Lo champagne “le donne di Aubencourt
Aubencourt è una maison di Champagne che sembra custodire qualcosa che nessuno vuole davvero raccontare. Quando Viola Santini arriva nella tenuta per scrivere una storia, pensa di trovarsi davanti a vigne, bottiglie e a una famiglia dal passato importante. Ma ad Aubencourt le cose non sono mai semplicemente ciò che sembrano. C’è una donna di cui è rimasto quasi soltanto il nome, ci sono lettere rimaste chiuse per decenni, una verità raccontata a metà e persone che, ancora prima di Viola, hanno cercato di capire cosa sia realmente accaduto. E più Viola cerca di ricostruire quella storia, più comprende che non è stata chiamata ad Aubencourt soltanto per raccontarla. È stata chiamata per completarla.
Ed è proprio da qui che vorrei raccontarvi come è nato Le donne di Aubencourt.
Ho iniziato con Viola.
Non sapevo nemmeno dove l’avrei mandata. Avevo lei e poco altro. Poi ho pensato alla Francia, alla Champagne, a quei luoghi che amo e che mi sono rimasti dentro. E così Viola è arrivata lì.
A quel punto, però, c’era un problema: avevo bisogno di una maison. Una maison che non potevo prendere in prestito dalla realtà, perché la storia che avevo in testa aveva bisogno di un luogo tutto suo. Così è nata Aubencourt. Ho inventato la maison, ho inventato lo Champagne di Aubencourt, ho costruito il luogo nel quale questa storia avrebbe potuto accadere.
E poi è arrivata Marguerite.
E lì è successo qualcosa che, quando scrivi, non puoi programmare.
Mi sono affezionata a lei. E poi a Pierre, a Marcel, a Éléonore, a Henri e a tutti gli altri personaggi che, uno dopo l’altro, hanno cominciato a prendere spazio nella storia e, in qualche modo, anche nella mia testa.
Ognuno con il proprio carattere, le proprie contraddizioni, i propri silenzi e le proprie cose da raccontare.
A un certo punto non ero più io a decidere tutto. Erano loro a portarmi da qualche parte.
Ed è forse questo il momento più bello quando scrivi: quando una storia che avevi soltanto immaginato comincia a vivere davvero.
E poi c’è stata anche la copertina.
Ho scelto una fotografia di famiglia del 1910. Una fotografia vera, antica, con quelle donne che sembravano uscite direttamente da un’altra epoca.
Solo che c’era un piccolo problema: nella fotografia originale le gonne erano molto più corte di come le immaginavo per l’epoca che volevo raccontare.
E allora ho fatto quello che faccio spesso quando mi metto in testa una cosa: ho cercato di risolverla.
Con Canva ho allungato le gonne. E devo dire che, alla fine, il risultato mi è piaciuto tantissimo. Tanto che, guardando la copertina, sembra quasi che quella fotografia sia sempre stata così.
Mi piace l’idea che Le donne di Aubencourt abbia una copertina nata da una fotografia di famiglia del 1910. Perché, in fondo, anche il libro parla di questo: di persone, di memoria, di fotografie, di storie che il tempo avrebbe potuto cancellare e che invece qualcuno decide di riportare alla luce.
Le donne di Aubencourt è nato così. Da Viola, da una partenza verso la Champagne, da una maison che non esiste e da una fotografia che invece è esistita davvero.
E poi sono arrivate tutte le donne, tutti gli uomini, tutti i segreti e tutte le storie che hanno fatto di Aubencourt il luogo che oggi conosco così bene.







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