Thursday, June 12, 2008

Sono Orvietano e sono anche Etrusco.....

Mi sono sempre chiesta perchè l'orvietano in genere sia un tipo abbastanza chiuso e solitario, uno che se lo incontri e gli chiedi un informazione con educazione ti risponde ma non va mai oltre.


Gli orvietani sono Etruschi “Siamo etruschi, un popolo chiuso, siamo una rocca”, sembra spiegare il vecchietto di turno mentre si fuma la sigaretta seduto al bar e sembra quasi esserne orgoglioso. Già, gli etruschi erano presenti sulla rupe dal VII secolo a.C. e hanno lasciato resti di grande interesse come le rovine del cosiddetto tempio del Belvedere presso il pozzo di San Patrizio, le numerose testimonianze ipogee, i reperti nel Museo Archeologico e nel Museo Claudio Faina.






Il popolo etrusco si insediò nell'Italia centrale e parte di quella settentrionale, un popolo dalla origine misteriosa, secondo una delle tante supposizioni tale popolo era proveniente dall’Est e taluni prospettano fossero nientemeno gli esuli Troiani sfuggiti alla distruzione della loro città.






La città etrusca di Velzna (Volsinii in latino) si sviluppò al termine dell’età orientalizzante e acquistò grande importanza come centro agricolo e commerciale, nonchè come capitale della Lega Etrusca, i cui magistrati si riunivano periodicamente nel tempio di Voltumna, nelle vicinanze dell’abitazione. Le notizie degli storici antichi e le testimonianze archeologiche documentano l’immagine di una città ricca e potente per tutti i secoli VI e V a.C., con uno spiccato carattere sacrale (molti templi) e commerciale (molto vasellame di importazione greca) ed una società più aperta ed egualitaria rispetto ad altre città etrusche. La ricchezza di Volsinii era data, oltre dall’agricoltura e dal commercio, anche da produzione di vasellame (d’imitazione greca o tipicamente etrusco come il bucchero) e di bronzi per i quali la città era rinomata. La prima età ellenistica (seconda metà del IV sec. a.C.) è testimoniata da tre tombe dipinte, ubicate nel Comune di Porano, a pochi chilometri in linea d’aria da Orvieto: le Golini I e II e la Hescanas (così indicate, le urne, dal cognome dello scopritore e, l’altra, dal gentilizio della famiglia proprietaria), i cui affreschi si segnalano per una particolare freschezza di espressione e vivacità nel rappresentare scene tratte dalla vita quotidiana. L’avventura etrusca di Orvieto si conclude nel 264 a.C. quando la città viene rasa al suolo dai Romani e gli abitanti vengono trasferiti forzatamente sulle sponde del vicino lago di Bolsena.





Tracce, oramai ignorate della cucina etrusca, si ritrovano in iscrizioni romane e scritti di epoca medievale e rinascimentale. Clotilde Vesco, autrice di un volume intitolato Cucina Etrusca.2685 anni dopo e curatrice anche di un edizione de re coquinaria, l'arte della cucina di Apicio, riporta in auge gli usi e le preparazioni ereditate dai locali dalla cucina e tradizione etrusca.


Già allora si consigliava di scottare fegatini ed interiora e persino frollare la carne prima della cottura. Gli etruschi furono i primi importatori intorno al VIII secolo, di spezie e raffinati condimenti, tra cui il pepe, le bacche di mirto appunto usate sempre per condire la carne e persino la cannella ( chiamata cinnamomo o cassia). Conoscevano molto bene anche il cumino ed il coriandolo che tuttoggi è usato nella preparazioni dei salumi e condimento delle carni.


Il nardo dall'odore intenso cioè l'erba citronella (Cymbopogon nardus) un'alta erba tropicale sempre verde dallo spiccato profumo molto simile a quello del limone perchè contiene lo stesso olio presente nella buccia dell'agrume che gli etruschi utilizzavano per gli arrosti specialmente di capretto. Ma troviamo i semi di sesamo e anche le foglie aromatiche di pimpinella che arricchivano le insalate. Apicio parlava già dei tartufi che conferivano sapori inconfondibili alle pietanze etrusche fornendoci così alcune ricette dedicate a questi tuberi.


Nutrimento base per le popolazioni rurali era il farro o spello che coltivavano in 4 qualità diverse per poi trasformare in farine per preparare un pane basso tipo focaccia e polente.


Zuppe di legumi e polenta di farina di farro, focacce di farina impastate con il latte e formaggio fresco. La torta rustica come la scriblita, una sfoglia sottile alternata con la ricotta che una volta seccata veniva utilizzata come pasta secca.


Gli Etruschi conoscevano la sfoglia e l'uso della spianatoia e del mattarello come testimoniano gli affreschi nella Tomba Bella di Cerveteri.


Bonificando terreni paludosi arrivarono persino a trasformare zone nefaste e ben conosciute solo per la malaria in fattorie dove crescevano frutta e verdura di ogni genere.


La cipolla di Cannara o quella di Certaldo dalla variante rossa ne sono una prova tangibile.


Venivano utilizzate per le zuppe ma gli etruschi amavano mangiarle crude visto l'alta digeribilità.
La cipolla era un ingrediente fondamerntale non solo per le zuppe ma anche per le frittate e per la mitica panzanella che risale alle offerte sacrificali sulle antiche are cui alluderebbero le "Tavole Eugubine": la patenata fatta di pane bagnato con aceto di vino ed erbe varie.


















1 comment:

Anonymous said...

Veramente interessante conoscere la storia dei nostri popoli , che ci anno preceduto.
Ciao Francesco.