pollo ripieno di speck e mele (velia de angelis)
Cappuccino di zucca gialla con cornetto ripieno di pancetta
Scaloppine di maiale (Georgette Jupe)
Chef MAURIZIO SERVA

PASTICCERIA
Caprese al limone
Cannoli (Simona Mirto)
Mele in carrozza
Panna Cotta allo yougurt ( Giulia Nekorkina)
Pasticcere MAURIZIO DI MARIO

Se vi dicessi che ogni brigata aveva una coccarda diversa??? Cioè vogliamo parlare dell’attimo in cui mi sono ritrovata la coccarda della squadra avversaria? Ma sono gli scherzi della stanchezza.
Sinceramente non ricordo la successione dei piatti ma posso assicurarvi che è SUCCESSA ed è stato un SUCCESSO. Tutte noi eravamo distese e rilassate. Stanche ma entusiaste.
Avevo una completa assuefazione alle scarpe della Mirto. Ancora la mitica Simona reagisce mentre presenta i suoi piatti e Manolo Blanik le sta preparando “ la mela in carrozza della nekorkina”. Modello salice piangente della serie “so sfinita che indosso da ieri  questi tacchi e ci sono andata anche alle marmore”.
Il clima non è teso ma siamo attente sia alla presentazione dei piatti e alla faccia degli altri commensali mentre assaggiano. Non ho trovato nulla che non fosse di mio gradimento.
A tavola siamo contornati da persone competenti che potrebbero anche criticare qualche scelta azzardata. Io parlo con Giulia Nekorkina e della sua predilezione per le bollicine. A fine serata siamo sicure di arrivarci perché viviamo di perenni degustazioni. Le bollicine rendono frizzanti anche i camerieri che mi porgono il cellulare che sta sotto carica perenne. Il direttore Ronnie Albucci è una persona distinta, seria, si vede che ci tiene a questo contest e sa che ne possiamo trarre il maggior beneficio. “Siete contente? Vi piace? Cosa ne pensate?”.

Caro Ronnie Albucci, la Chef Academy ha personale qualificato, i tuoi ragazzi, i tuoi studenti, stanno già facendo master importanti e sono passati qui. In molti ritornano a fare altri corsi perché oltre la ferrea disciplina c’è anche una grande armonia e la sensazione di sentirsi a casa.
Ci sono insegnanti speciali. aldilà delle stelle, dei riconoscimenti hanno un capitale umano ed emotivo, un percorso che sanno condividere con ogni singolo studente. Anche io mi sono sentita presa per mano appena ho varcato la soglia della cucina.

Il fotografo ufficiale forse prova un po’ pena per me. Non ho la reflex. Il cellulare scarico ed i camerieri che mi rifilano il bicchiere ogni volta che brindo con Giulia.
Il finale è un po’ come il botto. Dopo 12 portate servite a tavolo noi già stiamo alla presentazione delle varie brigate. Quando si presenta MIRTO o Mirko, gli lancio un occhiata esclamando“ da oggi sai come disossare un pollo!” Ci ridiamo sopra…..io non so disossare un pollo, al massimo posso distruggerlo o lasciarci l’osso attaccato. Caro Mirko, come caro Francesco, Giovanni, Carlo Mazzitello, Antonio Mangiagli ( perchè grazie a loro due sono risalita un pò a tutti) mi avete fatto davvero compagnia. “ lei è una pessima insegnante” “ siiii….ma non ditelo a nessuno ahhhah”.é un dato di fatto che ancora oggi scambi Carlo Mazzitello per siciliano quando è calabrese.....e Antonio Mangiagli per calabrese quando è siciliano!!!!
Selfie Chef Academy

 Mentre sfilano tutti gli studenti del pomeriggio intravedo anche la giapponesina Ayako, lei è tutta emozionata riesce a malapena a dire che ha finito da poco il corso e presto volerà in un posto importante a fare la stage. Non faccio il nome ma credo che abbia a che fare con l’est…..parlavano di BULGARI!!!!!!!!!!
Il sorriso di Ayako
Il cucchiaio d'argento 2014 Chef Academy


Cucina in movimento con lo chef Maurizio Serva


La grande chef Iside De Cesare
La presentazione delle brigate e relativi chef non fanno altro che riempire la sala di applausi.
ISIDE de CESARE, MAURIZIO SERVA e MAURIZIO di MARIO
A fianco del direttore Ronnie Albucci siedeva il padre Ubaldo, si era commosso davanti a quei ragazzi così motivati, vestiti nella loro semplicità ma appunto sicuri di aver scelto la strada giusta.
Sarà una strada impervia, spesso lo ripeto a chi inizia questo mestiere. Devi essere malleabile, umile ( questa parola è inflazionata ma ci sta), ricettivo e versatile. Ci sono le ore che ti spezzano le gambe, ci saranno anche posti di lavoro non semplici dove si correrà il rischio solo di lavare i piatti……ma come ho detto a tutti gli studenti “non vi arrendete mai, perché la passione può farvi spuntare le ali”
Non è la pubblicità, non è neanche un augurio al mio pollo che sta per essere disossato ma una semplice riflessione che nonostante tutto il cuoco è un mestiere di chi sta in mezzo alle fiamme perciò la sofferenza fa parte del gioco. E' da premdere in considerazione anche il corso antincendio!!!

Ringraziamo anche il resident chef Adrea Goracci facente parte della giuria. Lui sempre sorridente, battuta pronta, solare e di buon umore. Ringraziamo il fotografo Alberto Cecchi il quale mi avrà sopportato per tutte le 24 portate. A fine serata ci porgono un borsa stupenda con dentro tutti regali favolosi. Birra Artigianale Magalotti, Olio Extravergine Azienda Agricola Fattoria delle Fontane di Amelia, Vino Fattorie Giro di Vento, Wieberg Spezie, vari gadgets, Polo Chef Academy e tante altri piccoli pensierini dedicati a noi food blogger.

Chi vincerà questo contest?? Si sono concluse le votazioni da circa due settimane…..tutto online.
Avvio del contest on-line e premiazione
Al termine delle degustazioni tutte le ricette con foto del piatto, ingredienti e preparazione verranno messe on-line sul sito www.foodbloggercontest.it con il supporto dei giudizi emersi e verrà avviata la possibilità di votazione che rimarrà aperta per 30 giorni. Si potrà votare esprimendo un giudizio da 1 a 5 per ogni ricetta. Risulterà vincitore del contest il blogger con la ricetta che avrà il maggior gradimento moltiplicando il giudizio complessivo finale con il numero di voti ottenuto. Saranno inoltre premiate con il bollino di eccellenza le ricette classificate tra la seconda e la quinta posizione. Inoltre per ogni edizione verrà stilata una speciale graduatoria a squadre, sommando i voti raggiunti dalle ricette proposte dai blogger italiani e da quelli provenienti dal resto del mondo.

Noi 6.....
 Al momento che sto scrivendo il post la vincitrice ufficiale del prima edizione FOOD BLOGGER CONTEST della Chef Academy è risultata SIMONA MIRTO.
A lei un post a parte….credo che se lo meriti, ora mi ritiro nelle mie segrete stanze, anzi cucine!
GRAZIE CHEF ACADEMY….GRAZIE A TUTTI!
Io so solo che quella sera sono tornata ad Orvieto con Maurizio ed il piccolo Canargiu.
Ore 22,01 stiamo partendo!!!!Mentre Roberta Inguscio parla del nuovo ricettario chimico che andrà ad inserire in pasticceria trovo finalmente un caricabatterie che funziona. " Maurizioooooo ma la tua Giulietta ha il cavo USB? ma allora posso ricaricare il cellulare?" e lui " Dolcezza ma io sono uno chef tecnologico, c'ho na macchina vera mica scherzo???!"  Mi sento rassicurata. Forse vedrò quello che ho salvato, quello che ho scattato e mi renderò conto di essermi divertita TANTISSIMO! Grazie Chef Academy, grazie....



Friday, December 13, 2013

Sushi tra Tradizione o Tendenza







Nel nostro immaginario collettivo  il Sushi viene considerato un cibo di tendenza, rapiti dal fascino di una cultura esotica e sconosciuta bisogna ammettere che la qualità di certi piatti siano davvero apprezzabili sia per gli ingredienti che per i metodi di preparazione.

La tradizione giapponese ci dice che in origine il sushi era un sistema comunemente usato per conservare il pesce.
Nelle zone montuose del sud est asiatico più di 1500 anni fa si usava  salare il pesce per poi immergerlo in riso acetato. Questo piatto costituiva il pasto principale delle popolazioni locali che potevano mangiare questo pesce anche dopo mesi di conservazione.
Con tempi di magra e carestie  il riso divenne merce preziosa e la gente iniziò ad usare il pesce crudo pur utilizzando il riso acetato per altre preparazioni. Effettivamente nel corso dei tempi e ci avviciniamo al XV e XVI secolo, con diverse sperimentazioni e combinazioni gastronomiche nacque il sushi. Uno stile pulito, leggero ordinato con la caratteristica principale di non alterare la qualità del pesce mantenendo freschezza, sapore, colore, consistenza legata sempre alla stagionalità della pesca in alto mare
Per i giapponesi preparare il Sushi è come preparare una sorta di opera d’arte, ha una forte valenza estetica; nel nostro paese ha spesso prevalso la routine, il senso di necessità – pur nel sommo piacere di stare a tavola – sul desiderio di bellezza e forse anche per questa motivazione che i sapori giapponesi sono difficilmente accettati dagli italiani, mentre sono più apprezzati nei paesi del nord Europa: questione di latitudine e predisposizione culturale.

La critica mossa da molti è che la cucina giapponese stupisce il mondo più per i colori e le forme
che per i sapori. Ma quale italiano non si scioglierebbe davanti ad una buona anche se non bella carbonara? Al di là delle critiche, che lasciano sempre il tempo che trovano, la cucina giapponese rimane una delle più leggere e salutari.

Servirebbe una ri-educazione al sapore ed un forte senso estetico perché il sushi richiede una grande tecnica e notevole abilità.
ITAMAE SAN: in giapponese è il cuoco che prepara sushi “signore dietro il tagliere” e solitamente la qualifica arriva dopo anni di studio ed esperienza.
Il costoso pesce palla (FUGU) potrebbe essere letale se non preparato da un Itamae-san autorizzato. Secondo l’antico calendario mangiare sushi durante le feste religiose e pagane è un modo per propiziarsi un anno felice per questo che lo stesso ideogramma con la quale viene scritta la parola sushi è sinonimo di buon auspicio per una lunga e felice vita.
Una sorta di nouvelle cuisine orientale dove lo stesso cuoco all’opera denominato NINJUTSU usa ingegno e destrezza estrema nel muovere dita e mani coordinando tutto il corpo come un vero ninja.

Basterebbe fare una capatina a Tokyo per il mercato del pesce di Tsukiji, preferibilmente la mattina all’alba cercando di non tardare perché in questo spazio di 3 ettari passano circa 100000 visitatori al giorno tutti intenti ad ammirare il pesce in tutta la sua freschezza.
Piccola nota simpatica dello chef Anthony Bourdain che disse ‘Cos’è l’amore? L’amore è mangiare sette etti di pesce crudo alle sette del mattino’ riferendosi allo spettacolare mercato del pesce a Tokio.



Il sushi richiede una lunga preparazione, forse dire lunga per noi donne italiane suona come un sacrilegio. Noi ancora intente a far sughi che bollono per giorni interi. Ma il riso viene lavato per eliminare l’eccesso di amido e poi fatto bollire a fuoco medio per circa 10 minuti.
A parte si prepara il composto AWASEZU con aceto di mele, mirin, salsa soia, 1 alga noori, sale e zucchero che verrà poi dispoto sul riso una volta cotto.
La varietà del sushi poi si basa sulla scelta dei ripieni, delle decorazioni e dei condimenti e nella maniera in cui vengono combinati. Gli stessi ingredienti possono essere assemblati in maniere completamente differenti per ottenere effetti differenti creando colori e contrasti interessanti.
Due sono i tipi principali di sushi: makisushi (sushi arrotolato) a base di riso, pesce e verdure adagiati su fogli di alghe nori essiccate arrotolati e tagliati a rondelle; nigirizushi (sushi modellato a mano) filetti di pesce crudo su parallelepipedi di riso. Poi c’è il sashimi, ossia pesce tagliato a filetti, a dadi e a fettine. Si mangia con i bastoncini (o-hashi), con i quali si intinge il boccone nella salsa di soia. Il rafano o cren in pasta WASABI è la salsa piccante che viene utilizzata per aromatizzare il riso ed il pesce del sushi. Si consiglia un dosaggio equilibrato per evitare di coprire il sapore dei piatti.

SUSHI ALL’ITALIANA

Ingredienti (Per 4 persone) :
4 fogli d’alga Nori essiccata
400 gr riso giapponese ( oppure carnaroli o vialone nano ma non bisogna lavarlo più di una volta)
200 gr Salmone affumicato
100 gr Tonno Rosso fresco
6 fiori di zucca freschi
1 cetriolo
1 zucchina
1 avocado
1 cucchiano di Rafano o Wasabi

( nella foto abbiamo utlizzato zucchine e carote tagliate alla Julienne e cotte al vapore)


Per il condimento:
1/3 di tazza di aceto di riso o di mele
4 cucchiaini di zucchero
½ alga nori
2 cucchiaini di sale


Per la salsa da mettere a tavola….
1/4 di tazza di aceto di riso
1/4 di tazza di salsa di soia
Wasabi q.b

Ricetta :
Lavare il riso e metterlo in una pentola con una tazza di acqua fredda e portare a ebollizione. Far cuocere per altri 10 minuti. Nel frattempo In un'altra  pentola preparare l’aceto di riso con lo zucchero e sale, 1 alga nori  e quando ha bollito unire il riso già cotto e scolato in precedenza.
Mescolare delicatamente con mestolo di legno e lasciar raffreddare per una 15-20 minuti
Tagliare a metà i fogli di alga (nori) e spalmare un po’di rafano (wasabi)
Formare una striscia compatta, stendere il riso su ciascuna metà lasciando scoperto un bordo di 2 cm. . Tagliare il pesce a striscioline sottili in verticale ( o salmone affumicato o tonno) unire la zucchina tagliata a bastoncino sempre in verticale e se volete un effetto cromatico d’effetto unite anche il fiore di zucca
Aiutandosi con la tovaglietta di bambù o con la carta da forno arrotolare le alghe fino a formare un cilindro ben stretto. Lasciare riposare per poi tagliare creando dei rotolini  pronti per essere gustati con la salsa di soia messa a tavola.




                                         
 

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