Tuesday, October 9, 2012

Felicità un obiettivo in movimento

L’estate è trascorsa in modo pesante. Dopo il trasloco nella casa museo i problemi si sono fatti vivi e così abbiamo trascorso 4 mesi tra un ospedale e l’altro cercando di curare ogni singolo componente della famiglia. Le corse, la disperazione, lo sconforto e poi il caldo asfissiante ha fatto in modo da portarci sull’orlo del baratro. Eppure la casa museo che iniziava a godere di vita propria ha fatto da “mamma” ci ha coccolati e ci ha reso ancora più uniti, combattivi e se la vita sa donare dolore è anche vero che poi sa donare enorme gioia riscoprendo le piccole e grandi cose nascoste nel cassetto. “Le donne Chiasso sono donne forti” Bastava aprire il cassetto trovare foto che ci ritraevano in momenti felici ed ecco che la nostalgia si è trasformata in riconoscimento.
Essere grati a Dio del superamento di un periodo da dimenticare. Essere grati a sé stessi di aver cercato soluzioni alternative anche quando non c’erano via di uscita. Si può essere felici anche dopo terremoti che sconquassano le basamenta dopo la fase dell’ottimismo flessibile ho iniziato a credere al concetto che la felicita sia obiettivo in movimento. Ho sentito dire da un ricercatore del quale mi sfugge il nome “il segreto della felicità consiste nell’aspettarsi poco” Tutto sommato vale la pena ricordare che quando fai un acquisto importante non lo si confronta con gli altri articoli presenti nel negozio ma con ciò che possiedono gli altri. Si tende ad essere meno soddisfatti delle proprie decisioni quando si deve scegliere tra molte alternative che quando ne esistono poche. Chissà ciò ci rende meno felici perché rimpiangiamo le alternative che non abbiamo potuto scegliere. Io e mia sorella ci siamo ritrovate a gioire di un caffe con sigaretta fumata rigorosamente di nascosto. Riaprendo album di fotografie dimenticati nel tempo. Mia sorella ha impressa la scritta dell’autobus che passa davanti all’ospedale di Terni “n°25 Ospedale-Cimitero. Cimitero Ospedale “ Ci siamo prese in giro per mesi ogni volta che ce lo trovavamo davanti. Invece di mollare ci siamo “incazzate” col mondo “Telefono-casa Ospedale senza cimitero please” . La consapevolezza ed il riconoscimento fanno parte dell’universo che cambia: oggetti in movimento, una nuova espressione sul volto della propria nipote, un inattesa sorpresa dietro l’angolo. Soprattutto quando non ci si aspetta che altro male bussi alla porta. Si è guardinghi e paurosi. Il cervello ci inganna con le sue limitate risorse navigare in certe tragedie e soprattutto rimanere a galla nonostante tutto è un bel banco di prova. Quali sono le cose che ci rendono felici?? Dovremmo chiedercelo più spesso. Concentrarsi sui fatti positivi, utilizzare i propri punti di forza ed soprattutto RICORDARSI DI ESSERE RICONOSCENTI. Mi sono concentrata talmente tante volte sui fatti negativi che alla fine del gioco avevo scritto 30 pagine. Abbiamo provato a scrivere ciò che di positivo ci era accorso e credetemi ancora oggi non abbiamo finito la lista. Ieri sera abbiamo festeggiato dal "parrino" Zio Peppe regalandoci una cena faraonica con amici e parenti. Il libro "Monterubiaglio: storia di un paese e del suo castello" scritto all'incirca 30 anni fà ci ha catapultati indietro di 70 anni...A quei tempi c'era la fame, la seconda guerra mondiale era alle porte. " La mattina durante il bevarino la Zirba aveva detto ai mietitori "oggi faremo i maccheroni". E così fu. Quando ancora c'era un pò di sole all 'orizzonte le ultime spighe caddero sotto le stanche falciate del "codino". Già il capofalce ed il cateniere si riposavano da alcuni minuti ed avevano tirato fuori dal falasco il barlozzo dell'acqua fresca e la fiasca di vino puro turata con un pampano attorcigliato. Nessuno guardò il barlozzo, ma tutti bevvero a garganella e la fiasca in pochi minuti fu vuotata. Ora mancava solo l'accordellatura. Con poche potenti bracciate ciascuno portò la sua parte di "gregne" ed il "cordello" fu ultimato. Un altro sorso per schiarire le gole rauche ed arse per la calura e la polvere ed il grido finale echeggiò nella valle "Fora le grille, Fora le grille" Era stato il Piripo a dare il via "viva Maria Viva maria" rincalzò Bertuccio "Viva Maria" fecero eco La Pupa, Febo,Sandrone,Parrino,Piripo e Bacola "Viva Maria". Poi il campo fu lasciato alle cicale ed alla croce del giglio rinsecchito sul cordello. Domani ci avrebbero pensato le spigolatrici con gesti quasi sacri e pietosi a ripulire le stoppie scoppiettanti, sotto il fuoco di luglio, dalle spighe abbandonate. Le falci ammucchiate ai piedi della scala brillavano stanche ed insonnolite frammiste ai "cannelli paradita" ed alle coti infilate nei corni pieni di acqua e di menta avvizzita. Un ammasso di giacche, di corpetti, di camiciotti, di cappelli di paglia copriva la panca di quercia vicino alla stalla. Le donne inquiete ed accaldate avevano già apparecchiato e preparato per tutti, Nonno Peppetto seduto sotto la quercia benediva il lavoro svolto dai figli e nipoti cantando la sua "Fiore di Noce" Appunto il trisnonno Peppetto cantava "Fiore di noce" una "canzona" che conosceva solo lui e che nessuno di noi a parte il testo sa come facesse o venisse cantata. Mia madre non se lo ricorda nemmeno mia nonna. Però ieri sera ci abbiamo provato, cercando anche un pathos particolare. Solitamente le canzoni popolari ripercorrono amori tragici, passioni mai sopite ma la canzone di Nonno Peppetto dal testo sembra molto allegra. "Fiore di Noce Rosetta mia scennete giune sulla finestra che ce state a fane, le braccia ve se possono indoline, l'amore alla lontana non se pò fane.. sulla finestra che ce state a fane"
E difficile credere che trascorrere ogni sera un quarto d’ora così per il resto della nostra vita rilassandoci insieme ci renderebbe più felici di una vincita alla lotteria. Quattro chiacchiere davanti al camino, nonna che racconta una delle sue, mamma che impreca perché non ho stirato bene la camicia o perché non sa cosa cucinerà il giorno dopo a pranzo, Zio invece ha le idee chiare tira fuori nuove ricette perché ora col digitale terrestre si fa di rubriche culinarie a tutta mandata. .ecco questa è una felicità impressa nel movimento. Il resto cari amici ce lo dirà il fato, il destino. Per il momento siamo ancora qui a dirci “ ma che vogliamo di più dalla vita?” Non chiediamo tanto….solo un po’ di serenità che tradotta in poche parole sono gocce di felicità.

7 comments:

Le pellegrine Artusi said...

I tuoi non sono post, tu scrivi poesie in prosa. Ogni volta rimango commossa dalla grandezza del tuo animo. la felicità di oggi è racchiusa tutta in queste belle parole che mi hanno fatta molto riflettere. Un bacione grande

Le pellegrine Artusi said...

Velia toglie le parole di verifica che mi rendono infelice ;)

merincucina said...

il dolore quando lo superi ti mostra le priorità della vita. E se si riesce a rispettarle, allora certe volte il dolore è un po' di meno... In gamba Velia! In gamba tutti! un bacio

Velia said...

Non sono capace a togliere le parole di verifica. Qui si chiede aiuto all'unico uomo capace di farlo cioè colui che l'ha creato....ahhah.... Il dolore spesso genera dei frutti particolari ed emozioni che si trasformano. Grazie ragazze. un bacioooo

Le pellegrine Artusi said...

Impostazione e poi post e commenti..

Velia said...

Fatto....hai visto??? grazie per il consiglio!!!! ora niente parole di verifica.....

Giusy said...

Velia i tuoi pensieri, le tue emozioni non riesco a non leggerle tutte d' un fiato......guarda sempre oltre e quando superi un momento negativo ti giri indietro e dici...ed anche questo è superato ....ti abbraccio forte sperando di dartelo prima o poi questo grande abbraccio