Wednesday, May 30, 2012

Le Coincidenze Significative & Insight Cinderella dreams

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La sincronicità è basata su altri postulati che, nella vita di tutti i giorni, si traducono come: pensare a una persona e poco dopo ricevere una telefonata che ne porta notizie; nominare un numero e vedere passare una macchina con lo stesso numero impresso sulla carrozzeria; leggere una frase che ci colpisce e poco dopo sentircela ripetere da un'altra persona etc.; che talvolta danno la netta impressione d'essere accadimenti precognitivi legati a una sorta di chiaroveggenza interiore, come se questi segnali fossero disseminati ad arte sul nostro percorso quotidiano per "comunicare qualcosa che riguarda solo noi stessi e il nostro colloquio interiore". Una sorta di risposta esterna, affermativa o negativa, oggettivamente impersonale e simbolicamente rappresentata./ fonti wikipedia.

La mia vita è stata disseminata da intuizioni più o meno azzeccate. Non ho mai smesso di credere della divina provvidenza che tanto il Manzoni celebrava nei suoi Promessi Sposi. Seguire la scia degli eventi senza forzare la mano. Mi sono ripromessa da grande che non avrei mai ricreato con gli stessi schemi mentali  la mia futura Velia. Mentre mi preparavo al salto di qualità avvertivo la consapevolezza che potevano materializzarsi di fronte a me tantissime opportunità
Guardandomi allo specchio fuoriescono sorrisi inaspettati. Era un giorno di giugno e correva l'anno 1996.

Tornavamo in Inghilterra per la seconda volta senza uno straccio di lavoro ma con una casa pagata per tutto il mese di luglio. Sull'aereo raccontavo del sogno che mi ero fatta: che saremmo andati a lavorare un ristorantino sulle montagne con tanti cottage e finestre all'inglese un bel camino a scaldarci. "certo se si va in Inghilterra le finestre saranno all'inglese no? E poi dove l'hai viste ste montagne?"  Mi presero in giro per un bel pò...

 La vita sa sempre sorridere ai giovani che se portano con sè la divina scintilla dell'ottimismo. Volo Roma Fiumicino per Machester con direzione Lincoln. All'aeroporto noi avevamo prenotato un taxi, la signorina al desk ci disse che ci sarebbe venuto incontro il tassista bastava che aspettassimo tutti lì di fuori. Ed ecco che arrivo un signore sulla sessantina "Siete i ragazzi che vengono da Roma? " "si siamo noi" Io ero totalmente sorpresa che fosse un tassista italiano "Oggi grande giornata persino un italiano che ci porta a casa!"    Salimmo in auto tutti felici mentre Nino il tassista ci aggiustava i bagagli nel retro dell'automobile. Una volta salito dallo specchietto retrovisore ebbe modo di guardarmi in faccia "scusate ragazzi c'è qualcosa che non mi quadra ma la ragazza non era inclusa nel gruppo"   IO lo guardai con aria sorpresa "scusi quando abbiamo prenotato il taxi non di certo abbiamo specificato il sesso dei clienti"   "No mi scusi signorina lei non ha capito io sono venuto a prendere tre ragazzi che vengono da Roma dalla scuola alberghiera Di Amatrice e appunto lei che c'entra??"      A parte l'imbarazzo iniziale e le risa che sembravano non finire più ci ritrovammo a scendere da quell'auto in meno di 3 secondi. Dall'altro lato della strada ecco in tre ragazzi Ciccio, Gino & Alessio in attesa del loro nuovo padrone di lavoro.  Spendemmo 20 minuti di tempo per scusarci dell'equivoco. Cavolo era stata io la prima a salire in auto convinta che fosse la volta giusta.....eh si il tassista giusto. Ma Nino non mollò la presa, tirò fuori la sua business card e ci disse "va bene tornate a Lincoln e se in una settimana non trovate lavoro venite da me, io sto a Baslow, Peak District vicino Chesterfield. Ho un piccolo ristorante e sto cercando personale"     Si pura coincidenza, una serie casi fortuiti fortemente significative. Il sogno del Ristorante in Montagna. La settimana successiva eravamo lì a Baslow "Welcome in the pretty village of Baslow, Coates in an easy stroll from Chatsworth, the home of the Duke & Duchess of Devonshire and just a short drive from the historical towns of Bakewell, Buxton and Ashbourne" Impressionante la reggia di Chatsworth era a soli 4 km. La si poteva intravedere dai ponti che univano le stradine. Avevo letto tanto su Giorgiana Cavendish antenata di lady D e sapere di essere lì era troppo COOL:


Ma io non ero Giorgiana Cavendish duchessa del Devonshire anche se ogni tanto me ne andavo là a dipingere e provare a disegnare col carboncino . Ero a Baslow lavavo ininterrottamente per 18 ore al giorno. Facevo la domestica a Ciccio, Gino e compagnia bella. Gli executive chef duravano poco più di un mese. La brigata era simpatica, il posto da fiaba ma il lavoro massacrante. Nino ci aveva "relegati" al piano superiore del ristorante in un bungalow con camera e doccia senza servizi igienici. Sono stati tre mesi assurdi. Andavo al Chesterfield College ogni martedì mattina a studiare l'inglese che si sarebbe poi confuso con lo "slang" parlato al ristorante. Una sera mentre cercavo di uscir fuori incolume da un megapentolone sporco di grasso sentii per caso il proprietario che diceva agli altri "si effettivamente la tengo perchè mi fà pena, pulisce, rassetta ma è di una lentezza che a me fà venire i nervi" Fu lì che capii che in Inghilterra  gli inglesi sono velocissimi nel pulire....non risciacquano mai nulla, non sgrassano e non igienizzano. Mi ricordo che andai a farmi la doccia e ci rimasi sotto per ben 20 minuti a piangere in silenzio. Il giorno dopo al college ero stanca di scrivere quelle lettere ad uno sconosciuto Mr Smith come un improbabile segreteria che cercava di fargli sapere che il treno era stato rimandato. Chiesi alla Teacher "PLEASE oggi ci faccia fare un pensiero libero, non ci faccia correggere queste benedette lettere commerciali"  Lei si mise a ridere e mi diede l'ok. Tornai al lavoro e dissi la mia. Io che chiamavo Nino "il babbo", perchè si intrufolava nelle cose nostre persino se eravamo andati al bagno quando appunto il bagno non l'avevamo. Ribadii che in Italia un posto come il suo lo avrebbero chiuso e che lo ringraziavo infinitamente della grande opportunità lavorativa che mi stava concedendo ma che purtroppo ero in balìa di una cucina dove nessuno faceva il proprio dovere. Pochi giorni dopo ci diede la splendida notizia "finalmente vi ho trovato casa, una semi-detached house ( una villetta bifamiliare) con giardino così sarete tutti indipendenti". Oh yes....quel martedì al college non ebbi molto da scrivere, il mio pensiero libero era solo uno non tanti avere una casa ma avere un cesso, Un bagno personale. Dopo 3 mesi trascorsi in bagni pubblici o ad aspettare che il ristorante aprisse. La Teacher si tirò su con una risata fragorosa dopo aver letto il tema del giorno "you are such a funny person" ed io "yes finally I will have a bathroom".
Ma che ne sapeva lei delle file intermittenti che si protraevano anche mezz'ore intere per andare a fare un goccio.......e non da bere! Da lì la nostra casa condivisa in 4 o 5 a seconda di chi venisse ospitato da Nino, non ha mai conosciuto pulizie a fondo perchè la moquette essendo ricettacolo di acari  e polvere senza HOOVER il respirapolvere era una vera condanna. io costretta a fare lo slalom gigante tra file di panni e piatti delle cene consumate nel dopo lavoro notturno.
Una sera ci mettemmo a fare a gara a chi faceva le patatine fritte dalle forme più originali, praticamente lasciammo l'olio sul fuoco e puzzammo di fritto per mesi. Ricordo che persino il gatto rimase intossicato da tutto quel fumo nero...la Tracy...la nostra bianconera Tracy. Cambiò colore anche lei da quel giorno. Non la chiamai più "patatina" scappò di casa. Come la storia del pesce Romeo a doppia coda prese un colpo di freddo perchè qualcuno della brigata cambiò l'acqua fregandosene della temperatura troppo bassa. Marco ebbe la brillante idea di accostare l'acquario davanti alla stufetta per farlo riprendere ma Romeo tentò il suicidio senza la sua Giulietta.
Stessa sorte avversa ai coniglietti della GreenHouse. Il troppo freddo li ibernò.

Avevamo la lavatrice rotta. Una bella rottura perchè lavare a mano e poi andare a stendere fuori a circa -10°C non è che fosse tanto piacevole. Era più il tempo che cadevo a terra su quelle lastre di ghiaccio con la conca dei panni che alla fine buttavo acqua bollente sotto il filo da stendere. Marco non se lo poneva il problema, lui ogni 10 giorni comperava lenzuola nuove sennò portava quelle usate direttamente in lavanderia.
Marco era un portento. Era capace di stare ore davanti ad un film senza proferire parola. Io e lui andavamo pazzi per i film Bollywoodiani che ogni domenica ci propinava la Bbc. Eravamo gli unici a schiantarci dal ridere: se ne cadeva l'aereo, tutti morti schiantati al suolo dopo un esplosione da bomba atomica....però eccoli tutti truccati a terra manco mezza ferita....insomma era come vedere un cartoons indiano ma con le persone vere. C'era Giordano il cantante italiano latin lover, c'era Alessio simpatico e figo, Ciccio che mangiava a tutte le ore, Gino pacioccone e Giancarlo il gentleman. Io e Gianluca l'unica coppia in mezzo a questa gabbia di pazzi.
Nino che scassava, la moglie Rosemary che l'aveva con me dicendo che ero la classica italiana rompiballe e lamentona e poi LUPO....il cane che aveva dato nome al ristorante IL LUPO da Nino.
Poi c'era anche il mostro di Baslow, un mendicante barbone talmente nero che l'unica cosa che gli vedevi erano gli occhi. Noi avevamo un pò terrore ma in fin dei conti non avrebbe fatto male a nessuno. Lo trovarono morto in una caverna del posto sopreso dal freddo e dalla neve che cadde copiosa quel dicembre 1996.
E poi il pensiero a Sarah, a Liz e David anche loro lì con noi a combattere in quel di Baslow...
Il ristorante fù venduto anni più avanti e Nino e Rosesmary si traferirono nel sud dell'Inghilterra.

Per fortuna che Giordano ( ER MITO) ci disse di presentare il Cv alla Virgin Hotel.
Facemmo il colloquio a Febbraio 1997. Ci presero subito io al Ristorante Avensbury del Mickleover Court Hotel e Gianluca al ristorante italiano Stelline nell'omonimo Hotel. Ma eravamo a Derby......la Virgin Company era il sogno di una vita.
Giusto se vi trovate a Derby e vi dicono di non passare per Normanton Road....beh seguite il consiglio....se raccontassi questa di storia altro che coincidenza significativa si rivelerebbe la storia del secolo.
Cinderella's dreams....


Niente ricette con questo post.....devo ancora digerire la sogliola dello chef spagnolo JUAN che per "insaporirla" dovette lavarla col Fairy Liquid ( detersivo per i piatti). Se si sopravvive a queste esperienze si arriva di sicuro alla meta.....al primo pronto soccorso disponibile. Un bacione

Thursday, May 10, 2012

Pane di Mozzarella farcito con Verdure Miste e Prosciutto



Visto che oramai non parliamo più di cucina anche perchè non ho tempo manco di stirare ho ritirato fuori una vecchissima ricetta che ogni tanto ripropongo al locale. Un pane di mozzarella farcito con verdure e prosciutto.
Ingredienti per Pane alla Mozzarella
1 kg mozzarella fresca
1 kg farina 0
2 bustine lievito birra liofilizzato (14 gr) se usate lievito naturale intorno ai 200 gr di pasta madre
gr 25 di zucchero
gr 20 sale
Visto che non viene utilizzato nessun liquido si presume che in caso la mozzarella non sia molto fresca dobbiate aggiungere del latte ed utilizzare un pò di siero. Perciò occhio ragazzi!!! Non è che mi fate un impasto duro al punto da mandare in trauma cranico il vicino di casa???

Ingredienti per la farcitura:
gr 100 di prosciutto cotto a dadolini
gr 50 ricotta salata grattugiata
gr 20 di pomodori secchi tagliati a listarelle
1 carota e 1 zucchina tagliate a cubetti e ripassate leggermente in padella.

5 gr prezzemolo o basilico fresco tritato
A volte uso anche la rucola perchè mantiene un colore più brillante dopo la cottura.
 

Procedimento
Frullare la mozzarella a purea usando un cutter
Sciogliere il lievito di birra nel siero del latte con poco zucchero
porre nell'impastatrice la farina con la mozzarella, aggungere il lievito ed impastare.
Solitamente la faccio riposare una decina di minuti oppure già la suddivido nelle placche che una volta lievitate andrò a riempire con i vari ingredienti.


Stendere la pasta dello spessore 7 mm su di una teglia con carta da forno ed un filo di olio EVO.
Adagiare al centro il prosciutto a fette o tagliato a listarelle
Grattugiate sopra la ricotta salata, aggiungere i cubetti di carota e zucchine ( fate in modo che siano ben scolati dall'olio di cottura), aggiungere i pomodorini secchi
aromatizzare con sale e pepe
Avvolgere tutto chiudendolo a rotolo. Fatevi aiutare dalla carta da forno.
Lasciare lievitare mezz'ora in un posto caldo poi infornate a 180° con 20% di umidità per circa 30 minuti.



Le versioni sono molteplici, potete decorarlo mentre lo avvolgete con dei semi di papavero, sesamo......semi di lino. Oppure versione liscia come li o preparati io.....ragà anche io finisco i semi di papavero!!!! aehheh

Il maitre patissere Jean mi ricordava sempre "controlla consistenze e temperature" e gli impasti base di pane e pizza sono di diversa consistenza a secondo del prodotto che si vuole creare..la temperatura fà la differenza. Ieri ho provato una lievitazione lentissima in frigo......oggi saprò dirvi che ne uscirà fuori!!!! Altro che prova del Cuoco.....qui ce vole la Prova Divina!!!!

Wednesday, May 9, 2012

Qui..la strada dell'ottimismo flessibile...

QUI Ma se il pensare è già un sogno del sentire, le parole di questo diario - volutamente incustodito - sono sogno del sogno…..forse un angelo ci guida verso universi speciali.
Dedicato a Fabiola e Monia amiche d'infanzia che porto nel cuore......




                                               "Il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders
La Storia di due angeli che si raccontano a vicenda quel che di spirituale hanno trovato nella vita terrena. Un percordo difficile data la loro invisibilità agli esseri umani.


….. Ho voluto iniziare questa lettera così….perchè è qui che mi trovo, è qui che avverto la mia anima…mille fili mi legano qui.

E’ trascorso molto tempo e sono accadute molte cose in questi ultimi due anni.

La malattia è anche questo: fare progetti e non riuscire a realizzarli nei tempi e nei modi dovuti…più che voluti. A causa delle ricadute, della sofferenza, della perenne stanchezza ma anche per l’arduo percorso che si deve fare per accettare se stessi con molta sincerità e con sufficiente distacco.
Le flebo sortiscono il loro effetto ed io scrivo diari a ripetizioni manco fossi Alessandro Manzoni Con i suoi “I provetti sposi”. La scrittura non è altro che il microcosmo della coscienza se riesci a condividere con gli altri questo cammino si è più consapevoli delle proprie emozioni.
Chissà se avessi riconosciuto in tempi non sospetti questa piccola scrittrice in erba forse avrei fatto studi diversi e avrei reso felici più persone….forse più del cucinare una semplice ricetta.

Che dirti questa auto-rivisitazione non fa altro che giovarmi. Oggi in ospedale mentre facevo le cura pensavo al mio percorso davvero strano. La dott.ssa mi ha detto che ho un fisico bestiale. Oserei definirlo quasi magico anche se di magismo non si tratta. Non è un miracolo, non è decifrabile per chi mi vive ogni giorno.

Grazie alla scrittura al mio fiume di parole miste a rabbia e tanta speranza. Non mi sono più sentita vittima o boia ma semplicemente un essere umano... peccatori si diventa perché esiste il peccato….il peccato esiste perché siamo peccatori!!!
 Le vecchie generazioni donano spesso grandi storie d’amore e d’affetto insolute.
Quante volte ci picchiavano sopra le cadute???? Sempre…..e su quelle cicatrici crescevamo più grandi e forti. I veri uomini crescono così.

Era una guerra continua. Chissà quanti ferite non rimarginate??? Poi se riavvolgo la pellicola sembra come se non fossero mai accadute a me.

La sera se non mi addormento subito oddio io penso a tutto, sogno cose esorbitanti su quello che desidero … col rimpianto che prima o poi tutto scomparirà nel nulla se rapportato alla vita reale. E mi domando cosa ci riserverà sta benedetta vita??? Se passo quell’ora fatidica è fatta…..ma ci sono le gocce che piano piano mi portano tra le braccia di Morfeo.
 Queste mancanze generano sensazioni di insicurezza. Lasciano spazio alla nascita di voragini, dei buchi neri dall’apparenza minacciosa. Ci guardiamo attorno e vediamo la felicità impressa negli occhi altrui. E noi dove siamo? Noi viviamo nella convinzione che quanto ci accade sia spiegabile e comprensibile all’interno di un certo quadro di riferimento in cui gli eventi hanno una loro ragione d’essere. Poi la malattia e la morte rappresentano il disordine, un inspiegabile ingiustizia e l’essere umano non può fare altro che prendersela col destino, col fato, con la sfortuna oppure con sé stesso e persino con gli altri.
Era solo una questione di tempo, è tuttora una questione di tempo. Riuscire a fare quello che poi non si riesce a fare. Vorremo dire tanto, esternare anche l’odio represso ma il tempo ci mangia vivi.
E’ come avere gli orologi ma non essere padroni del tempo.

Non sono uscita indenne neanche io da questo meccanismo, da questo interrogativo. Vengo da una vita difficile, da esperienze dolorose e trovarmi davanti ad una diagnosi del genere mi sembrava troppo. Ero arrabbiata, furiosa. Non avevo già pagato abbastanza il mio tributo di sofferenza? Non avevo diritto ad un po’ di serenità? Perché a me?

Ma quella domanda non aveva senso. Chiedersi perché proprio a noi, a te, a me, a loro….non ha senso. Non ha senso chiedersi perché si è maschi o femmine, perché si hanno gli occhi azzurri oppure neri, perché siamo nati a Monterubiaglio invece che a New York. Lo so punto alto…..ma rende l’idea.
Perché in questi limiti scopriamo talenti nascosti. L’accettazione richiede tempo, un processo di maturazione che spesso recide i rami vecchi pur di far crescere quelli nuovi.
Si atterra o ci si schianta e poi si risorge.

E’ inevitabile….vestire per anni la mimetica per non farsi ancora più male.
Poi ecco che sotto la mimetica si vedono i lividi. Pensavamo di esserle sfuggiti ma il mal di vivere e quelle fitte assurde hanno trapassato anche l’anima..
Per molto tempo mi sono sentita con l’anima scorticata, provavo fatica anche a respirare perché nulla aveva senso. Col senno di poi mi rendo conto che in quel periodo a parte la depressione che mi aveva sopraffatta non c’era nulla che mi potesse rendere felice.
Ero al ristorante ed ecco che all’improvviso ero colta da una sensazione di smarrimento e da una forte tristezza
E’ stato un percorso difficile. Ho iniziato dalle piccole cose anche grazie all’aiuto di Gianluca.
Io ero lontana anni luce da tutti persino da lui che assecondava ogni mio piccolo cambiamento di umore. Iniziai a scrivere quello che volevo e non quello che provavo perché spesso i sentimenti negativi sulla carta acquistano un potere nefasto. Ma scrivere quello che si desidera non è male….prima o poi il meccanismo si sblocca. Ma c’ho messo un anno e mezzo per ritornare sulla terra. Ed ogni volta che mi ripetevo “secondo me non tornerò più come prima, non c’è speranza” ecco che c’era un piccolo miglioramento e quel balzo in avanti veniva fatto.
La volta dopo ecco due passi indietro ma poi la volta successiva ancora un passo in avanti.
Mi ero preparata un decalogo: scrivi le cose che vorresti fare e che credi possano renderti non dico felice ma almeno fiera di essere su questa terra.

Scrissi che volevo tornare a casa ad una condizione: che la mia vita cambiasse al punto che mamma e papa avrebbero dovuti essere fieri di me. Già ero partita col piede sbagliato. Non sarebbe andato bene con la negatività che c’era in giro. Loro hanno la presunzione di credere che se hai un lavoro qualsiasi esso sia, hai una persona a fianco non si debba chiedere di più al padreterno.

 Vero….ma i meccanismi psicologici sono altri. E qui subentra l’autostima. Amare quello che si fa se in primis è la tua famiglia a dirti “va bene” se gli altri approvano.
Ma nessuno approvò la mia passione per aprire una scuola di cucina, preparare le marmellate, manicaretti, scrivere sui blog e sui giornali. Per loro erano semplicemente immani cazzate, sogni che sarebbero svaniti all’orizzonte alla prima difficoltà.
E le lotte vere iniziarono nel 2006, dove tutti mi scoraggiavano al punto che dovetti fare bagagli e bagatelli e venire a vivere ad Orvieto.
Dopo 5 anni raccolgo i frutti di quel sacrificio, di tutte le lacrime versate per far capire loro che io anche se ero la figlia di Zorro sapevo cavarmela da sola…..come sempre avevo fatto.

La casa era finita, mancava la cucina. Iniziai a promuovere un sito che aveva poche cose da offrire ma quel poco che dava era pieno e stracolmo di gioia. Ho unito l’esperienza maturata come direttrice d’albergo perché avevo contatti in tutte le parti del mondo e se nel 2005 iniziai per gioco, per sfida.

Ora mancava il tassello principale, farla diventare un azienda per produrre materie prime o servizii che portassero il mio marchio VCS già brevettato.


La sere d’estate quando salgo si fa ancora la passeggiata notturna, si arriva sino alla pianetta ci si mangia il gelato.....si ritrovano tante persone credute perse nei loro mondi per poi scoprire che ero io quella che si era persa una parte di vita dedicata al mio paese.
E quella sera seduti sul muretto del Bar Laura le parole piene di speranza dei miei amici mi fecero capire che la rinascita seppur lenta era alle porte “siete tutti qui che bella serata". Il Cecci che parlava con Jonas della loro parte scolastica e goliardica, io.. Velia e la Monia che ci si conosce da quando eravamo piccole….poi Marco e la Romina. "Cosa posso chiedere di più. Questa è una bella serata” ha esclamato ancora il Cecci. Si so cucinare bene come dicono in molti ma qualcuno ha replicato guardandomi dritta negli occhi “e sai anche scrivere”.

Ma la mia scrittura è frutto del cuore, scrivo affinchè quelle parole non si perdano nel vuoto assoluto. Scrivo affinchè rimanga l’affetto che ho provato verso chi ha fatto parte integrante della mia vita.
Mentre attraverso la strada con i miei clienti americani ai quali racconto le vicissitudini del paese, mi dilungo sulla storia e poi la coloro di tante cose buffe perchè si ricordino bene della loro esperienza. Un esperienza che cerco sempre di rendere unica donando parte della mia vita, aprendo semplicemente la porta di casa.

Monterubiaglio oggi è tra le più importanti mete da visitare in Umbria......da non credere!
Poi dopo il lavoro che mi assorbe totalmente mi richiudo in casa nel mio mondo e mi domando dove mi porterà questa vita...quanto ancora riuscirò a fare quello che amo e che rende felice chi mi sta vicino.

È quello che mi chiedo ogni giorno, come sarà, a cosa penserò, ancora più inquietante l’idea di non accorgermi nemmeno di quello che accade, cessando di esistere, portando con me la memoria di ogni battito del mio cuore e rimanendo, forse, in qualche banale annuario e nei ricordi infantili di chi mi sopravvive.


Torno a casa. leggo e scrivo.....nelle favole c'è sempre il cattivo che viene punito e non vince mai sul buono....che palle.

Leggo, ancora un’altra pagina " i buoni sono buoni, i cattivi invece no, che rabbia, vincono sempre i primi, che con uguale cattiveria riescono a sopraffare chi invece dichiara dal principio di essere una mela marcia" ( frase stupenda di Sergio Maria Teutonico).


Smetto di leggere, sono stanca, è caldissimo e contro la calura estiva nulla è possibile.

Arriva al mio naso profumo di cipolla ....prima che dimentichi le marmellate di cipolle appunto che cuociono a fiamma bassa e devo correre. Rido e mi convinco che si può essere felici con poco.

Vivo immersa nei sogni e solo la sveglia che non ha clemenza mi ricorda che dovrò pur alzarmi e vivere………..la vita è più forte della morte me lo ripeto sempre.

Ecco la sveglia che mi riporta alla realtà scoprendo che in fin dei conti ogni singola giornata porta con sè un messaggio da non disperdere, la quotidianità stessa è una fonte inesauribile di avventure mostruose e di piccoli e grandi miracoli che illuminano il cammino.

Nel mio sogno ero persa nella campagna ma dall'alto vedevo un gabbiano o forse un aquila che vegliava sul mio cammino. Ti ho chiamato...chissà ho pensato che fossi tu ed infatti era così. Semplice deduzione. Il gabbiano si avvicinava e si allontanava ma sapevo che prima o poi sarebbe tornato tra le mie mani dalle quali era partito per un volo lontano.

Una voce sacra quella che incarna il senso della luce, del calore, della altezza, dell’ illuminazione e quindi anche della spiritualità.
Mi sono detta sotto questa forma spirituale nessuno potrà mai dire cose non vere, nessuno potrà mai giudicare se io ascolto il suo canto in riva al mare.
Mi sono addentrata in una foresta bella, verde, luminosa. davanti a me una collina e poi un castello. Da lì si poteva intravedere tutta la vallata.
Sulla finestra seduta a scrutare il cielo è arrivato il gabbiano che ha iniziato a parlare.........che bello....ho pianto ho riso mentre trovava ristoro sulla mia mano.
Poi ho ancora porto le mani al cielo e lui è volato ancora più in alto.....nei suoi gridi rauchi e sgraziati la gioia della vita e del movimento. .ma tornava a vedere cosa stessi facendo accompagnandomi persino a cogliere i fiori. Sentivo i pensieri nell'aria e le parole erano parole sacre...
Beh si un sogno bello e ristoratore e ne avevo bisogno al mio risveglio ho avvertito vivamente che eri lì....a parlare con me. Il mio angelo custode.

Mi sono rassegnata in modo intelligente. Sarebbe stato un richiedere a me stessa continue spiegazioni, uno stillicidio continuo.


Si come la città distrutta di Shambala il passato dovrà rimane qui nel mio cuore. Ma con tutto ciò che c’è stato di bello. Rivivo i miei ricordi dell’infanzia con meno dolore, con estrema gioia e con un pizzico di ironia che non guasta.

Quando ero piccolina e mi ammalavo con le solite infezioni alla gola. Dovevo fare le punture di pennicellina. Si erano tutti arrabbiati all’inizio pareva fosse colpa mia anche il semplice raffreddore “eh vedrai…..la maglietta de lana nun le mette mae….corri e sudi…e vedrae…vedrae” “cavalla pazza dove corri”

Mentre quel pentolino bolliva e l’odore acre di alcool si sprigionava nell’aria diventavano tutti più buoni con me. Le zie Olga e Nena iniziavano a farmi i complimenti “ ma brava sta figlia…..guarda tu quant’è brava…porina sta male ma ora prende la medicina e le passa tutto” Ma il loro modo di attorniarmi e di farmi i complimenti era un modo per tenermi e bloccarmi in caso di fuga. Io ero piegata e piagata da quelle punture. Erano streghe cattive…..paracule almeno io le vivevo così. Ma erano le zie speciali, quelle che non mancavano mai, ero la loro mascotte.

Urlavo dicendo “ me dite che so brava solo quanno me dovete mantenè bona” Certe corse intorno al tavolino. Chi mi prendeva per le gambe chi per le mani.....e BOOM.
Poi appena fatta la puntura passava tutto a parte quei mega ponfi doloranti sul sedere che non si assorbivano mai. Quanto bene in fin dei conti abbiamo ricevuto???
Con le punture un po’ meno……pero??:

Attraverso la strada con i miei clienti americani ai quali racconto le vicissitudini del paese, mi dilungo sulla storia e poi la coloro di tante cose buffe perchè si ricordino bene della loro esperienza. Un esperienza che cerco sempre di rendere unica donando parte della mia vita, aprendo semplicemente la porta di casa.
Monterubiaglio oggi è tra le più importanti mete da visitare in Umbria......da non credere!
Poi dopo il lavoro che mi assorbe totalmente mi richiudo in casa nel mio mondo e mi domando dove mi porterà questa vita...quanto ancora riuscirò a fare quello che amo e che rende felice chi mi sta vicino.

È quello che mi chiedo ogni giorno, come sarà, a cosa penserò, ancora più inquietante l’idea di non accorgermi nemmeno di quello che accade, cessando di esistere, portando con me la memoria di ogni battito del mio cuore e rimanendo, forse, in qualche banale annuario e nei ricordi infantili di chi mi sopravvive.


Si vive una vita libera, tutti i giorni e che vorremmo che fosse in piena sintonia col passato. Io ci litigo. Ci faccio pace. Lo amo e lo odio. Ma con perizia estrema ho scoperto la facoltà e persino la competenza di saper leggere OLTRE le righe. Ci si scopre ingegnosi più intelligenti. Ecco che quella esistenza che riteniamo come non libera acquista un potere travolgente ma nasce sotto un nuovo astro…..competenza di saper leggere la verità. Io ora leggo, la scavo e trovo che non sia così tanto deplorevole. Quella vita di allora non è poi così tanto male se rapportata alla società odierna dove i giovani sono solo sopravvalutati e non emergono alla cronaca se non per le loro nefandezze.

Mi sono rassegnata in modo intelligente. Sarebbe stato un richiedere a me stessa continue spiegazioni, uno stillicidio continuo.


Si andava dalla Teresa della Maria Pia a comperare le patatine per accaparrarci quelle mine di plastica che si utilizzavano per sparare l’acqua. Liti feroci che finivano a mazzate non tra noi….ma direttamente dagli zii in mezzo alla strada. E non finiva lì. C’era la ripresa dei rimproveri in campo casalingo. Io non avevo mai ragione buscavo sempre pur essendo la più tranquilla del gruppo.


Andreone quando cambiò la disposizione del supermercato pareva che avesse aperto un megastore….per noi era così grande e così speciale. C’era sempre la possibilità di scegliere dove fare la spesa….l’Ugolina, dalla Nena (delle Petone perchè si narra che si dessero le arie), Andreone alla cassa ( un istituzione) con Benito, fino ad arrivare dalla Bianca che fungeva da punto farmacia nei momenti di bisogno…la Peppa e Remigio perchè un quaderno serve sempre ed il biglietto dell'atc pure.... sino a Bruno. Un paese in continuo fermento. L’apertura della pizzeria di Marco detto il suino.

La pizza della mattina era dura come le soletta delle scarpe che faceva Vincenzo detto il “campione" . Però i pomeriggi domenicali erano da trascorrere in pizzeria. Con quei jeans scuciti che oggi vanno di moda Marco se la raccontava da solo "io sto avanti". In un certo senso aveva ragione. Quell'anno usciva la Punto della Fiat....tutti sarebbero andati alla concessionaria. Che figata!!!

Le sere al Pub, le notti cantate a squarciagola dalle palazzine. I miei primi amori, le mie prime disillusioni. Gli ultimi dell’anno vestita in modo improponibile tra merletti e tulle mentre quello che mi piaceva ballava con le altre sulla note della samba “Brigitte Bardot Bardot…Brigitte Pegeaut Pegeaut…ehh mi amico Charlie…Charlie Brown. Tutt’oggi quella musica mi sta altamente sulle palle. Gli  avrei tirato il bancone dietro con tutta la cena preparata dagli altri. Ahhahha.

Ammazza quanto fossi gelosa. Penso di non aver mai sofferto per un ragazzo ( mannagia Vle) come ho sofferto con sto tizio. Lo so, lo so. A 13 anni non brillavo di simpatia e di sicuro non ero pronta ad affrontare un compagnia complessa e ben assortita come quella compaesana. Specialmente con Zorro alle calcagna….mio padre!!!

Le prime vere perdite….amici cari. Stefano Zappitello suo fratello Marco e tanti altri che porto nel cuore.

E da piccola sapessi quante corse…………..
Calcola che andavo a comperare le sigarette a mio padre: tempo stimato 8 minuti……avevo 9 anni!!!
Se tardavo di qualche minuto mia madre aveva chiamato già mezzo vicinato col passaparola.
Le mie zie Olga e la Nena e la Silde “cocca va a casa che la tu mamma te cerca” ed ecco la Fidalma 200 metri più avanti “Mamma cercare….casa subito”
E le zie parrucchiere “ vai a casa che te cerca la tu mamma” poi mia nonna sul balcone “disgraziata….va a casa che la tu mamma è disperata”
Insomma bello, tutto è bello, persino ciò che a noi nel nostro piccolo abbiamo sempre ritenuto fosse cattivo…..o totalmente sconveniente.
Mia sorella un giorno scrisse sul diario “oggi il babbo è andato a pesca al Paglia. Speriamo che venga la piena e se lo porti via” Mia madre che trovò lo scritto si mise a piangere e riprese mia sorella “se il babbo trova questo ci urla a tutte a tre” Figurati quanta collera mista al fiele aleggiasse nel’aria. I bambini scrivono di getto le cose che sentono.

Sono diventata grande anche io. Mi sono ritrovata a gestire un affetto abnorme che non avevo mai percepito così forte e massiccio. Ora sono io che guido tutto assieme a mia sorella.  Sono io quella ansiosa se nonna o mamma non hanno preso la pasticca per la pressione, sono io quella che chiama per sapere se va tutto bene. Vado a Monterubiaglio poche volte solo perché il lavoro mi trattiene ma se non so cosa accade cado in prostrazione.  Devo avere tutto sotto controllo perché ora sono loro ad avere bisogno di me, sono io quella che si deve preoccupare di loro….sono io che li rimprovero se non hanno messo la maglietta di lana.

Si lo ammetto sono diventata una zitellona pallosa.
Ci sono tutti gli elementi per darmi alle fiamme ma ci sarebbero altri capi d’accusa peggiori.
Ed in questo smisurato affetto che comprende anche molte rivisitazioni interiori e tante incomprensioni c’è tanto di irrisolto ma appunto anche tanto amore che si vede all’orizzonte.

Il Parrino Zio Peppe non mi dice più niente quando cucino. Sembra quasi che qualsiasi cosa prepari gli vada bene: con le lacrime che gli scendono di nascosto quando mi vede stanca e dimagrita fino alla palese voglia di abbracciarmi davanti a tutti quasi per proteggermi dal mondo che verrà.

L’anno scorso ha fatto il pavimento del terrazzo perché era una vita che gli dicevo di finire la casa. Una mattina aveva iniziato i lavori e allo zio Mario, piangendo aveva detto “sta figlia non c’ha avuto mai niente…non ho mai fatto abbastanza” Cosa diceva….farneticava di sicuro. Secondo me a forza di lavorare al caldo aveva preso un insolazione Quanto amore in più…indicibile, indescrivibile…..e palpabile.

E allora….quante volte ho accennato o magari detto con forza “non può piovere per sempre!”



L’ottimismo flessibile significa rispondere in modo positivo alle difficoltà e alle sfide.

Questo un universo di ottimismo flessibile, non è superficialità, un autoinganno ma è il coraggio di combattere le sfide, capace di rispondere in modo creativo alle difficoltà, di non chiudersi al cambiamento ma di aprirsi verso nuovi adattamenti flessibili. Facendo così si realizza un nuovo equilibrio. Non è che io sia felice passivamente ma cresco, mi evolvo fino a trasformarmi in colei che non pretende più di sapere tutto, di indagare su passati bruciati, su paure immotivate……Anzi trovo una speranza e non sono più travolta dal passato. Non sono più nella macchina della tortura.

E dopo aver elaborato il senso di colpa ho iniziato ad elaborare il mio nuovo adattamento riguardo alla malattia, ammettendo e concedendo a me stessa il riconoscimento e l’accoglimento di nuove limiti che diventeranno col tempo nuove risorse. Ho scoperto in un anno come non si perdono gli automatismi e come si può camminare anche senza averne la consapevolezza di farlo.

Ne vado fiera, non perdo colpi, giorno dopo giorno. Io la vivo come normalità perché ho la forza di reagire. La telefonata del neurologo sembrava quasi perentoria “se non fai sta cura non so come potrà andare a finire ma tu continui ancora a fare tutto, mi sfugge questo fenomeno che dovremo esaminare meglio” Con le lesioni riportate non dovrei avere più impulsi nervosi veloci ma sempre più lenti sino a scomparire del tutto. Da me sono scomparsi...forse non del tutto perchè io continuo a CAMMINARE, LAVORARE, SCRIVERE ,CUCINARE. Com'è possibile???
Non so con quale meccanismo ma sono tosta, cavolo non mi abbatto. Non sento più nulla, non so dove metto le gambe, persino il mio corpo va dove vuole ma sono ancora padrona della mente. Ho solo rinunciato a mettere le scarpe col tacco....eh si....piccolo vezzo che per noi donne è un must.

 
Fare numeri sul cellulare, quei numeri piccoli che le mie dita non avvertono……………. Ma non rinuncio……mi sforzo all’inverosimile, non posso ricostruire il mio mondo….ma posso godermelo per quello che è. E tutti gli impasti tra pizza e pane che faccio a mano? Questa è la mia vera fisioterapia.

Generosamente mi accetto con le nuove risorse, mi perdono e mi amo ancora di più.





    • E’ un sentimento di autosufficienza e non colpevolizzazione
      . Ci sono le variabili. Le statistiche….io che non amo la matematica e non l’ho mai compresa. Io so che posso solo gestire il mio corpo. Individuando e padroneggiando lo stress. Persino i dolori fisici che non lasciano tregua appartengono al mondo dell’emozioni. Cosi la mia personale percezione di dolore è diversa a seconda delle aspettative del nostro corpo. Un bancale di medicine che evito perché mi curo con la presenza degli altri avendo fortunatamente una vita ricca di scambi sociali. Il crollo è inevitabile quando non si riesce a portare a termine un lavoro come si vorrebbe ma mi consolo pensando che una volta entrata in questo tunnel buio magari senza fine …io mi premurerò con tante lampadine, con tutta la luce possibile di cui posso disporre. Rinnego questa impotenza appresa, il mancato controllo del mio corpo, ci sorrido forse in modo banale, effimero ma non insignificante.

      Gli psicologi parlano di “potenza appresa” che porta alla rinuncia, alla lotta con la convinzione di trascrivere solo gli avvenimenti negativi mentre non valorizza e non ascrive a proprio merito quelli positivi. Più il mio corpo mi abbandona e più trovo la forza di farlo lavorare a pieno regime sempre nei limiti del possibile……per non dimenticare, per non aver paura delle mie nuove sensazioni.


      Il mio corpo fuori di me, dentro di me………appunto guardo una Velia con gli occhi miei proiettati al di fuori me.

      Ma sono felice, sono contenta……e questo è quello che conta.

  • Anche qui ci vuole tempo…..non siamo automi. Le grandi storie d’amore hanno bisogno di tempi lunghi sia per ri-conoscersi, ri-trovarsi o per andare a finire nell’archivio di stato.
    •  La sera qui con Orfeo Achilli mi “faccio” di filosofia in pillole.
      Come Orfeo che per riconquistare Euridice e salvarla dagli inferi, crede sino all’ultimo che avrà la forza di non voltarsi. Ma la natura umana e mitologica rappresenta la realtà odierna. Il troppo amore, la brama di credere che avremo sempre chi ci seguirà seguendo le nostre regole…..è pura utopia. Questi fantasmi sopravvivono in noi. E si vive nella speranza di curare lacerazioni ignorando di infrangere e violare le promesse che facemmo proprio il giorno che decidemmo di lasciare tutto alla sbarra.
      Come ballerini affaticati dopo una giornata spossante ecco che attacchiamo le nostre scarpette al chiodo….quelle che ci avrebbero fatto volteggiare all’infinito.
      Non avremmo aspettato Orfeo per essere salvate.

      Ora prova solo a riordinare i miei pensieri, uno per uno…e cercare di provare un minimo di rabbia per coloro che li hanno feriti ingiustamente. Non è un desiderio ingenuo o infantile, è un desiderio che non escluderebbe l’esistenza del male…..il più grande pensiero non pulito per il quale mi sono costruita una trincea.

      E ricorda Velia ora sai come si combatte ad armi pari.

      Non sei mai stata sola per questo mi ripeto non ti angosciare non serve a niente sai, non scoraggiarti anche stavolta vincerai. Stringendo il cuscino tra le braccia che ti terrà compagnia e gli amici veri che ti attornieranno SEMPRE..perchè gli amici veri ci sono. Segui il sogno della tua vita.... Ora devi solo vivere senza pesi sul cuore perché tutti siamo nati per vivere anche in mezzo a sguardi di ghiaccio. Cambia le tue priorità, i tuoi obiettivi, e soprattutto inizia a leggerti dentro, a perdonarti. E così potrai raggiungere le cose che più ami accettando….il tuo essere temprato e non indurito dalle vicissitudini di questa esistenza.
      Inno alla vita.......
      … Un giorno durante la chemio trovai una nota poetica da un brano di Jacob Dell’Acqua intitolato “Trasformazioni”.
       Prima di nascere si esiste già perché facciamo parte della stessa roccia.
      Poi il tempo passa, la roccia si gretola: noi passiamo da roccia a pietra, e da pietra a sasso.
      Col tempo il sasso si frantuma, poco a poco diventa sabbia e allora il viaggio comincia. Il vento ci porta su, nel cielo: ci fa girare all’infinito, poco a poco la sabbia diventa polvere. E quando si è polvere, nessuno ci può vedere, nessuno ci può afferrare: si è liberi, si può amare come si vuole. E anche se si è di pietra, si è leggeri come la luce.
      Ci sarà mai un luogo dove va l’anima va a riposarsi………..


      Voglio di scrivere ricette,,,,,per lo più mediche ma dopo tutto domani è un altro giorno.!!!!!

      SIATE OTTIMISTI.......questa è l'unica cura che ci può salvare.

Thursday, May 3, 2012

Tutto quello che scegliamo ha un senso.....

Oramai siamo agli sgoccioli. Guardo il sole che filtra dalle persiane, osservo le ombre sul mio muro delle fronde rigogliose degli alberi. Ieri sera mentre tornavo dal lavoro mi sono contata i sanpietrini del selciato a partire dell'auto sino ad arrivare davanti alla porta di casa: 79 per l'esattezza. Poi ho contato 4 scalini del portone e 35 scale interne del pianerottolo. Ancora 27 giorni prima di lasciare questa casa che sento mia perchè vi ho vissuto 6 anni. Se la notte sogno di fotografare la casa dell'infanzia è come se dovessi lasciare qualcosa all'album sbiadito dei ricordi. Una nuova casa.....si...una nuova vita!!! E che ne sarà di queste mura che ho amato tanto e delle quali non ho sfruttato nulla o poco se non per un sonno ristoratore dopo una giornata di lavoro snervante.
Eppure in ogni casa nella quale ho vissuto c'è una parte di me. Velia vive in 11 Harrison Street a Derby oggi ha una famiglia numerosa, insegna all'università e disegna cose meravigliose. Velia vive anche a Ravello in Via Monte Brusara 32, lavora in un agenzia di viaggi, organizza eventi e matrimoni da sogno. Velia vive a anche a Positano in Via Nocelle 2 ed è direttrice d'albergo, vive con i suoi numerosi gatti, un cane e due tartarughe.
Ogni tanto se ne scende al Ritrovo a fare due dolci che Salvatore & C gradiscono alla grande.
Velia poi ha scelto di cambiare tutto........


Invece la Velia qui ad Orvieto ha fatto ben altro: forse ha osato un pò di più. Si è ricongiunta alla famiglia, ha visto crescere i propri nipoti, ha aperto assieme a Gianluca un locale carino, ha persino realizzato il sogno di cucinare. Ha iniziato ad amare il proprio paese facendo pace con tutti i fantasmi del passato.
Monterubiaglio.....io lo amo quel paese!!!


Ora la Velia andrà a vivere in Via Pecorelli ad Orvieto presso il complesso "ex convento delle zitelle sperse" un nome, un programma forse anche un disegno divino.  Chissà là come sarà la mia nuova Velia.......con casa nuova,  la sua prima casa......niente affitto solo un mutuo da estinguere sino alla fine del mondo.....si insomma il 21 Dicembre prossimo se dice culo dovremmo essere tutti fritti secondo la profezia Maya. Mi spiace per me....un pò meno per la banca!!!!

Mi dice la mia casa:
“Non abbandonarmi, il tuo passato è qui…”
Mi dice la mia strada:
“Vieni, seguimi, sono il tuo futuro.”
E io dico alla mia casa e alla mia strada:
“Non ho passato, non ho futuro.
Se resto qui, c’è un andare nel mio restare;
Se vado là, c’è un restare nel mio andare.
Solo l’amore e la morte cambiano ogni cosa.”


"Gibran" 









Non so quali di queste esistenze sia stata quella giusta. Ho fatto scelte importanti e siamo noi tutti la somma di ciò che scegliamo ogni giorno. In ogni singolo universo parallelo abbiamo scelto di rimanere dove oggi sogniamo o solamente pensiamo di essere. La vita è fatta di casualità e di scelte.
Ogni singolo istante può essere espanso in infiniti luoghi e infinite verità o non è altro infiniti mondi immaginari? la vita e il tempo sono stati scelti o si devono scegliere? La vita è una scelta impossibile.


 Se quel giorno all'aeroporto di Manchester non fossi stata scambiata per un'altra ragazza che mi somigliava non mi avrebbero poi lasciato un biglietto da visita che da lì a poco mi avrebbe aperto un mondo inaspettato.
Mi sono lasciata guidare dal caso...dalla scia...


Si parla di scelte, ogni scelta ci porta su un sentiero diverso che formerà il nostro futuro creando sentieri diversi ad ogni scelta o casualità.
Alcune frasi del film Mr Nobody mi hanno colpita: "sapete perché è così difficile fare una scelta? Perché dopo averla fatta non è possibile tornare indietro".
Parole sante! La vita dovrebbe essere come un videogioco con il salvataggio libero per avere la possibilità di ripartire da un punto fisso precedentemente impostato, ma purtroppo la vita non ha punti di ripristino e qualsiasi scelta ci porterà avanti su un sentiero diverso rispetto a quello che si sarebbe creato tramite un'altra scelta.


 Forse questa è la scelta giusta, questa è la Velia che dovevo essere senza troppi sogni infranti e vite non vissute.  "Tutto quello che scegliamo ha senso. Ogni scelta è la scelta giusta".


Non ho ricette per oggi......c'è il sole che illumina persino il pc.....



Wednesday, May 2, 2012

Habemus Panem







Sinceramente mi ritrovo in mezzo alla farina tutti i giorni, vuoi per i dolci, vuoi perchè impasto pane e pizza. Durante i miei corsi tendo a semplificare il procedimento. Non amo dilungarmi oltremodo su tutte la caratteristiche dei lieviti, sulle varietà della farine. Il mio metodo?? Semplice e deciso.
Una farina 0 con una buona quantità di proteine ( sconsiglio la manitoba a chi non è esperto) o persino una farina 00 basta che si guardi al lato della confezione per scoprire che può essere abbastanza forte da affrontare una buona lievitazione.

Io uso il lievito naturale: lo mantengo in un barattolo di vetro. Io lo definisco la "belva"... ogni giorno viene immessa fresca farina, del miele all'occorrenza e qualche quarto di mela per far partire la fermentazione. Lo tengo in forma semiliquida in modo da poterlo bloccare o quanto meno non rinfrescarlo ogni giorno. Il secondo passaggio invece lo faccio il giorno prima: 200 gr di lievito madre ed un kg di Farina 0, un cucchiaio di zucchero raso o miele. Lo faccio lievitare tutta la notte e poi il giorno dopo posso tranquillamente preparare le seguenti dosì per il nostro pane o pizza.


1kg  Farina 0
1/cucchiano zucchero
1 cucchiano di sale
750 ml acqua tiepida.
7 gr lievito liofilizzato

Procedimento: disporre la farina in una grande bowl, aggiungere il lievito ( uso il Mastro Fornaio Liofilizzato busta argentata), zucchero e sale. Cercate con una forchetta di fare in modo che tutti gli ingredienti siano ben mescolati. Aggiungere con cautela l'acqua a poco a poco continuando a mescolare con forza.
Ora è il momento di aggiungere il lievito madre che la sera prima abbiamo preparato. Qui inizio ad usare prima la mano e poi il mio povero Moulinex ad un braccio che oramai da fiero scudiero impasta le mie ultime prodezze senza manco fare "pio".
L'impasto deve risultare abbastanza liscio, vellutato. A questo punto possiamo iniziare ad incorporare farina sino ad acquisire la giusta consistenza. Se avere un impastatrice sarà molto più semplice. Ricordatevi di lavorare l'impasto più che potete senza però eccedere nell'uso della farina. Conosco una mia ex vicina di casa che sta aspettando che il suo pane lieviti da anni ed anni.. e l'unica cosa che le è venuta bene è mandare all'ospedale il marito con un trauma contusivo....glielo ha tirato dritto in faccia.
Cercate di lavorare in ambiente caldo e lontano da correnti fredde.


                                                Focaccia con Crescenza e Rosmarino

A me piace fare dei piccoli panini che poi riempio con gli ingredienti più svariati, salsiccia fresca e formaggio dolce oppure ricotta salata e spinaci.  Per "mozzare" i panini mi aiuto con dell'olio extravergine e li adagio su carta da forno. Li chiudo ermeticamente appena ho messo il ripieno e li lascio lievitare per qualche oretta sopra il forno acceso che rende l'aria calda e che rende l'impasto ancora più vivo. Sopra al panino usiamo semi di papavero, sesamo oppure del semolino per renderli ancora più croccanti. Diciamo che usando il lievito naturale bisogna fare attenzione perchè è più delicato e soffre le alte temperature..............
Mi ripeto con le teglie tonde o quadrate già divido l'impasto. Una volta anche esso lievitato ecco che lo stendo e che poi inforno con molta velocità. La cottura? Il mio forno va lento....non credo che abbia mai superato i 150°C ( ventilato) e cuoce ugualmente perchè dicono sia professionale. A casa a Monterubiaglio il mio forno invece se non lo metti a 200°C ( lui cuoce sopra e sotto) effetto forno a legna.
. Il tempo? fate voi...15 minuti a 170° e poi ognuno di voi faccia pace col proprio forno...anche lui sa fare la differenza.
Io preferisco cotture moderate se poi devo reinfornare tutto e presentare panini e pizzette calde calde al momento del servizio. Buon appetito........









Tuesday, May 1, 2012

Ora...........



Jovanotti


 Dicono che è vero che quando si muore poi non ci si vede più
dicono che è vero che ogni grande amore naufraga la sera davanti alla tv
dicono che è vero che ad ogni speranza corrisponde stessa quantità di delusione
dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione
per non farlo più, per non farlo più
ora

dicono che è vero che quando si nasce sta già tutto scritto dentro ad uno schema
dicono che è vero che c'è solo un modo per risolvere un problema
dicono che è vero che ad ogni entusiasmo corrisponde stessa quantità di frustrazione
dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione
per non farlo più, per non farlo più
ora

non c'è montagna più alta di quella che non scalerò
non c'è scommessa più persa di quella che non giocherò
ora

dicono che è vero che ogni sognatore diventerà cinico invecchiando
dicono che è vero che noi siamo fermi è il panorama che si sta muovendo
dicono che è vero che per ogni slancio tornerà una mortificazione
dicono che è vero sì ma anche fosse vero non sarebbe giustificazione
per non farlo più, per non falro più, ora

non c'è montagna più alta di quella che non scalerò
non c'è scommessa più persa di quella che non giocherò
ora
ora
ora


Qui non ci sono ricette che reggano........questa la dedico a tutti i miei amici più cari!!!!!!