Friday, October 28, 2016

Un algoritmo con l'anima

Anche un algoritmo ha un anima: cucina alternativa
Purtroppo non ho mai avuto la passione per la matematica. Mia madre mi ripeteva “Perché non studi? Perché non ti applichi?” Ma la matematica che non è un opinione ma una scienza esatta a me faceva paura. Io non la comprendevo, era come assimilare dati assurdi tra variabili, x o y che stanno vicino a numeri o lettere che per me si ergevano come muri. Già dalle elementari io soffrivo nel pensare a quanta velocità il treno andasse per recuperare ritardi o per farci calcolare dalle soste a quanta celerità potesse avere. La mia domanda alla maestra Antonia “Maestra ma se il treno parte in ritardo il problema perché deve diventare il nostro?” Ovviamente le maestre stavano lì per insegnare, finchè il fruttivendolo vende 30 pomodori, tre le dà alla cugina, 5 le da a sua sorella che però gliele riporta indietro due. La mia domanda alla maestra Antonia “Maestra ma perché la gente non è mai decisa neanche quando fa la spesa?”. Questa è solo una piccola premessa del corollario di aritmetica e diciamo di matematica basilare senza purismi dove le sottrazioni e le addizioni non erano un problema, persino la moltiplicazione dei pesci e del vino cercavo di capire…ma era un’altra materia, religione. Per le divisioni fui mandata per due anni a ripetizioni da una ragazza dolcissima che si chiamava Laura o Lalla per gli amici. Aveva tanta pazienza, credo anche troppa nei miei confronti. Finché fai le divisioni con numeri pari ok, ma se ci devi mettere la virgola NO ( Laura ma la virgola non si usa in italiano?). Perciò a molti devo specificare che ho fatto il Magistrale in seconda battuta. La prima scelta cadde su Ragioneria , io? Che la matematica proprio l’avevo sotto le scarpe firmate “Ora so cacchi tua”. I voti? 2,3, 4 si sprecavano. Poi un giorno accadde l’imprevisto tutti erano pronti per andare a fare piscina, educazione fisica ed io non presi l’autobus perché non trovavo il mio zaino nascosto dai soliti “nemici bulli”. Richiamata dal preside e sotto assedio furono avvertiti anche i miei genitori “Dovremmo parlare, forse sua figlia fa uso di sostanze stupefacenti e voi non ci avete fatto caso!” Mio padre nominato ZORRO, è uno tutto di un pezzo, io la figlia femmina che fa uso....uso de che???????????? lo dico perché oggi è calmo e sarà pure l’età della maturità ma si risentì non poco “ma l’avete messa nella sezione F, all’ultimo piano, ultima stanza che in caso di evacuazione quella me rimane in classe dal terrore e non perché se droga!” La prof di Stenografia oramai ci ricamava sopra “Buongiorno De Angelis, di grazia che non hai le mutande sui pantaloni!” Stiamo parlando di quasi 30 anni fa. Non vi era riscaldamento ma la stufa a legna. Ed io essendo freddolosa mi facevo il carico della legna col bidello e poi ero io che alimentavo la stufa. “De Angelis per colpa tua io dovrei morire di caldo?” “ Ma no professoressa ho solo messo un legno adesso!” E lei con aria di sfida “De Angelis non sopporto il tuo sguardo, non sopporto la tua presenza persino quando ridi alle mie barzellette, perciò fuori dalla classe!”. Io andavo fuori dalla classe, in un corridoio anonimo, la sezione F era fuori dal mondo, scendevo la prima scala per ritrovare i bidelli che mi davano il pezzo di pizza che avevo ordinato per la colazione. Avrei potuto stenografare al cesso sui muri “ammazza quanto sei stronza!”. Il metodo MESCHINI, di Erminio Meschini, scrittura veloce tachigrafica……perché in molti non osano a studiare l’etimologia delle parole. Già “Tachi” e non è giapponese ti può colpire al cuore o farti venire una Tachicardia fuori norma.
Infatti durante l’inverno studiavo e facevo ripetizioni da una delle più grandi professoresse di stenografia e lei non solo mi insegnava ma aveva una grande umanità. La professoressa LOLLI…..lei il mio angelo! Dopo ogni lezione mi diceva “come è possibile che ti dia un 3? Io sto dettando i testi , tu scrivi e sei nella piena sufficienza!” Però stavo sempre o fuori classe umiliata scazzatissima o mi rifugiavo al bagno della scuola o dalle bidelle “Velia ma come mai ti butta fuori dalla classe?” ed io “Perché quella è una donna travestita da uomo, alta due metri e larga quanto la porta, racconta aneddoti, barzellette, non si può ridere ma sorridere, ha il potere di terrorizzare tutti e quando arriva a me che sto a mano alzata per sapere quando posso andare al bagno ma ecco me la sono già fatta sotto!” Per la matematica c’era un ragazzo bravissimo che per mesi mi ha fatto ripetizioni, i suoi occhi celesti erano l’infinito, la mia pagina bianca veniva ricamata dalla sua penna e mano tremolante. “Ehi occhi blu” ecco Vasco Rossi l’ha scritta molto tempo dopo, ma “Occhi blu” era il mio eroe. Era un genio della matematica, stava dando esami ad economia e commercio con una precisione avanzata e lo frenava il lavoro sennò se laureava solo con lo sguardo. A maggio di quel famoso anno io avevo recuperato le insufficienze ed avevo anche un bel 9 di francesce che spiccava su tutto. Ne andavo fiera come una medaglia d’onore, sapevo che sarei stata rimandata di qualche materia ma non di essere bocciata. Perché se la Prof di stenografia ( pensate ad una stenosi arteriosa….uhhh) mi mette 2 la media del voto delle altre materie si abbassa. Non c’è mai fine al peggio no? Se la matematica non è un opinione e non mente, a me aveva ciulato il quadro di quella mattina di metà giugno. Non la presi bene, a casa molto peggio che a quel punto se mi fossi drogata almeno la scusa sarebbe stata più plausibile. Un algoritmo è un procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari. Io stavo soffrendo di Algoritmia Stenografica. I passi elementari li sapevo tutti ma c’era troppa confusione su quale cosa fosse buona e giusta: cambiare scuola? Darsi all’Ippica? Fare ginnastica artistica per rompermi una rotula? O semplicemente smettere di studiare e buttarmi nel mondo del lavoro. Ma a 14 anni siamo piccoli, siamo teneri, non abbiamo la lucidità e la certezza “matematica” su cosa faremo in un futuro prossimo. Io mantenevo il sogno del liceo linguistico ma era futuro anteriore, privato e costoso che solo la retta avrebbe superato l’affitto di casa e chissà persino elettricità e riscaldamento. Avevo il cuore in gola quando chiesi la seconda chance a mamma e papà. “Io non devo fare per forza il linguistico, ma non vorrei mai fare ragioneria perché ragionando bene aldilà della matematica io non ho mai avuto nessun supporto da amici cari, voi già mi vedevate ragioniera e segretaria dietro a qualche scrivania e vi ho deluso. Però fatemi provare ancora e non vi deluderò!” Il lutto algoritmico stenografico durò tutta l’estate, ero in punizione. Perciò niente uscite con le amiche, io passavo il tempo in cucina con mamma che poi la mattina lavorava ed una volta rientrata pretendeva casa lucida, pulita, ordinata. Io lo facevo con piacere ma con il senso di colpa che non mi abbandonava mai. Invece l’algoritmo della vita ha passaggi più semplici, mi sono iscritta al Magistrale dicendo “Vedrete mamma e papà, sarò una brava insegnante e poi se mi gira mi laureo pure in pedagogia!” Io mi ricordo facce sconvolte della serie “Ma fare la parrucchiera non ti piace?” “Ma non era meglio che stavi a casa in cucina che fai una pizza da urlo” Quel MA rimasto in sospeso, decantato o infuriato non aveva senso, una congiunzione astrale più che grammatica o drammatica. Contrappone la frase ma il significato NO…. RISULTATO della scelta ? Una delle prime della classe, finalmente comprendevo la matematica ( la proff mi illustrava passo dopo passo le espressioni matematiche….. ..voglio dire regà se fanno alle medie!!!!), studiavo con le corde alla sedia ma avevo una grande capacità di sintesi. Se si sta attenti a Scuola i compiti sono una passeggiata. Scopro il latino, scopro persino il gerundivo come aggettivo verbale latino, sconvolta ma curiosa “ Mi scusi professoressa, quello che si forma col gerundio è pazzesco!” e lei “Si ma in prima classe US. A. UM ed ha valore passivo tesoro!” A me quel tesoro di professoressa l'ho nel cuore quando si studiava il genitivo, l'accusativo, dativo, vocativo io la provocavo sempre "Ma professorè un dimostrativo con tutte ste fresche?" e Lei rideva.............perchè quando c'è scambio, condivisione anche la materia più ostica diventa fantastica!
Passivo? Passivo? Ma è la chiave per arrivare persino ad altre lingue ed usare verbi che per quanto decaduti nella ns lingua parlata e scritta fanno la differenza. PENSANDO "Alea iacta est" L’algoritmo potrebbe trovare la strada per il dado che è tratto, ci si farebbero formule, assunzioni e chissà una vita immortale. Ma sono uscita da quella scuola con 60/60. Al metodo Meschini ho preferito il metodo Montessori, ed ho sposato “Occhi blu” tutto perché l’algoritmo matematico fa i giusti percorsi, ma ci sono le variabili, viali alberati dove le foglie mentre cadono ti si attaccano addosso. E se penso che il caso abbia voluto che Vasco Rossi fosse finito nel video del mio matrimonio “Ehi Occhi Blu Ehi Occhi Blu la verità è che senza tante parole io sento i brividi, i brividi d'amore!” No era la gioventù e la voglia di crescere troppo in fretta, l’amore ha sfumature diverse ma è ovvio che quegli occhi blu non me li dimenticherò mai. Che Dio benedica i suoi cari e compagna e che trovi una vita di gioia e felicità senza una pazza scatenata come me........perchè la coppia fantastica sono loro.

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