Wednesday, July 23, 2014

IO "iodio" il mare, il sole, il vento....."storie di bambini col piede sull'accelleratore"




http://spilloepushup.wordpress.com/2012/07/28/luomo-vintage-al-mare-esemplare-da-evitare/
Estate alla porte, estate alla finestra. Chi ha voglia di sole, di quel bel caldo afoso o secco ( dipende dai gusti), di quelle notti asfissianti trascorse a rotolarsi nel letto?
 Io non sono un amante dell'estate, una patita del mare, mi spiace per  l’ombrellone e per la sdraio, non ci starei manco se mi dessero in dotazione protezione lunare totale ed uno yacht con aria condizionata. Mi ritroverei con la cervicale infiammata e dovrei ammettere a me stessa che sono un vero disastro.
Odio il caldo e amo le giornate miti, quelle estive che per capirci dovrebbero finire con una leggero venticello che ti obbliga a mettere un maglioncino.  Perciò queste corse sfrenate per andare al lago o al mare, portare i bimbi, fare un accampamento con sedie, sdraio, ombrellone, palette, secchielli e braccioli, cucinare magari due giorni prima ( perché la ciurma ha fame e non possono morire di fame), fare la fila al bagno, sentire tutti gli schiamazzi mentre gli adulti urlano ai propri figli
“uscite dall’acqua che c’è un pesce cane?”. 
 Sono stata traumatizzata dalla grande voglia di mare che mia madre ci ha sempre rifilato
 “Vedrai che ti fa bene alle ossa, poi diventi più bionda, c’è lo iodio e non ti viene il mal di gola e soprattutto non sembri un fantasma”.


Io no….io IODIO il mare, odiavo già i preparativi del giorno precedente, perché era fatica svegliarsi presto caricare il pulmino, un ora di tragitto, sempre di domenica, col pranzo già stabilito che era un menù faraonico..

Se ci ripenso sembrerebbe un film porn-comic fine anni 80. Ogni tanto andavamo pure sulla spiaggia privata per avere meno peso ma  finiva sempre per essere una scarpinata: mio padre che sfotteva mia madre sull’acquisto della collana del passante "Vucumpra Amiko Meo" io che piangevo ustionata assieme alla mia amichetta Maria Teresa ( anche lei piccola fiammiferaia vittima innocente della madre super abbronzata), le barzellette dei vicini con le mogli impegnate a fare l’uncinetto e le nostre mamme stese a lucertola sul bagnasciuga. Un giorno mio padre sotto l’ombrellone intento a fare i cruciverba ci chiese di andare a verificare se fossero ancora vive oppure semplicemente “alluccate” dal sole.
Perciò la mattinata scorreva in modo pesante solo per l’insediamento nello stabilimento.
Si prendeva posto con molta educazione, mio padre era molto severo anche se ogni tanto si rilassava e si lasciava andare a qualche battuta simpatica per sganciare la tensione.
C’è chi aveva la possibilità di avere la sdraio oppure chi si fiondava con l’asciugamano variopinto anni 60/  quello corto per intenderci. Mia madre lo portava scuro “Perché il sole attecchisce meglio”
Lei aveva già le sue creme specifiche, il suo acceleratore di melanina naturale che proponeva anche a me per farmi diventare più nera dell’asfalto. Ma no, con me non attecchiva.
 Io avevo un costume intero, verde smeraldo su telo giallo, le spalline del costume sigillate alla collo per salvaguardare più centimetri quadrati di pelle possibili.
 I capelli tirati su da un improponibile mollettone con fiori bianchi che all’epoca erano come protesi dentarie.
 Per me niente acceleratore, una semplice e banale crema perché mia madre ignorava i filtri di protezione. “Dai mettiti giù, allarga ste gambe, mettiti di dietro, prendilo sulle spalle, alza su questi capelli che dopo il collo rimane bianco”. No non era il filmaccio sconcio ma mi vergognavo " a bestia".
Ero musona, sempre introversa “ Possibile mai che non trovi nulla da fare con tutti questi giochi?” mamma cercava di darmi la carica, uno stimolo. No perchè mi annoiavo a fare i castelli di sabbia tanto sarebbe arrivato Luca e ci avrebbe fatto la pipì sopra. Se mi bagnavo ci sarebbe stato il rigido compito che una volta asciutti ci si cambiava il costume e questo davanti a tutti semplicemente coperte dal telo mentre mamma avrebbe urlato “dai su….che ci vuole a mettere il bikini!????Spogliateeeeeeeeeeeee”
 Il bikini??? Non mi bagnavo proprio perché volevo rimanere col mio pezzo intero verde smeraldo e avrei salvato la pellaccia stando rintanata sotto l’ombrellone.
Le ore peggiori? Tra le 11 e le 13, massima esposizione solare, c’è chi soffriva in silenzio ( io!!!") persino mio padre poco amante del sole e con la pelle delicata. Ero nella classica posizione del fiore di loto.
Mia sorella Francesca con Luca erano invece due terremoti viventi, avevano già monopolizzato la spiaggia con racchettoni, sfide al pallone, facevano buche enormi per cercare l’acqua ed io quando andavo da loro mi ci tappavano sempre. Mi rimaneva l’ombrellone come rifugio, qualche fumetto o la partita a ramino con Mariateresa. Io e lei eravamo simili. Poco inclini e avvezze alla ricerca dell’abbronzatura ad ogni costo perché chiare di carnagione ed  imparentate con Omino Bianco e una dose di Ace Gentile.
Non si parlava di albinismo ma avremmo aspirato all'alpinismo pur di stare fresche e tranquille, ci saremmo arrampicate fino al Monte Bianco invece no stavamo al mare sulla spiaggia a Montalto. Al massimo ce  portavano ad ALBINIA altra località balneare nelle vicinanze.
La sabbia scottava in modo assurdo, per arrivare in acqua bisognava correre o zompettare. 
Quando ci mettevamo sul telo il primo giorno eravamo sempre prese di mira  da tutti "Fate scudo al sole, copriteveeeeeeeee". 

  All’una iniziavano i primi gorgoglii allo stomaco. “ Ragazzi allora si chiude l’ombrellone e si va in pineta a mangiare!” Per me un altro trauma alle porte. Perché mi chiedevo,  fare 2 km a piedi sotto lo scoppio del sole per andarsi a riposare alla pineta ? Semplicemente perché il pranzo non prevedeva uno spuntino qualunque, che ne so un panino che ti mangi anche sotto l’ombrellone. No il nostro menù era vario. Il tavolo da campeggio, quello che dentro ci sono le sedie e si chiude a mò di valigia. Quel tavolo valigia anni 70 pesava come un omo morto.
Per aprirlo ci voleva il black &Decker o direttamente un macete ed una volta aperto bastava un calcio per riavvolgerlo.

E prendi le borracce, le borse termiche, il ghiaccio, si apparecchiava come se stessimo al ristorante.
Si partiva con l’insalata di riso, la pasta fredda, la frittata con la cipolla, spaghetti aglio, olio e peperoncino, pomodori con le patate, affettati vari e formaggi, mozzarelle, pizza e per finire la frutta. Si perché la frutta non doveva mancare mai.
La frutta arrivava a vassoi che sembrava la pineta "esotica" tra banane, ananas, pesche, albicocche, kiwi. Per concludere un pasto leggero la frutta è ben indicata. Aiutava la fermentazione e la rifermentazione.

"dai litighiamoci il materassino"

Mia sorella dopo un pranzo del genere alla quale era stato consigliato di mangiare poco si mise in tasca una susina e girandosi verso mamma esclamò con tenerezza “ mamma che dici mi farà male?”.
Perché dopo pranzo andavano rispettate gli orari della digestione, Tre ore di riposo e poi forse si poteva toccare l’acqua.
E nei diari di bordo trovo  "In ricordo di una giornata divertente" ma chi me la dava tutta sta fantasia?
 L’ordine del giorno prevedeva “ Il bagno dopo le ore 16,00 e non prima sennò fa male! Poi non vi allontanate che il vento ve porta via!” Cioè come il vento ce porta via? Forse mamma intendeva dire che la corrente ci avrebbe portato via, ma se avesse detto corrente noi avremmo pensato alla corrente elettrica. “ Uscite, correte, tornate qui ,dovete stare vicini favve piglià un colpo!”

Ho ignorato sempre la ragione per la quale avessero paura di una congestione tanto da ignorare una più naturale e ovvia insolazione. Mia sorella Francesca era più birichina, lei aveva il materassino, era temeraria, aspettava un po’ di calma e poi si buttava in acqua a dormire. Per ben due volte si è risvegliata al largo senza vedere più la spiaggia ed il baywatch-bagnino al secondo recupero la legò all’ombrellone. Mia sorella si ricorda solo che al rientro mia madre non urlava per la gioia di averla ritrovata ma bensì bestemmiava gesticolando a manetta e la Franci presa da tanta verogogna esclamò “ No quella non è mia madre, noooo…..è la tata. Mia madre è in albergo a riposare”

Il bagnino con la faccia schifata aveva già espresso il suo giudizio “ mi sembrate la famiglia Addams” chiarì a mia madre che  se mia sorella avesse tentato nuovamente di prendere il largo l’avrebbe lasciata arrivare a fino in Sardegna.
Tutti in pace. Francesca in punizione sul bagnasciuga, incluso acceleratore di melanina, io sotto l’ombrellone col naso rosso cremata di Leocrema con una sola certezza: la voglia di fuggire da quella gabbia di matti.


“ se la Velia fa il bagno? Ma capirai  se non ce la butti direttamente se non la schiodiamo dall’ombrellone” Ed ecco che  con qualche incoraggiamento io mi immergevo in acqua, sempre nel tardo pomeriggio.

Ma era bello il tramonto. Il sole ci accarezzava e sembrava non ferisse più come prima, il sale sulle pelle se ne scendeva a tocchi, sembrava quasi vero che mi fossi un po’ abbronzata. E poi asciugarsi era piacevole con la brezza marina. A fine giornata lo stabilimento era ancora integro e salvo dalle nostre mani e menti pericolose. Era bello anche rifare la borsa perché c’era un ombra gradevole quasi amica,  poi le mamme si confrontavano “ Guarda come sono nera io??? Ma guarda qui…..e poi guarda le piedeeeeeeeeeeeeeeee”  Io mia sorella, Mariateresa, Luca avevamo la matematica certezza che una volta fatta la doccia a casa avremmo dovuto chiamare il 115 o direttamente il telefono azzurro.

Le nostri povere pelli delicate e fini si erano soffritte. Ma per noi piccoli il trauma non finiva qui…..c’era il ritorno verso casa sulle note degli “ Alunni del Sole” o i “Cugini di Campagna” che tutti cantavano tra risa e prese in giro. “ Ma che avete piccoli? Siete sempre col muso lungo?”Riprendevano gli adulti “Adesso abbiamo IL COCOMERO da mangiare e ci fermiamo alla fontana non siete contenti?”.

Politrauma alla fontana

Nelle vicinanze di Montalto di Castro c’è una grande fontana dove sgorga acqua fresca ed è contornata da querce secolari. La sosta era obbligata, era un rituale, non potevi non fermarti alla fontana, non buttare il cocomero al fresco e far prendere ai piccoli una polmonite fulminante. Eh no!!!! Vai con la sosta, tutti stravaccati sul proprio prato, furgoncino a porte aperte, sembravamo esplosi, un esplosione molto colorata, tra le note del nostalgico sax  di Papetti che uscivano dall’abitacolo. Sembravamo dei gran signori. Le mamme si scambiavano i pareri sul prendisole acquistato in spiaggia ed io? Io ero ai margini di tutto. Aria sostenuta, da bambina turbata, stanca, sfinita, scocciata.

Mamma Rosalba “Dai piccola vieni qui che adesso misuriamo il prendisole, se non ti sta bene lo passiamo a Francesca sennò lo diamo a  Maria Teresa oppure facciamo una modifica e lo lasciamo a Luca”

Luca sconcertato “ ma che sete matte?” e giù a piangere perché era l’unico maschietto in mezzo ad una vespaio di donne scatenate.

Avrei voluto chiedere  “PERCHE’ mi compri una cosa senza chiedermelo e poi me la vuoi far misurare adesso???Quando io mi sono già rilassata dal marasma post escursione termica ?”
Non c’era verso di comprendere i bambini, anche se erano taciturni e non rompevano le palle.
Le temperature si erano abbassate e noi ci lamentavamo solo dell’aria fresca.
E mamma rincarava la dose “ ma non è freddo!!!! Cammina su…eddai…è il sole che vi fa reazione no?”

Anche qui comprendo che la reazione del sole possa portarci a qualche scompenso termico ma io avevo già il mal di gola, mi sentivo bruciare tutta ed ero costretta a misurare sto benedetto prendisole.
.
Perché non bastava il sole che avevamo preso al mare ci voleva anche un abito che ce lo ricordasse di averlo preso così tanto.
Mai un prediluna, un prendistella, una valanga di prendi senza la parola SOLE:::)))????? NO

Grande sfilata dei bambini tra parei e prendisoli, i grandi si riprendevano con  l’anguria che era stata al fresco nella fontana. “ Veliààààààààà vieni a mangiare il cocomero! Dai su sbrigati!”
“ mamma a me non piace”  “ dai su che è rinfrescante, dolce e fa bene alla salute”

Non l’ho mai digerito e mai compreso  fino in fondo. A che serve mangiare un frutto se devi fare uno sputacchio al secondo per buttare via ogni singolo seme?. I grandi si divertivano, noi ci accontentavamo. Avrei  voluto della frutta normale anche una mela….. ma l’anguria, il cocomero NO:::J)))).
Ma come a pranzo c’era la frutta esotica e la sera c’era solo il cocomero????
Era l’ora del cocomero, il senso del cocomero che mi è rimasto marchiato a fuoco.

A quel tempo non c’erano le zanzare tigri, ancora permaneva l’ultima delle zanzare normali che noi denominavamo “zanzare ciabatta” perché mamma o papà ce le uccidevano direttamente addosso usando la ciabatta, ti rimaneva il pizzico e la ciabattata. Ne andavano così fieri che quando ce lo dicevano, rivoltavano quella ciabatta verso i nostri occhi impauriti facendo segno e monito. “ Oh guarda che ho ammazzato? Para para sennò te ciucciavano tutta!”
Ma c’erano anche le “zanzare zoccole” perché se mamma aveva cambiato scarpe e metteva gli zoccoli te piantava il tacco direttamente tra le costole.


 Tutti i bambino erano felici di andare al mare. Perché non esserlo anche io????
Il viaggio verso casa proseguiva con lentezza tra le note dei Dick Dick cantando tutti in coro
 “ lasciò il paese all’eta di 20 anni, con in tasca due soldi e niente più aveva una donna che amava da anni lasciò anche lei per qualcosa di più”
Eravamo vagabondi anche noi, ustionati, decongestionati, febbricitanti e stanchi.

La doccia era la salvezza. Arrivare sotto la doccia e scoprire di avere portato a casa 5 kg di sabbia a persona. Mia madre mi ripeteva “ ma non è possibile? Sembra cemento armato e adesso per togliertela dovrò prendere la spugna che gratta”. Eccerto se devo soffrire SOFFRISCO fino in fondo.

Poco dopo mi ritrovavo sul letto pulita, profumata, grattata e bruciata. Ero rossa, talmente rossa che le lenzuola rischiavano di diventare un sudario come la sacra sindone. Non volevo essere la solita bambina rompiballe ma esordivo con un  “ mamma mi fa male la gola, ho freddo però sono felice del prendisole mi piace tanto grazie". E lei tutta orgogliosa “ No il prendisole l’ha comprato la Marisa mica io…. era solo per vedere se te stava bene!”   Beccate questa e porta a casa dicono da queste parti.

Il Politrauma è solo iniziale cara Velia, la notte la trascorrevo attraversata da brividi di freddo, le chiamate di Mariateresa al telefono anche lei distrutta “ Oh vè non ce vojo più andà al mare! Ho le vesciche anche sul pollicione”
 Io e la Mariateresa avevamo ustioni al quinto grado della scala Richter, facevamo tremare i letti. C’era la gente del paese che ci veniva a trovare a casa trattandoci quasi da malate, sai tra un caffè e l’altro le mamme si confrontavano sul loro operato.
 “ Ste figlie pore cocche se so bruciate ma come hanno fatto?”

Chissà come avevamo fatto? Ma noi non ci davamo FOCO per divertimento, noi non giocavamo con l’accendino.
E non era il foco di sant’antonio patrono del paese, era il foco del sole “ Si fossi foco arderei il mondo” diceva il poro Cecco Angiolieri.

Mia sorella e Luca invece erano fortunati, al secondo giorno resuscitavano più neri che mai e le mamme esultavano puntando il dito contro di noi “ Lo vedete come si piglia il sole?”-

"Al lago il bikini era ammesso"

  
Al lago? Stesso rituale anche se meno stressante vista la distanza.
Visto che al lago non c’è la marea, non ci sono le onde tutti potevamo stare in acqua senza correre pericoli di correnti o onde anomale. Peccato che ignorassero che quel  lago aveva fatto più vittime di tutto il litorale tirrenico in una sola stagione. Andare al lago era come prendere il caffè, si decideva al momento e non era obbligatoria nessuna preparazione psicologica. C’era il prato o qualche sasso, al massimo ti beccavi l’immondizia della roulotte del vicino tedesco.
Nessun ombrellone perché c’erano tanti alberi a fare ombra.
Per la protezione solare non c’erano particolari accortezze “ ragazzi al lago il sole non brucia, perciò niente crema al massimo un olio solare emmoliente di semi di girasole” Ma il lago di Bolsena ha i suoi misteri, le sue isole ricche di segreti e leggende.  Quando stavamo a mollo mamma domandava“ ma l’acqua quanto è alta?” come se noi fossimo capaci di valutare l’altezza meglio della profondità. Bastava arrivare dove non si toccava con i piedi per capire che non dovevamo andare oltre."mamma ma l'acqua è profonda non è alta!".  Mamma era così spiazzante "beh allora teneteve per mano stretti stretti che se morite annate giù tutte insieme".

Gli amici del babbo un giorno decisero di regalarci una giornata col gommone. Eravamo al largo ed uno di loro per puro scherzo gettò gli zoccoli di papà in acqua.

 Era un punto non bello. Poi lo zoccolo se lo tiri in aria e lo fai volteggiare arriva sull’acqua  e cade dritto verso il fondo. Lui la prese a ridere e si tuffò.
Mia madre che già urlava “ Oddio adesso more, me l’avete ammazzato” se l’è visto scomparire nel nulla per qualche minuto. C’era il  silenzio tipico del lago. “ mamma dici che non torna davvero? Allora torniamo a riva che ho fame!??” Anche gli altri si stavano preoccupando, un semplice scherzo si sarebbe potuto tramutare in tragedia.
Nessuna traccia del babbo, nessun movimento dell’acqua che lasciasse intravedere qualcuno che stava per risalire.
E la mamma si faceva forte e per sdrammatizzare ripeteva  “Sia ben chiaro  se il babbo non torna,  stasera mangiamo la pizza va bene???” e noi tutti felici “SIIIIIIIIIIIIIIIIIIII” “se il babbo è vivo e torna ve faccio menà a tutte quante!”
I classici traumi infantili che ti porterai dietro a vita. Speri solo di mangiare la pizza e di non essere picchiata. Se il babbo muore è un problema che diventa secondario.
Sembrava che si sollevasse il motoscafo e poco dopo ecco un onda anomala con grande uscita, mio padre aveva recuperato entrambi gli zoccoli ed era lì con il trofeo sulla mano destra “ Ce l’ho fatta avete visto???” Cercava di respirare a fatica perché era stato in apnea per troppo tempo.
Lui grande nuotatore, io che a malapena riuscivo a stare a galla tutta felice corsi  ad abbracciarlo
“ Babbo dai che stasera mangiamo la pizza!!!! mamma ha detto che se non tornavi ci avresti picchiato!!!!!” Povera piccola Velia, ma chi te l’ha “imparate “ ste cose???????????

 Il babbo ci raccontò che era sceso in profondità e che era stato fortunato a trovare il primo zoccolo mentre l’altra si era inabissato. La difficoltà nel risalire era dovuta ai molinelli, piccole correnti concentriche che portavano verso il basso.
Il babbo era salvo, il lago non era pericoloso come il mare, il sole scottava meno e tutti i luoghi comuni diventavano assurdi.

È vero il sole sembrava essere meno aggressivo ma era solo la sensazione lasciata dal vento. La sera eravamo un po’ rossi, mamma sempre nera, il babbo incazzato.
Non volava una mosca e le zanzare erano tutte in ferie. Già pianificavano la prossima gita mentre nei nostri occhi arrossati si evidenziava un leggero terrore.
“Oh non deve volare una mosca?” “ Si mamma hai ragione quella che svolazzava poco fa sulle nostre teste aveva anche il prendisole!”

Perciò il mio augurio alle prossime generazioni è che non lascino che i propri figli subiscano questi traumi da poliambulatorio permanente. Io col mare ho chiuso definitivamente al compimento dei 16 anni. Il lago? Mi era bastata la morte del cigno portato via dalla corrente......la morte del "Cignale" portato via dal Renegade del babbo.
Ero diventata nera e bella abbronzata, a fine stagione mi facevo i complimenti da sola.
Non ero più una palla al piede anche se quell’anno mamma mi aveva quasi contagiata con la sua voglia di essere caramellata nonostante le prime ustioni. Avevo scoperto anche io il potere dell’accelleratore di particelle e non era il CERN, andavo alla velocità della luce quando si parlava di creme abbronzant, .il prendisole mi donava ed ero quasi carina! 
"Questo è il mare che amo a prescindere dalle scale....la fotografia di Julio Fusco rende l'idea"
 Il mare per me rimane fonte di grande energia quando c’è il tramonto. stupendo e struggente l’inverno quando le onde diventano giganti e si infrangono sugli scogli con estrema violenza.
Ho vissuto per 10 anni in Costiera amalfitana tra Ravello e Positano. Ho trascorso le mie estati barricata in casa a mirare il panorama dal terrazzo, uscivo solo per andare al lavoro e mi godevo l’inverno mite a passeggio sulle spiagge deserte.

Scendere in spiaggia era un vero sacrificio che permettevo di essere consumato quando venivano a trovarmi parenti o amici. Luglio e Agosto erano i mesi letali. Sono sopravvissuta alla calca, alle spiaggia affollate del 15 di Agosto, alle file interminabili per prendere il minibus, ai parcheggi abusivi in tripla fila, sopravvissuta a tutte la scale e salite ripide possibili.

Non è cambiato nulla di quella Velia, bimba un po’ orsa e taciturna. Lei è rimasta sempre amante del silenzio, amante del mare e meno del suo grandioso sole. Il sole se lo tiene stretto dentro e lo tira fuori quando sente freddo. BUONA ESTATE_______senza piede sull' acceleratore!!!!

2 comments:

Velia said...

Ancora ho l'acceleratore.....

Anonymous said...

Ciao Velia.
Ho letto divertito la descrizione che hai fatto del tuo Calvario estivo, anche perchè anch'io ho passato estati simili, forse con meno quantità di cibo portato in spiaggia ma più macchie di petrolio da togliere dalla pelle. E conservo, ancora più forte, la repulsione per tutto ciò che canicolare, sabbioso e che disidrata. Io preferisco di gran lunga il fresco, la montagna, con tutti i suoi sapori e profumi e la neve, ma forse per te questo è un po' troppo vero? Fatico un po' ad immaginarti in un bosco di Gressoney mentre ti associo più facilmente al sole o comunque al mare... Forse sbaglio vero? Se non ci sei mai stata, te lo consiglio "caldamente". Sui profumi del bosco, devi provare mentre sulla cucina, forse sai già tutto.
Fammi sapere che ne pensi.
Ciao

Claudio