Il mio metro quadro di cuore
Ieri sera ho letto questa recensione e sono rimasta ferma.
Con gli occhi lucidi dall’inizio alla fine.
Eride mi conosce da tantissimi anni, da quando vivevo e lavoravo in Inghilterra, quando cercavo sempre di dare il massimo in tutto quello che facevo, anche senza rendermene conto.
Per me è stata un punto di riferimento importante.
Il suo caffè pronto per ogni occasione e consigli preziosi.
E forse proprio per questo le sue parole mi sono arrivate così addosso.
Perché ci sono persone che non leggono solo un libro.
Leggono i passaggi, il tempo, quello che eri e quello che sei diventata.
Grazie Eride ❤️
“Il mio metro quadro di cuore” non si limita a raccontare: accoglie.
Velia apre il suo spazio minuscolo e intenso come si apre una porta di casa: senza cerimonie, con quella naturalezza che appartiene solo a chi ha imparato a vivere dentro ogni centimetro della propria storia.
C’è il lavoro, la fatica, le giornate che si allungano oltre il possibile.
C’è la malattia, che entra in scena senza chiedere permesso.
E c’è lei, che in tutto questo continua a fare ciò che le riesce meglio: offrire.
Offrire presenza, parole, ironia, ascolto, ricette, pezzi di sé.
Offrire legami, anche quando non sembrano esserci le condizioni.
Offrire vita, perfino agli oggetti: perché Velia parla agli elettrodomestici, alle padelle, ai coltelli come se avessero un carattere, un umore, una storia.
È il suo modo di tenere tutto insieme, di dare anima alle cose, di non lasciare nessuno, nemmeno ciò che non parla, fuori dal cerchio.
Tra le pagine emerge una dignità che non ha bisogno di essere spiegata.
Non avendo mai visto la Champagneria, ho letto quelle pagine senza immagini pronte.
E forse proprio per questo ho visto lei più chiaramente.
Non il luogo, non il lavoro, ma la persona che avevo conosciuto anni fa, quando tutto era ancora possibile e niente era ancora definito; quando “il principe” era solo un ragazzo dai capelli scompigliati, ma lei, pur senza averne consapevolezza, era già regina.
E poi, alla fine, arrivano le ricette.
Non come un esercizio tecnico, ma come un gesto d’amore.
Le regala con ironia, con quella leggerezza che fa sembrare semplice ciò che semplice non è.
Sono un invito, un modo per dire che la vita, come un impasto, si può ancora mescolare, aggiustare, reinventare.
Il libro mi ha lasciato addosso una sensazione precisa:
che Velia, in fondo, sia rimasta sempre la stessa.
Che quella ragazza che studiava all’estero, con i suoi sogni e la sua ostinazione, fosse la stessa donna che poi ha affrontato tutto con una dignità che spiazza.
Un memoir che illumina più che raccontare.
Uno spaccato intenso di una vita che continua a dare, a creare, a offrire.
Un libro che resta addosso, come resta lei: capace di trovare il meglio anche dove non sembra esserci.”
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